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lunedì 30 dicembre 2013

Dal Movimento il Grillaio 10 passi quotidiani verso RifiutiZero

Con la fine dell'anno (2013) arriva il tempo di fare bilanci, con l'inizio del nuovo (2014) c'è da prendere impegni. Per i primi prendiamo ancora un giorno di tempo, per il nuovo anno invece possiamo già iniziare. L'anno che verrà sarà certamente un anno cruciale per la questione rifiuti e ognuno deve fare la propria parte per far rientrare il ciclo PRODUZIONE-CONSUMO all'interno dei limiti oggettivi (e superati da un pezzo) del Pianeta
GLI AMMINISTRATORI hanno l'obbligo di creare condizioni ottimali affinchè i cittadini possano ridurre la quantità di rifiuti prodotti e possano differenziare al massimo ciò di cui vogliono disfarsi.
I CITTADINI hanno il diritto di essere informati correttamente sulle conseguenze delle proprie scelte ed il dovere di impegnarsi ad adottare stili di vita più "leggeri" per la nostra terra (sotto qualche consiglio).  

 Scarica il PDF del volantino e attaccalo come un post-it al frigo di casa.
Le feste sono un bel test per capire quanto USA E GETTA stiamo gettando nel futuro dei nostri figli.


10 passi quotidiani
verso RifiutiZero

  1. Bevi ACQUA di RUBINETTO: è mediamente MIGLIORE di quella in BOTTIGLIA; procurati una BORRACCIA da riempire alle fontane pubbliche e da portare sempre con sé.
  1. MANGIA A IMPATTO ZERO: compra merce locale (guardando il luogo di produzione: non “prodotto per “ma “prodotto da”), scegli frutta, verdura, formaggi SENZA CONFEZIONE, prodotti sfusi o “alla spina”. Incontra i produttori: ne saranno felici e contribuirai a rinsaldare il legame con chi produce il cibo ed i beni necessari.
  1. BASTA BUSTA!: porta sempre con te una borsa per la spesa di stoffa o plastica durevole ed evita di ricorrere alla busta che finirà in discarica.
  1. AUTOPRODUZIONE: è importante (e divertente) imparare a “fare da sé” e produrre in casa conserve, sapone, detersivo, prodotti per l’igiene personale.
  1. NO ALL’USA E GETTA: evita imballaggi, vaschette in plastica o polistirolo, prodotti monodose o monouso. Meglio acquistare merce sfusa o alla spina, e NON preconfezionata.
  1. Non fare LA FESTA al PIANETA: quando organizzi/partecipi feste ed eventi, NON invitare l' “USA E GETTA” (specie piatti e bicchieri di plastica);
  1. VUOTO A RENDERE: Per le feste (e non solo) scegli bevande con vuoto a rendere, evita tetrapack e materiali accoppiati.
  1. RISPARMIA CARTA: limitane l’uso in casa e in ufficio, stampa solo se necessario e in modalità fronte-retro, riusa il retro dei fogli, sostituisci il tovagliolo di carta con quello di stoffa (una caccola non vale un albero!)
  1. CONSERVA E RIUTILIZZA carte da regalo, nastri di stoffa, scatole di cartone e tutto ciò che potrebbe servirti, oppure scambialo, vendilo, regalalo ad amici e conoscenti.
  1. Consuma con CRITERIO: Ogni volta che acquistati qualcosa chiediti se è davvero necessaria: meno consumi e meno rifiuti produci.


PERCHE' IL FUTURO E' NERO SE NON E' RIFIUTI ZERO

 ilGRILLAIO Altamura

martedì 24 aprile 2012

NON CON I MIEI SOLDI (ANCHE SE SONO POCHI)!


 


Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” la massima ghandiana è più che mai attuale in un momento storico in cui si decontestualizza tutto rendendoci di fatto impermeabili ad ogni senso di vergogna. Tutto ciò che ci accade intorno sembra non avere alcuna attinenza con la nostra vita, né lo viviamo come una conseguenza delle nostre scelte. A questo torpore fa da contraltare il tentativo pressante dei mass media di renderci costantemente partecipi, in modo assillante, dei capricci dello spread, delle “sofferenze” dei mercati e delle ansie degli investitori. Si esulta quando “l'indice Mib è in ripresa” e ci si angoscia quando “si bruciano miliardi di dollari in un solo giorno”!!! Questa altalena emozionale forzata (che pure ha i suoi effetti psicologici nell'animo dell'ascoltatore) sembra non avere una vera attinenza con la vita di ognuno di noi: perchè preoccuparsi di quello che può essere definito il più grande GIOCO D'AZZARDO LEGALIZZATO DI TUTTI I TEMPI? Chissenefrega? Non gioco mica in borsa io! Al massimo ho dei buoni fruttiferi postali!
In realtà la cosa ci riguarda eccome! Nessun TG ce lo dice: in quel gran casino di casinò ci sono anche i nostri soldi.
Si tratta di tutti i soldi che entrano nelle banche o nelle Poste e ne escono trasformati in prodotti finanziari irriconoscibili, che vanno ad alimentare il banco di quel gran casinò che è il mercato finanziario globale che crea ricchezza (virtuale) dal denaro, dalle cessioni dei crediti dello stesso denaro, dalle assicurazioni sulle cessioni dei crediti, dalle speculazioni sul fallimento dei debitori.
Sono anche i nostri soldi che contribuiscono alla mercificazione dell'acqua in cambio un buon rendimento (e che li vuoi gratis i miei soldi!!)
Sono anche in nostri soldi che fanno sì che la manodopera in alcuni paesi venga sfruttata senza nessun diritto sindacale, magari coinvolgendo anche bambini, privandoli di ogni parvenza di diritto umano (tutta la querelle sull'art. 18 non vi fa pensare che tra questi paesi potremmo esserci presto anche noi?).
Sono anche i nostri soldi che finiscono ad alimentare il traffico delle armi comprese le mine anti-uomo o le testate nucleari.
Sono anche i nostri soldi che vanno a “speculare” sul cibo di coloro che soffrono la fame.
Sono anche in nostri soldi che finiscono in scatole vuote alle Cayman o in altri paradisi fiscali. Oggi è più che mai necessario levarsi in piedi e gridare “NON CON I MIEI SOLDI” e convincere (noi stessi e chi ci sta intorno) che il cambiamento del mondo passa anche attraverso i nostri risparmi se solo decidessimo di informarci ed aprire gli occhi.
Ecco il perche della campagna di BancaEtica. (traddo dalla newsletter del GIT BancaEtica Bari)


 


martedì 22 novembre 2011

APRE TUTTO SFUSO!



Come si riducono i rifiuti?
Dieci sono i passi necessari, alcuni dei quali potranno essere mossi solo con il nuovo contratto di smaltimento dei rifiuti (separazione alla fonte, raccolta porta a porta, compostaggio, riciclaggio, incentivi economici alla riduzione), altri che richiedono una nuova politica industriale (centri di riutilizzo e riparazione, centro di ricerca e separazione dei residui, miglior design che riduca lo spreco di materiale) e altri ancora che possono essere fatti anche da ciascuno di noi.
Parliamo delle iniziative per la riduzione dei rifiuti che vanno dalle tasse sui sacchetti di plastica ai negozi in cui si possono fare acquisti "alla spina", senza imballaggio.
Finalmente anche ad Altamura questi acquisti "eco- compatibili" oltre che intelligenti si potranno fare con comodità: oggi apre per la prima volta "Tutto sfuso", il primo punto vendita del territorio che coniuga la proposta di produzioni biologiche locali a chilometri zero con la riduzione di rifiuti da imballaggio, ubicato ad Altamura in Via Santeramo n. 32.
Nei prossimi giorni seguirà un vero e proprio momento celebrativo per l’inaugurazione del punto vendita.
TUTTO SFUSO è stato selezionato tra i 19 progetti di comunicazione, informazione ed educazione allo sviluppo sostenibile selezionati dalla Regione Puglia (attraverso il CREA - Centro Regionale di Educazione Ambientale), nonché inserito tra le azioni validate che animeranno la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti dal 19 al 27 novembre.
Buon acquisto a tutti!





foto: Il Circolo delle Formiche - work in progress

lunedì 10 ottobre 2011

VEDI NAPOLI E POI... COPI




Mentre in Padania si divertivano a canzonare Napoli e i napoletani sulla questione rifiuti (omettendo di parlare dei tanti casi di RIFIUTI del NORD smaltiti al SUD) a Napoli avveniva qualcosa di straordinario. Infatti il 29 settembre u.s. il Comune di Napoli con una delibera di giunta aderica al Protocollo RIFIUTI ZERO 2020.
La notizia è stata data qualche giorno fa nel corso di una conferenza stampa affollata il sindaco e il vicesindaco di Napoli alla presenza di PAUL CONNETT (ve lo ricordate?).
Sicuramente questo non farà scomparire tutte le tonnellate di rifiuti che giacciono stipati nelle eco-balle (che di eco hanno solo l'eco dei TG slinguazzanti che ci hanno ripetuto che da quando è arrivato Berlusconi a Napoli sono spariti i problemi) tuttavia segna un importante passo in avanti verso una seria volontà di risolvere la questione con le mani (differenziando) e non con il fuoco (incenerendo).
La delibera prevede:
- attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi;
- prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione;
- l'introduzione del vuoto a rendere;
- incentivi all'uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili;
- sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti;
- la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi.
C'è da sperare bene anche perchè sarà lo stesso Paul Connett a presiedere l’OSSERVATORIO VERSO RIFIUTI ZERO chiamato a monitorare il percorso verso il raggiungimento di ZW.

Dopo la delibera per la trasformazione
della Società per Azioni ARIN (Azienda Risorse Idriche Napoli) in Azienda di DIRITTO PUBBLICO, Napoli torna a far parlare bene di sè con questa bella notizia.
Napoli ce la sta mettendo tutta...e Altamura?

fonti:
ambientefututo.org
comuni virtuosi. it

martedì 20 settembre 2011

TUTT'A POST? Sì QUASI TUTTO alla POSTA




Chi di noi non ha mai pensato ad un libretto Postale o ai Buoni Fruttiferi Postali per “investire” quanto messo da parte facendo la baby-sitter o andando “alll'acinino” o semplicemente quanto incassato con la strenna dei nonni a Capodanno.
Insomma gli uffici postali (oggi Poste Italiane Spa) sono ovunque, sono aperti il sabato e prima o poi tutti ci passiamo per pagare le bollette della nonna. Ecco perchè attraverso gli sportelli postali, la Cassa Depositi e Prestiti oggi raccoglie olre il 90% degli olre 200 MILIARDI di euro capitale liquido attraverso i piccoli risparmiatori che decidono di andare “alla posta”.
Quello che molti non sanno è che la CASSA DEPOSITI e PRESTITI che nata per finanziare gli Enti Locali è diventata una SpA e come tale oggi si comporta come un Fondo Investimenti con una liquidità che farebbe invidia a zio Paperone.
Sono ancora meno quelli che sanno che alla presidenza di questa società privata (partecipata al 70% dal ministero dell'Economia e delle Finanze ed al 30% da 66 fondazioni bancarie) c'è Bassanini.
Di recente la rivista Altreconomia nel numero di luglio-agosto 2011 (www.altreconomia.it) ha pubblicato un interessantissimo dossier su quello che Luca Martinelli ha ribattezzato il Fondo Sovrano.
Leggete per capire di più circa quello che accade ai soldini di chi ci circonda, in famiglia, sul lavoro, in parrocchia...
clicca qui per leggere l'articolo intero

sabato 9 aprile 2011

PRECARIO IL MONDO...


PRECARIO MONDO (Ascanio Celestini, il Manifesto)

Un lavoratore è precario non solo per la precarietà del suo lavoro, ma sopratutto perchè sono precari la scuola, la casa, l'assistenza sanitaria, i trasporti l'informazione, la cultura, il cibo che mangia e l'acqua che beve, l'energia che consuma e i vestiti che indossa. Invece io dico che la scuola è solo pubblica. Dico che la scuola privata è solo privata. Dico che accettare oggi una riduzione dei diritti in fabbrica significa che domani quei diritti si ridurranno ancora di più. Dico che se un lavoratore accetta di lavorare per uno stipendio ridicolo non fa solo una scelta personale, ma sta costringedo tutti gli altri ad essere sottopagati, così come chi sciopera e ottiene un diritto lo fa anche per quello che entra. Dico che seicento euro d'affitto per un locale seminterrato in periferia è un furto e quando la casa non si trova: la si occupa.

leggi tutto

sabato 26 marzo 2011

L'ACQUA TERAPEUTICA (di mio nonno)

Nel giorno della manifestazione nazionale a favore dei referendum abrogativi delle leggi sulla privatizzazione dell’acqua e per la reintroduzione dell’energia nucleare nel nostro paese, torniamo a parlare di acqua. Di un'aberrazione del contetto di acqua: l'acqua che spreca l'acqua ovvero l'acqua in bottiglia (per ogni litro bevuto se ne sprecano 15 per fabbricare la bottiglietta di plastica) . Legambiente e la rivista Altreconomia hanno, infatti, da poco presentato il dossier Acque Minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia (.pdf) per fare il punto della situazione sulla gestione delle sorgenti del bel paese a pochi anni dai documentati libri di Luca Martinelli “Imbrocchiamola” e “L’acqua è una merce”.Il dato che emerge è chiaro e preoccupante allo stesso tempo: gli italiani bevono troppa acqua in bottiglia. Con 192 litri di acqua minerale pro capite si conferma il paese con il più alto consumo di acqua in bottiglia in Europa (nella maggior parte dei casi in plastica). Un volume di affari di 2,3 miliardi di euro. Questi dati, inoltre sono la cifra che noi itagliani deleghiamo la scelta dell'acqua che beviamo al bancone di un supermercato e alla pubblicità che questo richiama alla nostra mente. L'acqua che beviamo, quella che bevono i nostri bambini è troppo importante per essere scelta a colpi di spot.

E' indiscutibilmente un segno di regressione culturale. Mio nonno a volte comprava l'acqua in bottiglia (molto a malincuore per quanto costava), ma lo faceva perchè glie lo aveva detto il medico, non certo perchè aveva sentito una sconosciuta (seppure avvenente) alla radio o in tv. Abbiamo rinvenuto in cantina una di queste bottiglie (di vetro ovviamente) e guardate un po' cosa abbiamo scoperto. Un'etichetta che sembra (giustamente) il bugiardino di un prodotto farmaceutico con tanto MODALITA' D'USO. Del resto mio nonno quella bottiglia l'aveva certamente comprata in farmacia. Qualcuno può obiettare: che c'è di male?

(rispondiamo citando Giuseppe Altamore)

«La prima ragione del 'male', sta per l'appunto nell'ingiustificata credenza che l'acqua minerale sia più pura e più sicura dell'acqua potabile. L'acqua minerale non è né per definizione né in pratica necessariamente più pura e più sana dell'acqua potabile, si legge nella relazione. Anzitutto l'acqua minerale non è considerata dal legislatore un'acqua potabile, ma come un'acqua terapeutica in ragione di certe caratteristiche fisico-chimiche che ne suggeriscono un uso per fini specifici. Per queste ragioni è consentito alle acque minerali di contenere sostanze come l'arsenico, il sodio, il cadmio in quantità superiori a quelle invece interdette per l'acqua potabile. Mentre non è permesso all'acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, è frequente che la maggior parte delle acque minerali siano contenute 40/50µg/l di arsenico senza l'obbligo di dichiararlo sulle etichette. Lo stesso vale per altre sostanze.

Valore limite di alcune sostanze contenute nell’acqua potabile e nell’acqua minerale


Valori limite acque potabili
Decreto L. 31/2001

Valori limite acque minerali
Decreto 542/92 – Dm 31/05/2001

Arsenico totale (µg/l) 10 50
Bario (µg/l) - 1
Cromo (µg/l) 50 50
Piombo (µg/l) 10-25 10
Nitrati (mg/l) 50 45-10*
Alluminio (µg/l) 200 Nessun limite
Ferro (µg/l) 200 Nessun limite
Manganese (µg/l) 50 2000
Fluoruro (mg/l) 1,50 Nessun limite

* Valore relativo ad acque destinate all’infanzia

Una clamorosa omissione che può essere pericolosa per la salute di chi beve sistematicamente la stessa acqua minerale per anni senza controllo medico. Ricordiamo, inoltre, che nel febbraio 2000, l'Italia ha ricevuto un ammonimento da parte della Commissione dell'Unione europea, perché i valori massimi previsti per alcune sostanze tossiche e indesiderabili nelle acqua minerali italiane erano superiori alle norme imposte a livello comunitario»
«La seconda ragione del 'male' risiede nel fatto che se - come abbiamo visto - l'acqua minerale non è né più pura né più sana della potabile è certamente molto più cara: dalle 300 alle 600 e persino 1000 volte più cara», aggiunge Petrella.
Secondo gli ultimi dati, derivati da un'inchiesta della Federconsumatori, il costo medio in Italia di 200 metri cubi d'acqua potabile, corrisponde al consumo medio di una famiglia, è pari, nel 2000, a 361.269 lire annue, cioè 1
806 lire al metrocubo (0.93 euro).
Un litro di Perrier costa più di 1000 litri di acqua di rubinetto, la più cara d'Italia (quella di Forlì) e quasi 3000 volte di più dell'acqua potabile di Milano.
«Il successo di mercato delle acque minerali è chiaramente uno scandalo», continua Petrella.

(fonte:
Qualcuno vuol darcela a bere, Giuseppe Altamore, giugno 2003)
Provate poi a confrontare questa etichetta con quella attualmente in circolazione!

sabato 8 gennaio 2011

BUSTA DI PLASTICA ADDIO?


Per cambiare le cose, a volte, bisogna cambiare quello che le contiene. Vale per i nostri rappresentanti (per mutare ciò che pensano e producono bisogna votarne altri) ma anche per il nostro stile di vita "usa e getta".
Cominciamo dalla busta di plastica, quella che siamo abituati a chiedere o pretendere anche per una penna o una busta di surgelati. Le alternative esistono e sono comode... basta
A' ggì c'u penzjìre
recuperando quelle abitudini di una volta che non erano "da buttar via".
Il passato non è l'eden felice, ma non tutto va gettato nella spazzatura, soprattutto oggi che rischiamo di venirne sommersi: bisogna imparare a riciclare, riutilizzare anche quello che ci ha preceduto perché senza radici nessun albero può portare un buoni frutti !

Per rinfrescarci/vi la memoria vi riportiamo la risposta del candidato Sindaco (rieletto) Mario Stacca ad una delle dieci domande poste da IlGrillaio prima delle ultime elezioni:

5. Quale strategia intende adottare per avviare il Comune di Altamura verso l'obiettivo "RIFIUTI ZERO"?
Con il concorso di tutti i cittadini l'Ente locale può adottare delle politiche, può sensibilizzare, ma nel quotidiano occorre che le buone pratiche diventino un'abitudine. Per quanto ci riguarda, un primo passo è la riduzione delle buste di plastica fino alla loro eliminazione, così come previsto anche dalla legge. Le buste di carta o gli shopper ecologici sono l'alternativa. Si può incentivare il passaggio dalla plastica a queste modalità alternative. Occorre però che ci sia un cambiamento di sistema complessivo. Non si può pensare di ridurre la plastica se in commercio si trovano bevande in bottiglie di plastica e così via. Dalla letteratura scientifica riconosciuta a livello istituzionale si evince che su un quoziente 100 di rifiuti prodotti il 50 per cento può essere recuperato attraverso compostaggio, riciclaggio e riutilizzo dei materiali, il 20 per cento diventa Cdr (combustibile da rifiuto) e il 30 per cento deve comunque finire in discarica. Pertanto i "Rifiuti zero" diventa uno slogan.

A noi per primi (ma anche ai nostri amministratori) il compito di dare l'esempio portando sempre con noi una fichissima borsa in tela. Qualche settimana di spot "appiccicosi" su tv e radio locali (a cura dell'assessorato alla Cultura) non guasterebbe.

APPELLO AI NOSTRI LETTORI
Fatevi fotografare mentre fate la spesa con la sporta di tela ed inviateci la foto, alla 100^ foto parte un mega-flash mob dal titolo "BASTA con la BUSTA. PORTA LA SPORTA".


Il Consiglio dei Ministri ha confermato lo stop all’utilizzato dei sacchetti di plastica dal 1 gennaio 2011, senza proroghe, così come prescritto nella Finanziaria 2007 [Legge 27 dicembre 2006, n. 296]. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, oppostasi a una presunta proroga del provvedimento che avrebbe fatto slittare la data al 2012, sostiene che bandire i sacchetti di plastica segni un passo in avanti di fondamentale per la lotta all’inquinamento soprattutto rendendo tutti responsabili in tema di riuso e di riciclo.

Di fatti il provvedimento produrrà risultati concreti, solo col pieno coinvolgimento congiunto di operatori commerciali (piccola e grande distribuzione), cittadini che dovranno adeguarsi usando alternative alla plastica (borse di tela, canapa, carrelli su due ruote etc…), organi appositamente preposti al controllo del rispetto del provvedimento. I Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico inoltre in data 30 Dicembre hanno fatto circolare una nota con cui spiegano che i sacchetti “fuorilegge” potranno essere ancora usati fino a esaurimento scorte a condizione che vengano dati gratuitamente ai clienti, e in collaborazione con le autorità competenti, effettueranno controlli per verificare il rigoroso rispetto della normativa vigente.


Di fatti il provvedimento produrrà risultati concreti, solo col pieno coinvolgimento congiunto di operatori commerciali (piccola e grande distribuzione), cittadini che dovranno adeguarsi usando alternative alla plastica (borse di tela, canapa, carrelli su due ruote etc…), organi appositamente preposti al controllo del rispetto del provvedimento. I Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico inoltre in data 30 Dicembre hanno fatto circolare una nota con cui spiegano che i sacchetti “fuorilegge” potranno essere ancora usati fino a esaurimento scorte a condizione che vengano dati gratuitamente ai clienti, e in collaborazione con le autorità competenti, effettueranno controlli per verificare il rigoroso rispetto della normativa vigente.
inoltre
il D.Lgs n. 152 del 3 aprile 2006, Parte Quarta “Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati” ed in particolare
- l’art. 179 che dispone che le Pubbliche Amministrazioni debbano perseguire in via prioritaria iniziative dirette a favorire la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti,
- art. 180 che, al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione di rifiuti, dispone che le iniziative di cui all’art. 179 riguardino in particolare:
a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi
del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e sensibilizzazione dei consumatori....

venerdì 31 dicembre 2010

SPOT NUCLEARE E DENUNCIA SALUTARE (all'antitrust)







Vogliamo terminare questo 2010 con un augurio ed un invito. L'AUGURIO che vi facciamo è lo stesso che facciamo a noi stessi: che il nuovo anno sia come ognuno di noi lo vorrebbe e per questo vi AUGURIAMO di avere la passione necessaria per VOLER CAMBIARE il mondo a partire dai gesti quotidiani. E qui il nostro ultimo invito del 2011. L'avete visto lo sciagurato spot del Forum Nucleare Italiano che da qualche giorno cerca di mettere in buona luce il nucleare? Bene. Questo tipo di spot ci è sembrato "strano" dato che porta chi lo vede a pensare che tutto sommato il nucleare è, in fondo, è cosa buona e giusta, anzi, necessaria. Peccato che chi lo ha pensato non dica tutta la verità traendo in inganno lo spettatore medio (categoria che in italia non manca).
Dopo aver visto il filmato inquestione LEGGETE QUI post da
Italianimbecilli.blogspot.com. La loro analisi dello stesso spot ci è sembrata la migliore e soprattutto la più puntuale. Anche noi abbiamo motivo di pensare che questo messaggio possa essere giudicato ingannevole dall'Autorità Antitrust (esattamente com'è avvenuto per la pubblicità ingannevole di Mineracqua). Il blog di cui sopra ha già segnalato lo spot in questione alle autorità competenti e ovviamente invita tutti a fare altrettanto. Per questo cogliamo la palla al balzo e vi invitiamo a terminare il 2010 (o iniziare il 2011) con una salutare bella DENUNCIA all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato scaricando questo modulo ed inviandolo a:

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Autorità Antitrust) Via Liguria, 27 00187 Roma

OPPURE CHIAMANDO DIRETTAMENTE IL NUMERO VERDE 800.166.661

Ricordiamoci che solo nel 1987 gli italiani con un referendum dissero chiaramente NO AL NUCLEARE. Da allora, certo, "qualcosina" è cambiata.
Per esempio Chicco Testa (oggi presidente del Forum Nucleare Italiano) è stato proprio fino al 1987 il presidente di Legambiente. Lasciato il mondo "ambientalista" è approdato a quello nuclearista passando per le poltrone di Enel, Acea SpA, Metropolitane Romane SpA.
E' membro del consiglio di amministrazione di Allianz e Idea Capital Funds sgr ed è Presidente di EVA, Energie Valsabbia, società che sviluppa e costruisce impianti idroelettrici e solari (fonte: Wikipedia).

Se siete particolarmente in forma potete anche lasciare un commento sul blog collegato al FORUM NUCLEARE ITALIANO.

Un BUON 2011 dipende anche da TE.


Controspot n.2

domenica 19 dicembre 2010

CRACK BANK GULP... Azz



La notizia è di quelle che girano solo in internet (purtroppo!) e che quando di capita di leggerle pensi: "E' una stronzata! Non può essere vero!"

IL FATTO E' ACCADUTO REALMENTE: la Banca d'Italia, lo scorso 7 dicembre ha bloccato tutti gli strumenti finanziari e di credito del Banco Emilliano Romagnolo Spa (una banca già in amministrazione straordinaria).
Clienti e dipendenti della banca rimasti col culo per terra: causa della carenza liquidità dal 7 dicembre i clienti non possono ritirare né soldi dai propri conti, né titoli, né strumenti finanziari.
GRANDIOSO! Guardate la pagina home banking del BANCO EMILIANO ROMAGNOLO.

Nessuno ne ha parla fatta eccezione per alcuni blogs come Mercato Libero o Il Grande Bluff ripresi dal ilFattoQuotidiano e Associazioni di consumatori). Stando a quanto riportato nell'articolo di Camilla Conti, tra le banche commissariate ci sarebbero anche il Gruppo Delta, Sedici Banca, BCC di San Vincenzo La Costa , BCC della Sibaritide, Banca Arner, Banca di Rimini, BCC Fiorentino (la banca di Denis Verdini), Credito di Romagna, Banca di Credito e Risparmio di Romagna.
La lista circola sui blog di economia più cliccati (come quelli citati sopra) dove il tam tam è già partito: “occhio alle banche locali perché più esposte alla crisi del territorio e meno difendibili, diffidate se vi vogliono far sottoscrivere le loro obbligazioni".

giovedì 16 dicembre 2010

MINERACQUA. La PUBBLICITA' INGANNEVOLE e l'ACQUA CHE SPRECA L'ACQUA

Questa immagine girava qualche settimana fa (a pagina intera) su diversi quotidiani nazionali. Era una risposta dei mercanti dell'acqua ad uno dei pochi tentativi nel nostro paese (promosso dalla COOP) di incoraggiare il consumo di acqua di rubinetto. A commissionare questa pubblicità (vedi sopra) era stata la federazione che riunisce le aziende che imbottigliano acqua e che, per "darcela a bere", investono milioni di euro in pubblicità.

Questa pubblicità con cui Mineracqua denigrava l'acqua di rubinetto, è stata definita INGANNEVOLE dal Giurì dell'Autodisciplina pubblicitaria: il messaggio è in contrasto con l'art. 2 del codice di autodisicplina pubblicitaria (vedi sotto). La mossa di Mineracqua non era passata inosservata e movimenti per l'acqua pubblica e qualche associazione dei consumatori avevano sollevato il problema (segnalando all'antitrust la "strana" pubblicità). La risposta del giurì non si è fatta attendere:
Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che il messaggio pubblicitario denunziato è in contrasto con l'art. 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e ne ordina la cessazionela comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l'identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti. Nel valutare l'ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento".

Tutto partì un mesetto fa, quando la COOP aveva lanciato una campagna di sensibilizzazione sul consumo irragionevole di acqua in bottiglia degli italiani, in favore dell'acqua a km 0.



I dati, come spesso ricordato da questo blog, sono spaventosi: siamo tra i primi tre paesi al mondo per consumo di acqua in bottiglia (non chiamiamola minerale: tutta l'acqua è minerale tranne quella distillata!!) e questo record negativo porta con sè delle conseguenze devastanti per l'ambiente:
  • qualcosa come 480.000 tir che ogni anno fanno su e giù per l'Italia;
  • miliardi di bottiglie di plastica (solo il 20% viene riciclato) che finiscono in discarica ( 2006 gli italiani hanno utilizzato circa 6 miliardi di bottiglie di plastica, la cui produzione ha implicato il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio e l'emissione in atmosfera di 624 mila tonnellate di anidride carbonica;
  • il volume d'affari del settore si aggira sui 2,2 miliardi di euro, grazie all'imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua;
  • l'acqua in bottiglia è ACQUA CHE SPRECA L'ACQUA dal momento che per berne 1 litro ne sprechiamo circa 15 necessari per fabbricare la bottiglietta;
E che dire dei prezzi di cui nessuno si lamenta?
L'acqua, nel nostro immaginario è ormai una merce e siamo disposti a pagarla anche 500 volte di più dell'acqua di rubinetto, non ci credete? Il conto è presto fatto:

ACQUA di RUBINETTO: 1,20 Euro / 1000 litri
ACQUA in bottiglia: circa 300 Euro / 1000 litri

Ma.... acqua in bocca! Non ditelo a nessuno. Altrimenti i mercanti dell'acqua ricorreranno a strumenti ancora più subdoli ed incisivi degli inviti a go-go su ogni notiziario. Magari ci convincono che bevendo acqua minerale puoi ringiovanir... no... puoi dimagr... NO... puoi fare pling pl... no... puoi diventare famoso come....
Cacchio già fatto!

venerdì 3 settembre 2010

Fare affari con i poveri




fonte: ilManifesto 29.08.2010

Nel 2005 iniziò a girare un documento un po’ tenebroso: «Doing business with the poor. A field guide». Era firmato World Business Council, una lobby che mette insieme i giganti dell’energia, del nucleare e dell’acqua. In quello stesso anno la multinazionale francese Suez adottò lo slogan
«Forniamo l’essenziale della vita». Acqua, energia, ambiente. Il 2005 è stato un anno di svolta per le grandi aziende che si occupano dell’affare del millennio. Il loro obiettivo è guadagnare su quei servizi così essenziali da essere vitali, come l’acqua. Il principale problema da gestire è la vastità del mercato e il fatto che i clienti in gran parte sono, per l’appunto, poveri, con un reddito talmente ridotto da mettere in pericolo il fatturato. Se un abitante della periferia di una città del Sudafrica, ad esempio, non riesce a pagare la bolletta dell’acqua, il sistema stesso della gestione industriale dell’essenziale della vita va in crisi. Dunque andavano trovate delle soluzioni. La differenziazione del modo di «fare affari con i poveri» è la frontiera di sviluppo del business globale dei servizi pubblici. Si possono avere risposte particolarmente crudeli, come gli idrometri con carta prepagata in Sudafrica installati nelle periferie più povere e distrutti da una delle tante rivolte degli slums. Oppure risposte più sottili e insidiose, come la creazione e la manipolazione
di organizzazioni popolari nei quartieri più poveri, con l’obiettivo di convincere tutti che pagare l’acqua migliora la vita, anche quando stai morendo di fame. Lo ha fatto la Suez a Manaus, dove il servizio idrico è stato privatizzato nel 2000 e dove migliaia di persone oggi si trovano senza acqua perché non riescono a pagare le bollette, salatissime. In Italia la via per «fare affari con i
poveri» è differente. Siamo il paese del principe, del signorotto che tutto controlla, disposto ai giochi più sottili per il potere. La via migliore da queste parti è senza dubbio la politica. Dunque il modello scelto e predominante è l’accordo con la classe dirigente nazionale, attraverso il partenariato pubblico privato, le società miste. Convincere la popolazione che i servizi essenziali
hanno un costo slegato dal loro reale valore, con una cifra che deriva da strumenti finanziari sofisticati, quali i derivati, con una remunerazione per i privati garantita per legge è l’arduo compito affidato ai politici accolti nei consigli di amministrazione.
Il lavoro sporco tocca a loro. Il marketing sociale nel paese di Macchiavelli le multinazionali lo
cedono in outsourcing ai consigli comunali, alle assemblee regionali e al parlamento.
L’Italia si sta impoverendo, superando la soglia di guardia del livello minimo vitale. Pagare una bolletta dell’acqua sta diventando un problema serio, ad esempio, per le famiglie dei precari, per chi è in cassa integrazione, per la moltitudine di anziani soli e con pensioni misere. Il sistema della gestione mista dei servizi privati, dove al politico era affidato quel ruolo di mediazione che doveva garantire pace sociale e regolarità dei pagamenti, è entrato in crisi e il successo del
referendum lo dimostra. Se l’acqua non tornerà pubblica, lo scontro sarà inevitabile. Come a Johannesburg gli affari con poveri saranno garantiti dal peggior volto delle multinazionali.




mercoledì 21 aprile 2010

CASE per VIVERE MORENDO di CASE



Vi siete mai chiesti in base a quali dati "spaziali" si costruiscono abitazioni ad Altamura, in Puglia, in Italia?
Vi siete mai chiesti quanto spazio abbiamo a disposizione come uomini sulla Terra?
Vi state chiedendo perchè non ve lo siete mai chiesto?


Le case non si fanno più per essere abitate. Si fanno innanzitutto per essere vendute. Come accade per i futures, si vendono sulla carta. Non serve farle vedere: basta pensarle.

Quando dovevano comprare una casa, i nostri nonni - che avevano quasi tutti una qualche infarinatura di edilizia - entravano, toccavano, picchiettavano sui muri, grattavano via la calce, ascoltavano l'eco prodotto dal capitolato e sapevano dirti se era stato messo bene oppure male, se le mattonelle si sarebbero staccate, se quella macchiolina di umidità, quella crepa nell'angolo del soffitto era preoccupante o se invece si poteva aggiustare con una passata di stucco e con una mano di intonaco. Poi trattavano sul prezzo (continua su WWW.BYOBLU.COM)

mercoledì 17 marzo 2010

Pane di Mac Altamura

Ci è giunta la risposta della Lista Civica ARIA FRESCA. Ci scusiamo con Enzo Colonna ed i suoi collaboratori, ma rimandiamo la pubblicazione del loro puntuale documento a domani (problemi tecnici).


Se qualche mese fa ci avessero detto che questa immagine avrebbe portato jella, non l'avremmo mai pubblicata! Noi lo si faceva per scherzare! Invece...

E' di qualche giorno fa la notizia (leggi qui) che il ministro leghista Zaia ha proposto di portare il pane di Altamura nei MacDonalds. Il fatto è rimbalzato anche sul nostro notizie on-line con allegato comunicato pieno di soddisfazione di Giuseppe Barile, presidente del Consorzio del pane Dop.Questa idea è tristissima! Pensare di valorizzare un prodotto come il nostro pane affiancandolo agli hamburger del colosso statunitense è come pretendere di valorizzare l'uomo di Altamura mettendo delle videocamere nella grotta, magari con dei faretti "sveglia alghe": è uno scempio!
NO, è bugia... volevamo fare un altro esempio!!

Nei giorni scorsi ci è stato segnalato il tentativo da parte della Barilla (Mulino Bianco) di affiancare i nostri panificatori. Loro piazzano una vetrinetta nel tuo panificio e tu panificatore guadagni in percentuale. Alcuni ci abboccano purtroppo, con il miraggio di ulteriori guadagni.
Altri no, come abbiamo avuto modo di vedere, personalmente.

Chissà come la pensa quel panificio che aveva aperto accanto al Mac Donalds e che vantava il merito di averlo fatto chiudere (leggi un ns post a riguardo)?
Questo non è che l'ultimo tentativo da parte delle multinazionali alimentari di mischiarsi tra i produttori e gli artigiani locali che ancora ci sono per rifarsi il look! Facile no?
Se ad Altamura hanno fatto chiudere quel tipo di locale, posso riaprirlo e far credere alla gente che possiamo collaborare, possiamo diventare amici... addiritttura ti do il pane di Altamura!!!
Questa è sicuramente una ghiotta opportunità di guadagno per gli affaristi del pane industriale, non chi ha a cuore la qualità dell'alimento principe della nostra alimentazione.
Non ce l'abbiamo con il marchio o con quel tipo di locali, ma con la filosofia che c'è dietro entrambi: la logica dello spreco e dell'insostenibilità ambientale.
Questo è ciò che avanza dopo che 2 persone hanno consumato 1 pasto (UNO!) in un MacDonalds:

a parte i vassoi, tutto è rifiuto: Tradeco lavora di più, noi paghiamo di più, le discariche strabordano, gli inceneritori bruciano, l'aria si inquina, le falde si riempiono di percolato, le campagne soffocano, le malattie tumorali aumentano... ma l'economia gira, tra i cadaveri con lo stomaco pieno di hamburger tra due "spugnette" di pane di Mac Altamura.
Ci pisciano in testa, ci dicono che piove e noi tutti a bocca aperta!

lunedì 14 dicembre 2009

ERGONETICON: consumo critico ad Altamura



Un gruppo d’acquisto e' formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. Un gruppo d’acquisto diventa solidale (GAS) nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a coloro che - a causa della ingiusta ripartizione delle ricchezze - subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo. Anche ad Altamura esiste un G.A.S., si chiama Chiacchiereffrutt e tra mille difficoltà cerca di mantenersi vivo.
Fondamentale per gli appartenenti al G.A.S. ma anche per chi, pur senza farne parte, crede nella necessità del consumo critico e di una produzione che remuneri il contadino ma non distrugga la terra è l'esperimento di Giuseppe Clemente e di Ergoneticon.
Ogni venerdi e lunedi a partire dalle 16,00 potete andare presso la sede che si è aperta nell' ultima traversa di via carpentino (via cicerone) per acquistare i prodotti di Giuseppe e soci, coltivati secondo i dettami dell'agricoltura biodinamica.
Andate numerosi, parlateci, esprimetevi: l'esperimento di Ergoneticon è il primo nel suo genere, conserva tutte le caratteristiche di una filiera corta con la possibilità di creare posti di lavoro per chi gestisce logistica, contabilità, burocrazia e tutto ciò che richiede impegno.
Diamo una mano a chi si sta spendendo in tutto e per tutto per una economia più giusta, a suo rischio e pericolo.

giovedì 3 dicembre 2009

BIODAY vs BIOMASSE (centrali)


Ieri sera i giovani di Rinnovamento Altamura hanno promosso un incontro dal tilolo BIODAY: per un'agricoltura a km 0. E' stata una buona occasione per parlare di filiera corta, produzioni locali da valorizzare attraverso appropriate strategie di marketing, biodiversità da salvaguardare, tutela e valorizzazzione di varietà vegetali e animali autoctone.
Queste ultime, in particolare (pecora e agnello murgiani, cavallo murgiano, lenticchia bionda di Altamura, grano Cappelli...) sono sempre più in pericolo di estinzione perchè soppiantate da varietà "globali" più redditizie, ma che niente hanno a che vedere con i sapori tipici e l'ecosistema locale.
A concludere l'incontro una relazione sulla "grande oppurtunità per la nostra Regione" di utilizzare la terra per "ridurre le emissioni di C02 attraverso le centrali a biomasse".

Ora... cosa accade se un incontro dal titolo BIODAY: per un'agricoltura a km 0, termina con una relazione-promozione della centrali a biomasse??
Succede che il senso principale dell'incontro (esplicitato nel titolo) viene un po' deformato rischiando di annullare la bontà di quanto detto/fatto prima.
Dopo aver parlato della necessità (per valorizzare i prodotti tipici) di non cedere alle lusinghe di un mercato globale che annienta le economie locali (perdita di biodiversità, scomparsa delle varietà vegetali ed animali autoctone...), si spiega questo nuovo modo di emungere contributi statali contribuendo al consumo e depauperamento della terra e dell'ecosistema in generale. In questo momento difficile, i nostri agricoltori andrebbero aiutati a resistere dalla voglia di abbandonare la terra per 30 denari di fotovoltaico o biomasse! Magari evitando che Altamura esca fuori dal PARCO dell'ALTA MURGIA (come, invece, si vorrebbe con la delibera di riperimetrazione del parco).

Questo modo di stuprare le nostre terre affosserà le PRODUZIONI AGRO-ALIMENTARI LOCALI:
1. le diossine prodotte da queste centrali si accumulano nell'ambiente.
2. ciò che verrà bruciato (cippato) proviene per lo più da agricoltura convenzionale (leggi schifezze chimiche a go go!) che se bruciato sprigiona nell'aria il peggio di questi prodotti;
3. la biomassa necessaria per alimentare una centrale di queste impiegherebbe tanta di quella terra che per il trasporto delle biomasse stesse, il bilancio energetico sarebbe passivo.
Basti pensare che per coprire il 10% dei consumi energetici italiani servirebbe una superficie tre volte superiore alla terra attualmente arabile nel nostro paese, che non produce eccedenze di cibo, ma anzi importa cereali dall'estero.
4. la mistificazione delle EMISSIONI ZERO, poi, è presto chiarita: è vero che la c02 prodotta da tot quintali di biomassa è pari a quella assorbita dalla stessa biomassa assorbe per crescere (solo se vegetale!!!), ma in questo bilancio si "dimentica" di considerare la co2 prodotta per arare, seminare, concimare (con concimi chimici derivanti dal petrolio), diserbare e raccogliere quelle biomasse!!!

Ma secondo voi, chi vorrà acquistare prodotti biologici, D.O.P. e altri prodotti tipici provenienti da zone in cui sorgono centrali del genere? Senza contare poi che in certi casi, dopo analisi di laboratorio si potrebbero trovare valori fuori norma, specialmente riguardo le polveri sottili e la diossina. In questo caso i sacrifici e il lavoro dei coltivatori e di chi promuone i prodotti tipici verrebbero vanificati.

Una centrale a biomasse, poi, non è un caminetto. Una volta accesa DEVE BRUCIARE... non importa cosa... l'importante è bruciare... E allora succede che si inventano nuovi significati per vecchie parole. E' il vocabolario di una politica che sembra impazzita, dopo aver perso ogni legame con l'ambiente. Diventa allora "legale" bruciare anche parte dei rifiuti solidi urbani (di esempi ce ne sono tanti purtroppo!).
E dove questo accade, meno si differenzia meglio è!
Nonostante la Regione Puglia abbia un eccesso di produzione di energia elettrica (circa il 25% della corrente prodotta non ci serve...) si continua a proporre questo assurdo modo di gestire l'ambiente in cui viviamo, come se fosse uno sportello bancomat.

Il vero problema dell'agro-alimentare locale sta nel fatto che i consumatori vengono plagiati, non vengono messi nelle condizioni di saper/poter scegliere. In un paese in cui l'opinione pubblica si forma a colpi di spot pubblicitari (un ragazzino che guarda la tv 2 ore/giorno, a 15 anni ha già sorbito 300.000 spot pubblicitari) è facile capire CHI decide COSA farci mangiare. Questi ragazzini sono, poi, gli stessi che a scuola trovano, nei corridoi, i distributori di merendine che certo non aiutano a promuovere nè una corretta alimentazione, nè una sana cultura del cibo, ma.... soprattutto modificano le percezioni dei sapori.
Il rischio già palpabile è quello di ritrovarsi nel giro di pochi anni consumatori che
non apprezzeranno il latte crudo perchè.... sa troppo di latte (meglio quello pastorizzato, microfiltrato!) Quanta gente non compra più il pecorino nostrano perchè "troppo forte?"
Di questi esempi se ne possono fare tanti e tutti molto preoccupanti.

E' per questo che agricoltori, esperti di marketing, gruppi di consumatori consapevoli, associazioni che lavorano per la tutela del territorio... non possono perdere questa possibilità di lavorare insieme per evitare di farsi abbagliare dalle promesse di facili profitti che distruggono una cultura agricola, economica e artigianale secolare.
Si potrebbe iniziare sperimentando la sostituzione di tutti gli snaks dei distributori degli edifici pubblici (nessun medico li prescrive!) con alimenti salutari (yogurt, formaggio, latte fresco, frutta, frutta secca...) provenienti da agricoltura locale (magari biologica o biodinamica!).
Buon lavoro.

sabato 26 settembre 2009

Miss Focaccia BLUES e Mister Pane REQUIEM (altamura 2009)



Ciò che abbiamo cacciato dalla porta è rientrato dalla finestra
e si è piazzato sul nostro letto!




Qualche mese fa, il film Focaccia blues di Cirasola celebrava la vittoria di un piccolo panificio altamurano nei confronti del gigante americano degli hamburger.
Quando aprì il Mac Donalds ad Altamura, mi chiesi chi mai avesse fatto le indagini di marketing: nel regno del pane di farina di grano duro, degli sc'kanati da 3kg , delle focacce di grossetto, quale masochista sarebbe andato a comprare l'ambùrgher?? Non capivo...

Ed in effetti in capo a 3 anni il locale che cercava di attirare bimbi e mamme con simpatici regalini (non già col cibo), chiuse i battenti!!
APPLAUSIIIIIIII! Siamo un paese NO-GLOBAL!!! Tutto merito del panificio che apriva accanto ai venditori del panino globalizzato!!! Evviva!
Sono stato contento anch'io. Amo il nostro pane con la mollica gialla e "sporco" di cenere, non i panini soffiati dalle industrie. Mi piace la focaccia, quella alta 3 dita, altro che le carte veline che di focaccia hanno sì e no il nome. Mi piace lo sc'kanato da 3/4 chili che è il formato che consente la cottura migliore. Ma... c'è un MA grande come una multinazionale alimentare.
Dal 2000 anno dell'apertura del MecchDonald le cose sono un po' cambiate. Se ci pensiamo un po' su, ciò che ha decretato il fallimento ad altamura del colosso americano è stata la classe dei giovani altamurani. E' stata la capacità di scelta di preadolescenti e adolescenti forti di uno stile alimentare frutto a sua volta di quelle agenzie educative (scuola e famiglia soprattutto) che proponevano modelli alimentari sani e spingevano verso questi. Eppure nella stessa scuola non mancò qualche episodio inglorioso. Come il caso del Liceo Classico "Cagnazzi" che sotto l'egida innovativa spinta di Filippo Tarantino faceva pubblicità all'attiguo fast-food attraverso delle sponsorizzazioni.
Eppure, i panini-spugnetta imbottiti di cadaveri di mucche sudamericane dell'azienda simbolo di chi per il profitto passa sopra a tutto e tutti, alla fine ebbero la peggio...

Da allora, molte cose sono cambiate, le multinazionali alimentari hanno affinato le tecniche di marketing e sono andate all'attacco di quello che era il vero Davide che sconfisse Golia: la scuola!
Già! la scuola! Hanno risolto il problema alla radice. Utilizzano la scuola pubblica per veicolare i propri prodotti. In america MacDonalds piazza distributori automatici nelle scuole e premia con copiose donazioni quelle che vendono di più!
Ciò che abbiamo cacciato dalla porta è rientrato dalla finestra e si è piazzato sul nostro letto!
I maestri ed insegnanti che avevano trasmesso l'amore per le cose genuine (tra cui pane e focacce) sono stati sostituiti o si sono trasformati in promoter di quei prodotti industriali ricchi di zuccheri, di grassi e di esaltatori di sapidità. Un (cattivo) insegnante che entra in classe con la merendina appena comprata dal distributore automatico messo nel corridoio di una scuola da un preside moderno vale pià di mille spot pubblicitari! Questo lo sapevano bene i gruppi di psicologi che lavorano per queste grandi aziende. Come sanno bene che dopo aver cambiato le abitudini alimentari di una generazione, a colpi di spezie, sale ed esaltatori di sapori (tutti rigorosamente creati in laboratorio) potranno riprovarci. Questa volta con la complicità degli stessi fornai "moderni", quelli che vendono di tutto tranne che pane vero e focaccia vera. Quelli che vendono i panini spugnetta dei mulini più o meno bianchi o le patatine san Tarlo e non si accorgono che stanno celebrando il funerale del pane che si faceva Altamura.

Propongo l'istituzione di un nuovo concorso di bellezza: Miss Focaccia di Altamura e Mister Pane di Altamura. Almeno avremo i nomi DOP: meglio di niente!

giovedì 17 settembre 2009

L'influenza dei porci (lettera di un pediatra)



Il Dott. Eugenio Serravalle, Specialista in Pediatria Preventiva, scrive una lettera informativa ai genitori sull'influenza A/H1N1, valutando l'utilità o meno di sottoporre i propri figli alla vaccinazione.

È importante essere a conoscenza dei dati oggettivi sulla diffusione e presunta gravità e atipicità dell'influenza per poter scegliere in maniera consapevole e responsabile in un contesto - come quello attuale - fortemente condizionato dai mezzi mediatici.

Vi preghiamo pertanto di diffondere questa lettera il più possibile:



*LETTERA AI GENITORI SULLA "NUOVA INFLUENZA"*


Cari genitori,

ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini.

La mia risposta è NO! Un 'no' motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale. Un 'no' controcorrente perché molti organismi pubblici, alcune società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettono messaggi differenti:
avranno le loro ragioni.

Influenza stagionale e influenza A/H1N1: alcuni dati a confronto

L'epidemia, iniziata in Messico nel 2009, è di modesta gravità: il virus A/H1N1 si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea tosse. Non sarà l'unica patologia che colpirà i bambini in questo inverno, e non sarà facile distinguerla dai circa 500 (tra tipi e sottotipi) virus capaci di infettare i bambini. I test rapidi per identificare il virus dell'influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). Il test quindi non garantisce con certezza se si tratti di influenza A/H1N1.

Sembra però essere un virus molto contagioso, ed è stato dichiarato lo stato di pandemia. La sola parola-pandemia-fa paura. Ma questa definizione è stata appositamente modificata, facendo scomparire il criterio della gravità, cioè della mortalità che la malattia può provocare. La nuova influenza può colpire più persone, pare, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza trascorsa. La mortalità, ossia il numero di persone morte rispetto ai casi segnalati, registrata finora nei paesi dove l'A/H1N1 è circolato ampiamente è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In realtà potrebbe essere ancora inferiore. Perché generalmente i casi con sintomi lievi sfuggono alla sorveglianza (e quindi i contagiati possono essere molti di più), ed alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause e non al virus (anche se ad esso viene data la responsabilità).

Non deve meravigliare: purtroppo si può, e si muore, di influenza, se si soffre di una patologia cronica, di una malformazione organica, di una malattia immunitaria, o se si è anziani.

Le cifre variano in base alla fonte dei dati. Per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su centomila casi e negli USA solo 302 su un milione di casi. Nell'inverno australe (che coincide con l'estate in Italia) in Argentina sono morte circa 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova Zelanda 16. Quasi alla fine dell'inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno "normale" i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000.

La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili.

Il 90% dei decessi per influenza stagionale riguarda persone sopra i 65 anni di età, l'influenza A colpisce invece prevalentemente persone di età inferiore (solo il 10% dei casi mortali si colloca nella fascia di età sopra i 65 anni). Ma, in numero assoluto, l'influenza A provoca pochi decessi tra i giovani; negli USA ogni anno muoiono per influenza stagionale circa 3600 persone sotto i 65 anni, mentre finora ne sono morte 324 nella stessa fascia di età per influenza A. In Australia ogni anno per l'influenza stagionale muoiono circa 310 persone sotto i di 65 anni. A inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 sotto i 65 anni.

Perchè allora il panico?

Quanto successo nei Paesi dell'Emisfero australe ci rassicura: l'influenza A semplicemente arriva a colpire (leggermente) molte persone. Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. E' un tipico esempio di "invenzione delle malattie" (disease mongering). Non si tratta della prima volta. Nel 2005 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto fino a sette milioni di morti per l'influenza aviaria. Alla fine i morti furono 262. Si tratto' di un gravissimo errore prognostico?

Secondo una delle maggiori banche di affari del mondo (JP Morgan) l'attuale vendita di farmaci anti-influenzali e di vaccini muoverebbe un giro di oltre 10 miliardi di dollari.

I medicinali funzionano?

Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci antivirali, Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), non prevengono la malattia e su individui già ammalati l'azione dimostrata di questi farmaci è di poter accorciare di mezza giornata la durata dei sintomi dell'influenza. Né va dimenticato che gli antivirali possono causare effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito, a cui è stato somministrato l'Oseltamivir contro l'A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici.

...E i vaccini?

I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessuno è in grado di sapere se e quanto saranno efficaci e sicuri, ma vengono pubblicizzati, con gran clamore. Basta che il virus cambi (per mutazione, o per riassortimento con altri virus) per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sulla sicurezza sia l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l'Agenzia del farmaco europea (EMEA) dichiarano necessaria un'attenta sorveglianza. Alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove e saranno testati su poche centinaia di bambini e adulti volontari, e soltanto per pochi giorni.

Il vaccino che meglio conosciamo, quello contro l'influenza stagionale, sappiamo che ha un'efficacia del 33% tra bambini e adolescenti e che è assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono anche dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani.

Non conosciamo la sicurezza del vaccino per l'influenza A, ma ricordiamo che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un'epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile, tanto più per fermare un'influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l'errore del 1976.

Un'altra motivazione a favore della vaccinazione è il cercare di ridurre la circolazione del virus A/H1N1 per diminuire le opportunità di ricombinazione con altri sottotipi. Ma attualmente non esistono strumenti o modelli teorici per prevedere una eventuale evoluzione pericolosa del virus. Sul piano teorico, proprio la vaccinazione di massa potrebbe indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva.

Come curarsi?

Per curare l'influenza A occorrono: riposo, una buona idratazione, una alimentazione adeguata, una igiene corretta. Non si deve tossire davanti agli altri senza riparare naso e bocca, bisogna evitare di toccarsi il naso, la bocca, gli occhi, facili vie di accesso dei virus, occorre lavarsi le mani spesso ed accuratamente con acqua e sapone. Non è dimostrato che l'uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell'epidemia.

Se decidete comunque per la vaccinazione, vi verrà richiesto di firmare il "consenso informato", una informativa sui rischi. Leggetelo bene, prima di decidere, chiedete informazioni scritte sui benefici e i rischi. Chiedete e chiediamo insieme, per tutti i vaccinati, che sia attivato un programma di sorveglianza attivo, capace davvero di registrare e trattare i gravi problemi di salute che possono presentarsi dopo la vaccinazione. Chiedete e chiediamo che si prevedano risorse economiche per l'indennizzo ai danneggiati.
Chiediamo di non speculare sulla salute e sulla paura.


Dott. Eugenio Serravalle,
Specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale


Pisa 6 settembre 2009

Per la stesura della lettera ho utilizzato quanto scritto dal Dr J. Gérvas:
http://www.equipocesca.org/Gripe
https://mail.sns.it/Redirect/www.equipocesca.org/Gripe_A, paciencia y
tranquilidad
http://www.equipocesca.org/wp-content/uploads/2009/08/gripe-a-paciencia-y-
tranquilidad-9.doc
https://mail.sns.it/Redirect/www.equipocesca.org/wp-content/uploads/2009/08
/gripe-a-paciencia-y-tranquilidad-9.doc.
e la Lettera aperta sulla nuova influenza dell'Associazione Culturale Pediatri.

Eugenio Serravalle
autore di Bambini super-vaccinati