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mercoledì 20 febbraio 2013

LA FINANZA non è l'ACQUA (o forse sì). RISPOSTE dei candidati pugliesi su due temi cruciali.



La settimana scorsa il Comitato Pugliese AcquaBeneComune ed i soci di Bari di BancaEtica  hanno invitato i candidati pugliesi ad esprimersi su due temi cruciali per il nostro futuro.  
- ACQUA 
- FINANZA ETICA.

Non sono stati in tanti a rispondere, ma tant'è.
Quando andremo a votare avremo qualche informazione in più per un voto consapevole.


Cosa è stato chiesto SULL'ACQUA? 
  1. Dichiarare il proprio impegno politico in sede parlamentare e di governo a sostegno del diritto umano all’acqua riconosciuto a ogni essere umano, senza discriminazioni di genere, opinioni politiche e religiose, provenienza geografica, sesso e orientamento sessuale.
  2. Ridepositare, discutere e approvare in Parlamento la Legge di Iniziativa Popolare sull’Acqua (che ha raccolto il maggior numero di firme dalla nascita della Repubblica), applicando immediatamente per legge il principio del minimo vitale garantito (50 litri al giorno a persona).
  3. Applicare i principi ispiratori degli esiti referendari, iniziando dall’abrogazione immediata del decreto 70 del 2011 e della collegata delibera AEEG 585-12 del 28 dicembre 2012 che reintroducono nelle tariffe l’equivalente (e oltre) della remunerazione del capitale sotto mentite spoglie.
  4. Presentare e approvare un disegno di legge che, a garanzia del diritto umano all’acqua, sancisca il divieto di distacco totale della fornitura idrica per il consumo umano delle utenze domestiche.
  5. Decretare per legge l’obbligo per tutte le amministrazioni pubbliche e gli esercenti di utilizzare e somministrare solo acqua di acquedotto.

Coalizione/
Lista Civica/Partito

Risposta
Con riferimento ai singoli quesiti
1
2
3
4
5
Alternativa comunista
A favore del diritto umano all’acqua e della gestione pubblica e partecipata del SII

SI

SI

SI

SI

SI
Rivoluzione Civile per Ingroia
A favore del diritto umano all’acqua e della gestione pubblica e partecipata del SII

SI

SI

SI

SI

SI

Di seguito le RISPOSTE INTEGRALI:


COME LA PENSANO SULLA FINANZA?

1. Tobin Tax - Intende migliorare l'attuale Tobin Tax? Come?
2. Paradisi Fiscali -  Realizzerà misure per contrastare la fuga di capitali verso i paradisi fiscali?
3. Azionariato Popolare - Rivedrà la tassazione sui piccoli risparmi in modo da non penalizzare le esperienze di democrazia economica e azionariato diffuso?
4. Etica e Finanza – Si impegnerà per attuare la separazione tra banche commerciali e banche d'affari?
5. Basilea per il sociale – Terrà conto del rapporto dell’UE (Liikanen)? (LEGGI LE DOMANDE DETTAGLIATE)

Alternativa comunista        ...................... nessuna risposta
Centro Democratico            ..................... nessuna risposta
Fare Per fermare declino     ..................... nessuna risposta
Fratelli d'Italia                     ..................... nessuna risposta
Futuro e Libertà                  ....................... nessuna risposta
Grande Sud MPA               ....................... nessuna risposta
La destra                              ....................... nessuna risposta
Lega Nord                            ....................... nessuna risposta
Lista Amnistia Giustizia e Libertà   ..................... nessuna risposta
MIR Samorì                                         .................. nessuna risposta
Movimento 5 Stelle                        ....................... 1 RISPOSTA
Movimento Sociale Fiamma Tricolore ............. nessuna risposta
Partito dei Pensionati                  ....................... nessuna risposta
PD Puglia         .................................................. nessuna risposta
PDL Puglia       .................................................. nessuna risposta
Rivoluzione Civile per Ingroia ............................. 3 RISPOSTE 
Scelta Civica Con Monti per l’Italia   ................ nessuna risposta
SEL                    ...................................................   1 RISPOSTA (appello nazionale)
Unione di Centro ................................................ nessuna risposta


CLICCATE SUI LINK PER LEGGERE LE SINGOLE RISPOSTE

sabato 16 febbraio 2013

LA FINANZA PUO' UCCIDERE. SE LA CONOSCI PUOI DIRE "NON CON I MIEI SOLDI"



pubblichiamo con piacere

FINANZA KILLER
A teatro per capire la “finanza allegra”
e dire “NON CON I MIEI SOLDI!”

Perchè lo stato soccorre una banca che ha “un buco” di centinaia di milioni di euro e sospende la fornitura dell'acqua (senza garantire neanche il minimo vitale) se un cittadino non paga la relativa bolletta?
Le cronache degli ultimi giorni evidenziano una crisi del sistema bancario e finanziario che fa emergere (putroppo solo in parte) tutta l'assurdità di un mondo che sembra scollegato dalla realtà ma che si alimenta con i soldi reali di cittadini reali. Parlare di “scandalo Monte dei paschi”, insomma, è riduttivo dato che la vicenda è fisiologica e non patologica come gridano i giornali.

Sabato 16 e domenica 17 febbraio ad Altamura (BA) ore 20,30
c/o teatro parrocchia Trasfigurazione
con spettacolo "FINANZA KILLER" della compagnia ItinerAria
si proverà a far luce su questi meccanismi apparentemente incompresibili.
Ad organizzare la serata la Comunità di Fornello, la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Altamura, con la partecipazione ed il sostegno di BancaEtica.

Far sorridere ed informare allo stesso tempo: questo il fine della serata” afferma Carlo Colonna (comunità di Fornello).
I mass media non sono d'aiuto in questo. Eppure ogni giorno i vari TG dedicano al tema decine di servizi e approfondimenti. Si tratta di un coinvolgimento "soltanto" emotivo. Espressioni quali “la borsa soffre”, “lo SPREAD sale” (come fosse la febbre!), “i listini crollano”, “l'euro barcolla” denotano una umanizzazione mediatica della finanza cui fa da contraltare una disumanizzazione della stessa nella vita reale. Non c'è umanità nell'alimentare con i propri soldi il mercato delle armi, la mercificazione dell'acqua o lo sfruttamento di lavoratori senza tutele...
Abbiamo l'obbligo di iniziare a chiederci che fine fanno i nostri soldi. Non lasciamoli in mano a chi fa scommesse nel grande Casinò della finanza malata” dichiara Michele Loporcaro (coord. del GIT di BancaEtica di Bari).

L'evento è patrocinato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo e sostenuno da: TuttoSfuso, Allegra Bottega del mondo e Studio Stampa.


11.02.2013 Comunità di Fornello
GIT Bari di BancaEtica

giovedì 31 gennaio 2013

La ragnatela della Cassa Depositi e Prestiti



Chi di noi non ha mai pensato ad un libretto Postale o ai Buoni Fruttiferi Postali per “investire” quanto messo da parte facendo la baby-sitter o andando “alll'acinino” o semplicemente quanto incassato con la strenna dei nonni a Capodanno.
Insomma gli uffici postali (oggi Poste Italiane Spa) sono ovunque, sono aperti il sabato e prima o poi tutti ci passiamo per pagare le bollette della nonna. Ecco perchè attraverso gli sportelli postali, la Cassa Depositi e Prestiti oggi raccoglie olre il 90% degli olre 200 MILIARDI di euro capitale liquido attraverso i piccoli risparmiatori che decidono di andare “alla posta”.
Quello che molti non sanno è che la CASSA DEPOSITI e PRESTITI che nata per finanziare gli Enti Locali a tassi calmierati è diventata una SpA e come tale oggi si comporta come un Fondo Investimenti con una liquidità che farebbe invidia a zio Paperone.
Sono ancora meno quelli che sanno che alla presidenza di questa società privata (partecipata al 70% dal ministero dell'Economia e delle Finanze ed al 30% da 66 fondazioni bancarie) c'è Bassanini.
Oggi inoltriamo un altro comunicato stampa della rivista Altreconomia (leggetela per capire cos'è la vera informazione).
Oggetto del c.s. è la cassa depositi e prestiti. Quell'enorme salvadanaio (220 MLD di soldi liquidi) contenente tutti i soldi che 12 milioni di italiani affidato ai libretti e ai buoni fruttiferi di PosteItaliane.

Leggete per capire di più circa quello che accade ai soldini di chi ci circonda, in famiglia, sul lavoro, in parrocchia...



Comunicato stampa, 30 gennaio 2013
La ragnatela della Cassa

20 miliardi di nuovi impieghi, 2 miliardi di margine, acquisizione di nuove partecipazioni strategiche: Cdp è sempre più il fondo sovrano italiano. La rete di Cassa depositi e prestiti negli approfondimenti di "Altreconomia"
Secondo il management è "il più importante finanziatore degli investimenti pubblici e il maggiore investitore di lungo termine del Paese" e "una grande istituzione finanziaria per lo sviluppo del Paese". È Cassa depositi e prestiti, secondo Altreconomia il fondo sovrano italiano: i risultati preliminari 2012 evidenziano che lo scorso anno Cdp "ha mobilitato sotto forma di finanziamenti e investimenti risorse complessive superiori a 20 miliardi di euro, dopo i 16,5 miliardi impiegati nel 2011".
A Cassa depositi e prestiti Altreconomia ha dedicato numerosi approfondimenti, a partire dal 2011.
"La ragnatela della Cassa" è invece l'infografica che racconta, anche in versione animata, l'universo d'interessi e gli intrecci societari legati alle partecipazioni di Cassa depositi e prestiti.

La società controllata dal ministero del Tesoro chiuderà il 2012 con un risultato netto ben superiore agli 1,6 miliardi di euro del 2011 e ai 2 miliardi previsti dal Piano industriale, "senza considerare la plusvalenza ottenuta dalla vendita del 3,3% di ENI, pari a circa 500 milioni di euro" come riporta una nota di FTA Online News ripresa da lastampa.it.

Dai dati, si evince che nel 2012 si è ridotta l'attività di finanziamento nei confronti degli Enti pubblici, mentre aumenta l'impegno nel settore delle infrastrutture in project financing e utility. Tra i beneficiari:
"Autovie Venete, Concessioni Autostradali Venete, BreBeMI, Austostrade Spa, Traforo Frejus, Tramvia di Firenze, Gasdotti, Reti metropolitane di Roma e Milano".

Sabato 2 febbraio, a Roma, Cassa depositi e prestiti sarà al centro dell'attenzione dell'ASSEMBLEA NAZIONALE “PER UNA NUOVA FINANZA PUBBLICA”.
Secondo i promotori dell'assemblea, Cdp -un ente di proprietà del Tesoro italiano che in passato aveva il compito di di finanziare a prezzi calmierati le amministrazioni e le opere pubbliche essenziali per il Paese, da un decennio trasformata in ente di diritto privato- è impegnata in acquisizioni di partecipazioni azionarie in aziende da cui trae profitti notevoli. Operando sia come protettrice degli interessi strategici dello Stato che come facilitatrice dei processi di mercato, la Cassa lavora per patrimonializzare e finanziarizzare pezzi di ex aziende pubbliche, immobili del demanio, case popolari. Il tutto utilizzando, come visto, oltre 200 miliardi di risparmio postale degli italiani.

Per maggiori informazioni e per interviste:
Luca Martinelli - Altreconomia
tel. 02.89.91.98.90 - cell.: 349 8686815
luca@altreconomia.it
Altreconomia - www.altreconomia.it  - Corso Lodi 47 - 20139 Milano

leggi anche:

sabato 26 gennaio 2013

Scandalo Monte dei Paschi? E’ questa finanza ad essere scandalosa!


Nel mondo terribile disegnato da George Orwell in 1984 le parole perdevano il senso che comunemente attribuiamo loro: La guerra è pace, La libertà è schiavitù e L'ignoranza è forza sono gli slogan dell'immaginario "Ministero della Verità".
La verità, però, supera l'immaginazione: parliamo di emergenza rifiuti per definire una situazione cronica, parliamo di scandalo per la vicenda Monte dei Paschi di Siena quando è il frutto del sistema finanza, del suo normale funzionamento.
La vicenda Monte dei Paschi, insomma, è fisiologica e non patologica come gridano i giornali.
A spiegarci perché con parole chiare è Andrea Baranes su nonconimieisoldi nell'articolo "Derivati e debiti. Cos’è successo in Monte Paschi". Da leggere per capire e cambiare il sistema.
Sappiamo bene che le responsabilità politiche di chi ci governa in Italia, in Europa, nel mondo ci sono e sono grosse, ma non possiamo ignorare le responsabilità personali.
LA MAGGIOR PARTE DEI SOLDI CHE ALIMENTANO IL MERCATO MONDIALE DELLA "FINANZA-CASINO'" (derivati, credit default swap ed altri) che ammonta a più di 10 volte il Pil mondiale, PROVENGONO DAI NOSTRI CONTI CORRENTI, FONDI D'INVESTIMENTO, FONDI PENSIONE....
Come dire: PER FORTUNA E' ANCHE COLPA NOSTRA!

La vicenda Monte Paschi di Siena da alcuni giorni riempie le pagine dei giornali. Articoli che chiamano in causa comportamenti spregiudicati, l’ingerenza della politica, un sistema di potere “occulto” e via discorrendo. Verrebbe da dire magari fosse così. Perché parleremmo di alcune proverbiali mele marce in un sistema sano. Come avviene da diversi anni per ogni singolo scandalo e crisi che investe il mondo bancario e finanziario ci sentiamo ripetere che singole persone in posizione chiave si sono fatte abbagliare dalla cupidigia e hanno violato le regole del gioco. E invece no. Lo scandalo Monte Paschi nasce dal seguire alla lettera le possibilità attualmente offerte dalla finanza. Ancora peggio. Dall’utilizzo di strumenti, procedure e meccanismi che interessano la gran parte del sistema bancario e finanziario... (continua a leggere)

martedì 24 aprile 2012

NON CON I MIEI SOLDI (ANCHE SE SONO POCHI)!


 


Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” la massima ghandiana è più che mai attuale in un momento storico in cui si decontestualizza tutto rendendoci di fatto impermeabili ad ogni senso di vergogna. Tutto ciò che ci accade intorno sembra non avere alcuna attinenza con la nostra vita, né lo viviamo come una conseguenza delle nostre scelte. A questo torpore fa da contraltare il tentativo pressante dei mass media di renderci costantemente partecipi, in modo assillante, dei capricci dello spread, delle “sofferenze” dei mercati e delle ansie degli investitori. Si esulta quando “l'indice Mib è in ripresa” e ci si angoscia quando “si bruciano miliardi di dollari in un solo giorno”!!! Questa altalena emozionale forzata (che pure ha i suoi effetti psicologici nell'animo dell'ascoltatore) sembra non avere una vera attinenza con la vita di ognuno di noi: perchè preoccuparsi di quello che può essere definito il più grande GIOCO D'AZZARDO LEGALIZZATO DI TUTTI I TEMPI? Chissenefrega? Non gioco mica in borsa io! Al massimo ho dei buoni fruttiferi postali!
In realtà la cosa ci riguarda eccome! Nessun TG ce lo dice: in quel gran casino di casinò ci sono anche i nostri soldi.
Si tratta di tutti i soldi che entrano nelle banche o nelle Poste e ne escono trasformati in prodotti finanziari irriconoscibili, che vanno ad alimentare il banco di quel gran casinò che è il mercato finanziario globale che crea ricchezza (virtuale) dal denaro, dalle cessioni dei crediti dello stesso denaro, dalle assicurazioni sulle cessioni dei crediti, dalle speculazioni sul fallimento dei debitori.
Sono anche i nostri soldi che contribuiscono alla mercificazione dell'acqua in cambio un buon rendimento (e che li vuoi gratis i miei soldi!!)
Sono anche in nostri soldi che fanno sì che la manodopera in alcuni paesi venga sfruttata senza nessun diritto sindacale, magari coinvolgendo anche bambini, privandoli di ogni parvenza di diritto umano (tutta la querelle sull'art. 18 non vi fa pensare che tra questi paesi potremmo esserci presto anche noi?).
Sono anche i nostri soldi che finiscono ad alimentare il traffico delle armi comprese le mine anti-uomo o le testate nucleari.
Sono anche i nostri soldi che vanno a “speculare” sul cibo di coloro che soffrono la fame.
Sono anche in nostri soldi che finiscono in scatole vuote alle Cayman o in altri paradisi fiscali. Oggi è più che mai necessario levarsi in piedi e gridare “NON CON I MIEI SOLDI” e convincere (noi stessi e chi ci sta intorno) che il cambiamento del mondo passa anche attraverso i nostri risparmi se solo decidessimo di informarci ed aprire gli occhi.
Ecco il perche della campagna di BancaEtica. (traddo dalla newsletter del GIT BancaEtica Bari)


 


giovedì 9 febbraio 2012

I bond della morte nel supermercato della vita


Non bastava far speculare sulle guerre attraverso il traffico d'armi (...sì, anche tu! sai dove vanno a finire i sodi che porti in banca o alle poste?), non era sufficiente fare profitto sulla fame di buona parte della popolazione mondiale (vedi http://sullafamenonsispecula.org/) ora non potete perdervi i bond della morte. 
Puoi scommettere su quanto camperà ancora il nonno, il bisnonno, la pro zia... prima schiattano, più guadagni. Geniale! 
Ora, giacchè ci siamo, perchè non speculare scommettendo sulla vita dei bambini? Certo non i nostri, quelli di qualche paese sfigato? Magari i un paese, in cui si stia privatizzando l'acqua o si stia riducendo l'aspettativa di vita dei teenager per via dell'aumento dell'obesità... EUREKA!
Ingozziamone un po' da una parte, magari con l'aiuto della scuola (ergo: diabete, malattie metaboliche e cardiovascolari...)  e facciamone crepare di fame e di sete da un'altra parte. 
Predi due paghi uno. 
E' il supermercato della vita, baby!


SE LE BANCHE LANCIANO I BOND DELLA MORTE 

Nella frenetica ricerca di nuovi "prodotti finanziari ", con i quali continuare ad intossicare il mercato, la riverita Deutsche Bank ha superato ogni limite, facendo diventare la vita stessa delle persone oggetto di speculazione. Il caso si può così riassumere. Si individua negli Stati Uniti un gruppo di cinquecento persone tra i 72 e gli 85 anni, si raccolgono con il loro consenso le informazioni sulle condizioni di salute, e si propone di investire sulla durata delle loro vite. Più rapidi sono i decessi, maggiore è il guadagno dell'investitore, mentre il profitto della banca cresce con la sopravvivenza delle persone appartenenti al campione. Sono così nati quelli che qualcuno ha definito i "bond morte".

Molte sono state le reazioni: la stessa Associazione delle banche tedesche ha detto che «il nodello finanziario di questo fondo è contrario alla nostra morale e alla dignità umana». Ma il fatto rimane, segno inquietante di che cosa stiano diventando i nostri tempi. La vita entra senza riserve a far parte del mercato, è puro oggetto di calcolo probabilistico, è consegnata a uno dei tanti algoritmi che ormai regolano la nostra esistenza. E tutto diventa ancor più inquietante se si guarda alla composizione del campione. Si scommette sugli anziani, un gruppo che già conosce forme crescenti di discriminazione, con l'esclusione della gratuità di taluni farmaci e con il divieto di accesso ad una serie di trattamenti sanitari.

Non più produttiva, lavica degli anziani diventa "vita di scarto", lalorodotazione di diritti si impoverisce, appare incompatibile con la logica dell'economia. Si scivola verso un "grado zero" dell'esistenza, con il trascorrere degli anni si entra in un'area nella quale si è sempre meno "persone", disponibili come di uno dei tanti oggetti con i quali si costruiscono i prodotti finanziari. Tra il mondo delle persone e quello delle cose non vi sono più confini, si stabilisce un perverso continuum.

Non voglio evocare con colpevole superficialità tragedie del passato. Ma la decisa reazione dell'Associazione delle banche tedesche non si comprende se si ignora che proprio li, negli anni del nazismo, la formalizzazione giuridica delle "non persone", gli ebrei in primo luogo, portò a considerare vita e corpi come oggetti disponibili per il potere politico e medico. Oggi il potere sommo della finanza pensa di avere titolo per impadronirsene, in un modo immediatamente meno distruttivo, ma che porta con sé l'insidia della vita come merce.

Non a caso i banchieri tedeschi evocano la dignità, la barriera che si volle levare contro la perversione giuridica del nazismo, scrivendo in apertura della costituzione tedesca che "la dignità umana è inviolabile". Ë ragionevole ritenere, allora, che i giudici tedeschi sapranno intervenire in maniera adeguata se quel prodotto finanziario continuerà a circolare.
La questione è della massima rilevanza, perché tocca il tema attualissimo del rapporto tra libertà economica e diritti fondamentali. Nel 2004, la Corte di giustizia europea pronunciò una importante sentenza, indicando proprio nel rispetto della dignità umana un limite insuperabile nell'esercizio dell'iniziativa economia privata. Sentenza giustamente citata, ma che non può far dimenticare che la Costituzione italiana quel limite lo ha già esplicitamente segnato.

Nell'articolo 41, infatti, si afferma che l'iniziativa privata è libera, ma non può svolgersi "in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Questa non è la rivendicazione di una primogenitura, dell'abituale lungimiranza dei nostri colti costituenti. E' la sottolineatura di un rischio che stiamo correndo, visto che decreti di ieri e di oggi si aprono proprio con forzature interpretative che vogliono imporre letture dell'articolo 41 tutte centrate sulla preminenza della libertà economica. Queste letture riduzioniste e "revisioniste" sono costituzionalmente inammissibili, e sarebbe bene che ne avessero memoria tutti coloro i quali invocano un ritorno della politica, che non è possibile se vengono recise le radici dell'ordinamento repubblicano.

La dignità umana non è violata solo in casi limite come quello dei "bond morte". È violata quando si capovolge il rapporto tra principio di dignità e iniziativa economica, attribuendo a quest'ultima un valore prevalente, come si cerca di fare oggi in Italia. L'esistenza "libera e dignitosa", di cui parla l'articolo 36 della Costituzione, viene negata quando una considerazione tutta efficientistica del lavoro affida la vita delle persone al potere dell'economia, consegnandola alla logica della merce. Indigniamoci per le cose tedesche, ma diamo uno sguardo anche in casa nostra.

(STEFANO RODOTA', laRepubblica 8 febbraio 2012)

venerdì 2 dicembre 2011

QUANTO SEI COMPLICE DELLO SFACELO FINANZIARIO e DEL DEBITO ECOLOGICO?


Watch live streaming video from altreconomiaTv at livestream.com

Non sono tanti coloro che realizzano che le Banche e le grosse società finanziarie sono la causa del disastro che dalla realtà virtuale dei mercati finanziari sta pian piano arrivando a palesarsi in modo crudo e pesante nella vita reale di molti di noi.
Sono in pochi coloro che vedono una relazione tra quanto sopra ed i propri risparmi affidati al primo "amico" che magari è costretto a proporti dei "prodotti" per non lasciare improduttivi i soldi sul conto corrente.
Sono ancora meno quelli che decidono di non essere complici di questo assurdo sistema, si recano in banca per informarsi su DOVE VANNO I PROPRI SOLDI per poi dire 
NON CON I MIEI SOLDI. 
Anche tu lo faresti se ne sapessi di più!


Oggi si scommette sui prezzi del cibo e delle materie prime mentre oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. La finanza si muove sfruttando i paradisi fiscali per aggirare ogni regola e normativa. Sempre più transazioni avvengono al di fuori delle borse valori fuori da qualunque regolamentazione e trasparenza. Le grandi banche realizzano operazioni eludendo i controlli internazionali, la maggior parte dei derivati sono scambiati al di fuori delle borse ufficiali, questi mercati paralleli sono talmente poco trasparenti che si fa fatica anche a stimare la quantità o il valore dei titoli circolanti.
E' una finanza totalmente scollegata dalla realtà.

Altreconomia e Banca Popolare Etica sono i promotori di un incontro svoltosi oggi venerdì 2 dicembre 2011 e trasmesso in rete sul sito www.altreconomia.it. Il titolo dell'incontro è “NON CON I MIEI SOLDI” e ad intervistare il presidente di Banca Etica, c'erano Pietro Raitano (direttore di Altreconomia), Elio Silva (giornalista del Sole 24 Ore), Paolo Biondani (giornalista de L'Espresso). Tema dell'intervista: la crisi e le opportunità dell'attuale momento economico.

Durante la crisi finanziaria gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l'eccesso di debiti dai “big” della finanza al pubblico.

Nonostante questo, gli Stati stanno subendo ora l'attacco speculativo di quegli stessi big della finanza. Mentre cioè i cittadini sono chiamati a ulteriori sacrifici, la speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione. La politica sembra totalmente succube dei mercati finanziari.

Il sistema finanziario ci costringe a tali sacrifici è oggi messo pesantemente in discussione, ma non si intravede ancora una nuova regolamentazione capace di arginarne gli eccessi.

Eppure esiste anche un'altra finanza, mutualistica, autogestita, eticamente orientata. E' uno strumento ideato da un movimento di nicchia che ormai quasi 30 anni fa intuì le potenzialità della collaborazione applicata al mondo del credito. Da quel movimento nacque una Banca popolare Etica, un caso unico in Europa di azienda di credito nata dal basso e completamente dedicata all'economia reale. Oggi Banca Etica ha 12 anni, 16 filiali e tanta esperienza.

E dimostra che l'altra finanza non è un'utopia e può essere una buona pratica da imitare: un capitale sociale ormai prossimo ai 35 milioni di euro e 721.695.000 di euro prestati a imprese sociali e di tutela dell'ambiente. Banca Etica è anche attiva nel campo dei fondi etici con la controllata Etica Sgr e in quello della ricerca con la Fondazione Responsabilità Etica e il Centro Studi La Costigliola. È attiva nel campo dei nuovi media con Zoes ed è socia fondatrice delle reti di Sefea (società finanziaria europea) e Febea (federazione della banche alternative europee).

Sarà possibile intervenire in diretta dalla chat di livestream, oppure collegandosi suwww.twitter.com/altreconomia

venerdì 30 settembre 2011

NON CON I MIEI SOLDI!


dal sito di Banca Etica

NON CON I MIEI SOLDI!

Proposta di Banca Popolare Etica per un uso responsabile del denaro e per non essere complici inconsapevoli della crsi finanziaria che ci sta impoverendo tutti!

LA CRISI GLOBALE

Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l'eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico.
Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia” e accettare misure di austerità e tagli alla spesa sociale, al welfare, ai diritti mentre stiamo ancora aspettando regole condivise per limitare lo strapotere della finanza. La speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione.
La politica sembra totalmente succube dei mercati finanziari. In Italia la finanza detta i tempi della manovra di bilancio e ne fissa i contenuti. La validità della manovra non si misura in termini di diminuzione della disoccupazione o di maggiore benessere per i cittadini, ma guardando con il fiato sospeso l'andamento degli indici di borsa e il giudizio dei mercati.

Quale sistema finanziario ci costringe a tali sacrifici? Oggi si scommette sui prezzi del cibo e delle materie prime mentre oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. La finanza si muove sfruttando i paradisi fiscali per aggirare ogni regola e normativa. Sempre più transazioni avvengono al di fuori delle borse valori fuori da qualunque regolamentazione e trasparenza. Le grandi banche realizzano operazioni eludendo i controlli internazionali, la maggior parte dei derivati sono scambiati al di fuori delle borse ufficiali, questi mercati paralleli sono talmente poco trasparenti che si fa fatica anche a stimare la quantità o il valore dei titoli circolanti.
E' una finanza totalmente scollegata dalla realtà.
[...]
LA SFIDA DELLA FINANZA ETICA
In una economia di mercato delle alternative esistono: nel sistema bancario e finanziario c'è chi ogni giorno si impegna nella finanza etica.
Tredici “banche etiche” di diversi Paesi si sono riunite nel network “Global Alliance for Banking on Values”. Insieme gestiscono assets che superano i 10 miliardi di dollari; nell’insieme questi 13 istituti di credito dediti alla sostenibilità servono oltre 7 milioni di clienti in più di 20 Paesi.
Una ricerca dell’associazione dei forum europei per la finanza sostenibile, Eurosif, ha evidenziato un +87% negli ultimi due anni per i patrimoni investiti nel Vecchio Continente secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale.
In Italia Banca Etica è la testimonianza che è possibile una finanza che dia credito a modelli di sviluppo umano ed imprenditoriale sostenibili. Negli primi 6 mesi del 2011, nel mezzo della bufera sui mercati finanziari, i finanziamenti erogati da Banca Etica a favore di iniziative di economia reale e solidale sono cresciuti del 9% e la raccolta diretta di risparmio è salita del 5%. Siamo in decisa controtendenza rispetto al sistema bancario. I dati ABI a giugno evidenziano un +0,9% sulla raccolta ed un +5% sugli impieghi.

La finanza etica compie scelte concrete che escludono alcuni comportamenti e ne promuovono altri:
* rifiutandosi di operare tramite i paradisi fiscali, la finanza ombra, le operazioni fuori mercato, ma facendo della trasparenza e della tracciabilità il proprio valore fondamentale;
* non nascondendosi dietro la scusa del “segreto bancario” ma pubblicando sul proprio sito internet l'elenco completo dei finanziamenti alle persone giuridiche;
* escludendo strumenti finanziari sempre più incomprensibili, dai derivati in poi, e proponendo pochi semplici strumenti di risparmio e investimento e cercando di spiegarli ai clienti nel modo più chiaro possibile;
* non cercando il profitto fine a sé stesso ma affermando che “l'interesse più alto è quello di tutti” e valutando le ricadute non economiche di ogni azione economica;
* escludendo le attività lobby non-democratiche che influenzano nell'ombra i decisori politici, ma operando alla luce del giorno per costruire e partecipare al fianco della società civile organizzata;
* rifiutando finanziamenti a hedge fund, fondi di private equity e altri attori speculativi, ma rimanendo ancorati nell'economia reale e realizzando una valutazione socio-ambientale di ogni prestito prima;
* non dando “soldi unicamente a chi ha già soldi”, ma cercando di porre attenzione ai “non-bancabili” e alle associazioni e cooperative che solitamente non hanno accesso al credito;
* escludendo i finanziamenti ai combustibili fossili, all'energia nucleare e alle attività inquinanti e scegliendo di lavorare con chi promuove l'efficienza energetica e le energie rinnovabili;
* rifiutando di accettare acriticamente il denaro, essendo l'unico istituto di credito in Italia che ha rifiutato i capitali rientrati dall'estero grazie ai vari scudi fiscali;
* non partecipando al finanziamento di grandi opere inutili e devastanti, ma cercando di fare crescere la microfinanza e puntando su progetti e idee innovative per una sostenibilità di lungo periodo;
* rifiutando di speculare su cibo e materie prime e finanziando i piccoli produttori e i contadini, in particolare nel settore dell'agricoltura biologica.
* favorendo l'investimento azionario responsabile attraverso Etica SGR e invitando i piccoli risparmiatori ad esercitare il loro ruolo di “con-proprietari” di aziende attraverso l'azionariato attivo nelle assemblee degli azionisti

[...] COSA POSSIAMO FARE? [...]
Così come è successo con il commercio equo che ha spinto milioni di donne e uomini a interrogarsi su come vengono prodotti i beni di consumo che acquistano e a pretendere dalle industrie una maggiore responsabilità sociale di impresa, anche il cambianto nella finanza dovrà necessariamente partire anche da una spinta dal basso, dalal collettività dei risparmiatori, anche piccoli.
Quando affidiamo i nostri risparmi a un intermediario finanziario dobbiamo iniziare a chiederci se siamo disposti a fidarci di qualcuno che intenda usarlo per un traffico di mine antiuomo, per quanto remunerativo, o a chi volesse giocarselo al casinò della speculazione.

Siamo tutti contenti di avere qualche decina di euro in più sul conto corrente a fine anno, ma se questo avviene grazie a una speculazione che porta all'aumento dei prezzi della benzina, del pane, dei prodotti alimentari di base? Se questa speculazione è il principale motore della crisi che stiamo vivendo? E' necessario iniziare a considerare la finanza come un bene comune, dove l'interesse del singolo deve fermarsi di fronte a quello della società nel suo insieme.
Un discorso analogo riguarda, oltre i conti correnti bancari, l'insieme degli strumenti finanziari sottoscritti da milioni di italiani. Fondi di investimento, fondi pensione, assicurazioni e via discorrendo. [...]
Quando sottoscriviamo in banca un fondo pensione o di investimento o anche un semplice conto corrente abbiamo il diritto e – secondo Banca Etica anche il dovere – di chiedere al gestore:
* come sono impiegati i miei risparmi?
* che cosa fa la mia banca con i miei soldi?
* quanto partecipa al grande circo della speculazione?
* ha delle filiali in qualche paradiso fiscale?
* che parte dei suoi profitti proviene dalla tradizionale attività creditizia che sostiene l’economia reale e la creazione di posti di lavoro, e quanta invece dal giocare con prodotti derivati e strutturati e dal sistema bancario ombra?

Se saremo sempre di più a porre queste domande alle banche e agli intermediari, le risposte dovranno arrivare, e l’opacità del sistema finanziario dovrà lasciare spazio a una maggiore trasparenza.

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martedì 20 settembre 2011

TUTT'A POST? Sì QUASI TUTTO alla POSTA




Chi di noi non ha mai pensato ad un libretto Postale o ai Buoni Fruttiferi Postali per “investire” quanto messo da parte facendo la baby-sitter o andando “alll'acinino” o semplicemente quanto incassato con la strenna dei nonni a Capodanno.
Insomma gli uffici postali (oggi Poste Italiane Spa) sono ovunque, sono aperti il sabato e prima o poi tutti ci passiamo per pagare le bollette della nonna. Ecco perchè attraverso gli sportelli postali, la Cassa Depositi e Prestiti oggi raccoglie olre il 90% degli olre 200 MILIARDI di euro capitale liquido attraverso i piccoli risparmiatori che decidono di andare “alla posta”.
Quello che molti non sanno è che la CASSA DEPOSITI e PRESTITI che nata per finanziare gli Enti Locali è diventata una SpA e come tale oggi si comporta come un Fondo Investimenti con una liquidità che farebbe invidia a zio Paperone.
Sono ancora meno quelli che sanno che alla presidenza di questa società privata (partecipata al 70% dal ministero dell'Economia e delle Finanze ed al 30% da 66 fondazioni bancarie) c'è Bassanini.
Di recente la rivista Altreconomia nel numero di luglio-agosto 2011 (www.altreconomia.it) ha pubblicato un interessantissimo dossier su quello che Luca Martinelli ha ribattezzato il Fondo Sovrano.
Leggete per capire di più circa quello che accade ai soldini di chi ci circonda, in famiglia, sul lavoro, in parrocchia...
clicca qui per leggere l'articolo intero

martedì 23 agosto 2011

ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN


Lo immaginavamo, purtroppo. Con la scusa di far quadrare i conti e con la manovra finanziaria "Lacrime e Sangue" (per i soliti noti) si vuole cancellare con un colpo di spugna lo straordinario risultato dell'ultimo REFERENDUM. Agosto è il mese delle vacanze, è il mese in cui i movimenti abbassano un po' la guardia...
La campagna referendaria ci ha sottratto tante energie, ma STA ANCORA A NOI impedire la svendita della nostra quotidianità (acqua, energia, trasporti, rifiuti, beni demaniali...)

GIRATE QUESTO COMUNICATO A CHIUNQUE DI VS CONOSCENZA!!!


ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN

Dal "rumore mediatico" che gli schieramenti politici stanno provocando sembra che emergano due posizioni nette:

1) la Regione Puglia, recependo la volontà degli elettori (espressa nel referendum del 12-13 giugno), vuole ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A. mediante una legge regionale;

2) il Governo nazionale, ignorando quella stessa volontà, vuole impedirlo.

Se le apparenze non ingannano, abbiamo quindi da un lato i "buoni" e dall'altro i "cattivi": situazione chiarissima. Il problema però è che qui le apparenze ingannano, eccome!
Intendiamoci: l'atto del Governo nazionale non è assolutamente condivisibile, in quanto, cercando di aggrapparsi a tutti i possibili appigli giuridici, mira di fatto a conservare lo "status quo" e, quindi, a ignorare la volontà degli elettori.
Però, detto questo, non abbiamo ancora fatto chiarezza fino in fondo, in quanto i processi in atto travalicano il mero rapporto fra una Regione e il Governo nazionale e vedono coinvolti molteplici soggetti e interessi che, giocando su più fronti, non sono immediatamente riconoscibili.

La legge regionale pugliese in questione, nel pronunciarsi in merito alla forma giuridica che il nuovo acquedotto "ripubblicizzato" dovrà assumere fa riferimento a una vaga “azienda pubblica regionale”, che non è prevista in quella forma dalla legislazione italiana.

Le ripetute richieste di chiarificazione su questa “vaghezza” del testo di legge, da parte del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno per ora ricevuto l’assicurazione che la forma giuridica sarà quella di “azienda speciale” dal capogruppo di SEL alla Regione Puglia, ma ancora (e benché sollecitate) non vi sono dichiarazioni ufficiali in tal senso e il ricorso del Governo nazionale rischia di creare ulteriori elementi di confusione.
Inoltre, non possiamo non ricordare che il testo originario del disegno di legge regionale, concordato con i rappresentanti del Comitato pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, qualificava esplicitamente il servizio idrico integrato come "servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica", sottraendolo, quindi, di fatto e di diritto alla disciplina della concorrenza e di conseguenza alla competenza statale. Nel testo definitivo, per volontà del legislatore regionale, quella chiara specificazione è stata soppressa e tale soppressione, alla luce dei fatti, non è stata priva di conseguenze, visto che proprio alla tutela della concorrenza si appella ora il Governo, per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, in quanto tutto ciò che attiene ai mercati e alla concorrenza è di competenza statale.
Possiamo parlare di autogoal del Consiglio regionale, in questo caso?

Il fatto che la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in questo caso di quello pugliese, incroci percorsi del tutto opposti lo si evince dal moltiplicarsi di iniziative ed eventi apparentemente “innocenti”, i cui attori e promotori sono tutt’altro che neutrali.

Basti pensare al fatto che l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A., in compagnia di società come Hera S.p.A., Acea S.p.A., di multinazionali come Veolia, ecc., risulta essere fra gli sponsor del "Festival dell'Acqua", fortemente voluto e organizzato da Iren S.p.A. e Federutility. Qualcuno può pensare che Federutility (nella cui giunta esecutiva, per inciso, vi è anche Ivo Monteforte, Amministratore Unico di AQP S.p.A) condivida le posizioni di chi, ritenendo l'acqua bene comune dell'umanità, chiede coerentemente che venga gestito come tale, e non come merce? Sul serio?
La nostra impressione, studiando la situazione in atto, è che dopo i risultati referendari, coloro che sono contrari a qualsiasi ipotesi di ripubblicizzazione reale del servizio idrico, lungi dall'essersi arresi alla volontà dei cittadini - poiché il capitale e gli interessi che suscita difficilmente si arrendono - stiano lavorando attivamente a un "piano B", per salvare il "salvabile" (secondo il loro punto di vista). E così, se il "piano A" - ovvero la privatizzazione pura e semplice del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici - risulta ormai impraticabile, con gran dolore di chi lo aveva architettato e difeso (Confindustria, ma non solo), i suoi precedenti sostenitori possono trovare conveniente giungere a una sorta di "intesa operativa" coi sostenitori attivi del "piano B" (per esempio Federutility), che punti al "male minore" (sempre secondo loro), ovvero la difesa delle gestioni miste e delle S.p.A., come una sorta di "linea del Piave", oltre la quale non far assolutamente passare le idee e i progetti di concreta ripubblicizzazione.
Se le cose dovessero stare davvero così come pensiamo, potrebbero esserci aree di convergenza, e di "intesa bipartisan", fra i "privatizzatori" liberisti attualmente al governo in Italia e settori dei "riformisti" di centrosinistra; e il testo sul quale potrebbero effettivamente, nell'immediato futuro, convergere consensi bipartisan (magari dopo qualche schermaglia "scenografica", per salvare le forme) è già pronto in realtà, ed è la proposta di legge del PD.

Non vogliamo pensare che l'atto con il quale il Governo nazionale ha impugnato la legge regionale pugliese faccia parte del fuoco di sbarramento che serve per creare le condizioni necessarie a questa intesa bipartisan. Eppure troppi dati ci portano a ritenerla un'ipotesi fondata.

In una situazione come questa, a buon diritto il Comitato pugliese "Acqua bene comune" rifiuta nettamente di farsi strumentalizzare da chi fino a ieri era contrario alla ripubblicizzazione; le nostre osservazioni critiche e i nostri rilievi in merito alla legge regionale, e al comportamento delle istituzioni pugliesi, non implicano alcuna vicinanza o "collateralità" rispetto alle posizioni del centrodestra liberista. Ma d'altra parte non vogliamo neppure passare come sostenitori di una rappresentazione "fiabesca" della realtà, ridotta a una lotta più o meno edificante fra "buoni" e "cattivi".

Non ci interessa fare da supporto, come attori o comparse, alle strategie comunicative altrui, né fare da testimonial in più o meno ben orchestrate campagne di marketing elettorale. Il nostro ruolo è altro e diverso, e ben lo conosce chi ha seguito in questi anni il nostro lavoro sul territorio: informarsi, informare, continuare incessantemente a mettere alla prova le istituzioni circa la loro capacità di tradurre le intenzioni e gli annunci in atti concreti.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

domenica 19 dicembre 2010

CRACK BANK GULP... Azz



La notizia è di quelle che girano solo in internet (purtroppo!) e che quando di capita di leggerle pensi: "E' una stronzata! Non può essere vero!"

IL FATTO E' ACCADUTO REALMENTE: la Banca d'Italia, lo scorso 7 dicembre ha bloccato tutti gli strumenti finanziari e di credito del Banco Emilliano Romagnolo Spa (una banca già in amministrazione straordinaria).
Clienti e dipendenti della banca rimasti col culo per terra: causa della carenza liquidità dal 7 dicembre i clienti non possono ritirare né soldi dai propri conti, né titoli, né strumenti finanziari.
GRANDIOSO! Guardate la pagina home banking del BANCO EMILIANO ROMAGNOLO.

Nessuno ne ha parla fatta eccezione per alcuni blogs come Mercato Libero o Il Grande Bluff ripresi dal ilFattoQuotidiano e Associazioni di consumatori). Stando a quanto riportato nell'articolo di Camilla Conti, tra le banche commissariate ci sarebbero anche il Gruppo Delta, Sedici Banca, BCC di San Vincenzo La Costa , BCC della Sibaritide, Banca Arner, Banca di Rimini, BCC Fiorentino (la banca di Denis Verdini), Credito di Romagna, Banca di Credito e Risparmio di Romagna.
La lista circola sui blog di economia più cliccati (come quelli citati sopra) dove il tam tam è già partito: “occhio alle banche locali perché più esposte alla crisi del territorio e meno difendibili, diffidate se vi vogliono far sottoscrivere le loro obbligazioni".

mercoledì 9 giugno 2010

un CALCIO per CALDEROLI



Calderoli è la testa d'ariete di questo "strano" governo itaGliano. Quando c'è da spararla grossa mandano avanti lui. E' successo all'epoca delle vignetta satiriche su maometto (era il 2006 - LEGGI QUI). Uno spettacolo, davvero!
Qualche giorno fa Calderoli ha chiesto ai calciatori della nazionale di rinunciare ai premi, visto il periodo di crisi. Buffon si infuria. La Russa litiga con Calderoli (leggi qui).
Che nel mondo del calcio si facciano contratti miliardari è una vergogna, ma pensare che il problema sia dei calciatori è stupido. Basterebbe fare serie indagini sui conti di tutte le società sportive (dilettantistiche incluse). Chi ha bazzicato quel mondo sa che tutto ruota attorno alle fatturazioni "gonfiate". Se vuoi uno sporsor è così in Itaglia!
Attraverso questo meccanismo è possibile ripulire denaro sporco, accumulare fondi neri e... drogare il mercato delle assunzioni miliardarie nel mondo del calcio.

(da giornalettismo.it)
Due squadre di Serie A, quattro di serie B e un mare di società (280) sparse per l’Italia sono finite nel nel blitz scattato ieri mattina, per ordine del pm di Milano Carlo Nocerino, ed eseguito dal Nucleo di polizia tributaria di Milano.

Scrive Repubblica in un pezzo a firma Emilio Randacio che le società sarebbero coinvolte in una frode fiscale per un importo complessivo di poco superiore ai 131 milioni di euro. L’indagine è nata dal caso del faccendiere svizzero, Giovanni Guastalla, arrestato dalla procura di Milano nell’ottobre scorso con l’accusa di essere stato il promotore di un meccanismo di false fatturazioni per nascondere denaro all’estero. Le società sono Udinese e Catania per la A ed Empoli, Cesena, Ascoli e Reggina per la B.

Ai vertici dell’Udinese Calcio vengono contestati trasferimenti all’estero inesistenti per un importo che sfiora il milione di euro nel biennio 2004-2006. Pezza giustificativa, il pagamento degli osservatori esteri, i talent scout dei giovani calciatori. Per l’accusa, in realtà, dietro a quei pagamenti, ci sarebbe l’unica finalità di sottrarre soldi al fisco. Nel calderone dell’inchiesta, anche Fastweb con fatture che superano i due milioni di euro, “Poltrone e Frau”, la società di borse della famiglia Ligresti, Gilli, ma anche banche e professionisti di mezza Italia.

sabato 22 agosto 2009

Spegnete la tv!

giovedì 6 agosto 2009

influenza suina



Vendere farmaci a gente sana. Inventare malattie piuttosto che farmaci. E’ un business in voga che rende l’industria farmaceutica la più florida del pianeta. Una strategia per rafforzare posizioni di monopolio ed assicurarsi solide fette di mercato, spesso a danno della salute pubblica dei cittadini. Lo denuncia “Inventori di Malattie, una co-produzione Rai Tre/C’era una volta e Alhambra Factory, in onda ieri sera su RaiTre alle 23.40. Il viaggio-inchiesta che parte dagli Stati Uniti e traccia un inquietante racconto sulla "colonizzazione farmaceutica" di larghe fette di popolazione del pianeta, attraverso le suggestioni ammiccanti delle campagne pubblicitarie, gli innumerevoli conflitti d’interesse e le tante complicità occulte.

L’industria farmaceutica, costretta dalla Borsa ad aumentare sempre di più i propri profitti, non si può permettere battute d’arresto.

Numerose le interviste del documentario: a medici (Marcia Angell, Silvio Garattini, Steve Woloshin, Lisa Shwartz), giornalisti (Melodie Petersen, Merrill Goozner), oltre che avvocati ed economisti (J. Stiglitz) e due importanti insider (Peter Rost, ex vice direttore marketing della Pfizer e Mike Oldani, ex informatore farmaceutico).

Ecco alcune frasi tratte dalle interviste:

  • “L’unica innovazione degli ultimi anni nel settore farmaceutico è il marketing” (Marcia Angel)
  • “Ho definito il settore farmaceutico una mafia perché agisce e si comporta esattamente come la mafia” (Peter Rost)
  • “Dal momento in cui viene fatta una causa ad una casa farmaceutica al momento in cui questa dovrà pagare una multa passa talmente tanto tempo che il guadagno dalla vendita di quel farmaco è molto, molto superiore al costo della multa che la casa farmaceutica dovrà pagare” (K. B. Menzies, avvocato)
  • “Vendono paura, paura d’invecchiare, di ammalarsi, paura di essere adolescenti, paura degli altri…” (M. Petersen)
  • “La Chadd, l’associazione di pazienti per la cura dell’ADHD, ha poi ammesso di aver preso 700.000 dollari dalla Novartis, la casa farmaceutica produttrice del Ritalin” (M. Oldani)

Fonte: Unimondo [che fin dall'inizio ha sostenuto la serie di documentari "C'era una volta" ideata da Silvestro Montanaro].

martedì 28 luglio 2009

AGAIN A GAIN. More gains


A proposito di finanza qualche giorno fa su ildirittodisapere.it si leggeva:

Triplicati per le banche italiane i compensi di intermediazione sulla vendita di armi all’estero. Abbiamo letto in esclusiva la relazione. Ed ecco i dati: Banca nazionale del Lavoro, Intesa-San Paolo e Unicredit: sono le principali banche italiane coinvolte nel commercio di armi. Nulla di illegale - intervengono in operazioni regolarmente autorizzate - ma si tratta evidentemente di attività da non pubblicizzare troppo, tanto che sono stati gli stessi istituti di credito a chiedere al governo di non rendere pubblica la Relazione del ministero dell'Economia e delle Finanze su esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, che invece la Voce ha potuto leggere. E le "banche armate", sulla scia del grande aumento dell'export di armi made in Italy e sfruttando l'onda lunga dell'aumento delle spese militari sostenuto dal governo di centro-sinistra di Prodi (+ 22%, in due anni), hanno fatto grandi affari, triplicando i «compensi di intermediazione» che hanno incassato dai fabbricanti di armi.

Nel corso del 2008, infatti, sono state autorizzate 1.612 «transazioni bancarie» per conto delle aziende armiere, per un valore complessivo di 4.285 milioni di euro (nel 2007 erano state la metà, 882, per 1.329 milioni). A questi vanno poi aggiunti 1.266 milioni per «programmi intergovernativi» di riarmo (cioè i grandi sistemi d'arma costruiti in collaborazione con altri Paesi, come ad esempio il cacciabombardiere Joint Strike Fighter - Jsf - per cui l'Italia spenderà almeno 14 miliardi nei prossimi 15 anni), quasi il doppio del 2007, quando la cifra si era fermata a 738 milioni. Un volume totale di "movimenti" di oltre 5.500 milioni di euro, per i quali le banche hanno ottenuto compensi di intermediazione attorno al 3-5%, in base al valore e al tipo di commessa.

La regina delle "banche armate" è la Banca Nazionale del Lavoro (del gruppo francese Bnp Paribas) con 1.461 milioni di euro. Al secondo posto si piazza Intesa-San Paolo di Corrado Passera, già braccio destro di Carlo De Benedetti ed ex amministratore delegato di Poste Italiane, con 851 milioni (a cui andrebbero aggiunti anche gli 87 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia , parte del gruppo), per lo più relativi a «programmi intergovernativi»: il cacciabombardiere Eurofighter, le navi da guerra Fremm e Orizzonte, gli elicotteri da combattimento Nh90 e diversi sistemi missilistici.
Eppure due anni fa il gruppo aveva dichiarato che, proprio per «dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche», cioè la campagna di pressione alle banche armate, avrebbe sospeso la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma pur consentite dalla legge.
Si tratta di transazioni relative a operazioni sottoscritte e avviate prima dell'entrata in vigore del nostro codice di comportamento e che dureranno ancora a lungo», è la spiegazione che fornisce Valter Serrentino, responsabile dell'Unità Corporate Social Responsibility di Intesa-San Paolo. Anche Unicredit negli anni passati aveva ripetutamente annunciato di voler rinunciare ad appoggiare le industrie armiere, eppure nel 2008 è stata la terza "banca armata" italiana, con 606 milioni di euro. Nessuna dichiarazione di disimpegno invece da parte della Banca Antonveneta, che lo scorso anno ha movimentato 217 milioni. Mentre piuttosto ambigua è la situazione del Banco di Brescia: nel 2008 ha gestito per conto delle industrie armiere 208 milioni di euro benché il gruppo di cui fa parte dal 1 aprile 2007, Ubi (Unione Banche Italiane), nel suo codice di comportamento abbia stabilito che «ogni banca del gruppo dovrà astenersi dall'intrattenere rapporti relativi all'export di armi con soggetti che siano residenti in Paesi non appartenenti all'Unione Europea o alla Nato» e che «siano direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e/o commercializzazione di armi di distruzione di massa e di altri armamenti quali bombe, mine, razzi, missili e siluri».

Luca Kocci – tratto da “La Voce delle Voci”, n.6 giugno 2009 - www.lavocedellevoci.it

«La policy del gruppo non vieta le operazioni di commercio internazionale - spiega Damiano Carrara, responsabile Corporate Social Responsibility di Ubi - ma le disciplina prevedendo che il cliente della banca», cioè l'industria armiera, non si trovi «in Paesi che non appartengano alla Ue o alla Nato, e questo divieto è pienamente rispettato».
Ma i dubbi restano. «Da quando, lo scorso anno, è sparito dalla Relazione il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito - spiega Giorgio Beretta, analista della Rete italiano Dísarmo - è impossibile giudicare l'operato delle singole banche. Senza quell'elenco, infatti, i loro codici di comportamento non sono comprovati dal riscontro ufficiale che solo la del governo può fornire» www.disinformazione.it

mercoledì 22 luglio 2009

Banche Armate ed guadagni "bomba"



Vi piace vantarvi con amici e parenti delle vostre imprese da piccoli investitori finanziari? Vi siete mai chiesti, però, qual'è la provenienza di quelle piccole rendite?
Pochi probabilmente sanno che moltissime banche investono nel sempre florido mercato delle armi. Un settore che non conosce crisi come dimostra il Rapporto annuale 'Small Arms Survey 2009' da cui risulta che il commercio mondiale legale di "armi piccole e leggere" (small arms and light weapons) è aumentato del 28% tra il 2000 ed il 2006 con un incremento pari a 653 milioni di dollari che portano il valore complessivo a 2,97 miliardi di dollari.

I dati analizzati dal centro indipendente di ricerca del Graduate Institute of International Studies di Ginevra si basano sul 'UN Commodity Trade Statistics Database (UN Comtrade), il database delle Nazioni Unite che riporta i dati doganali forniti volontariamente da molti - ma non da tutti - gli stati.

Gli Stati Uniti continuano ad essere leader nel commercio globale legale di "armi piccole e leggere" sia per quanto riguarda le esportazioni (ricoprono il 22% dei traferimenti) che le importazioni (27% del totale mondiale) nel periodo 2000-6. Al secondo posto tra i maggiori esportatori del 2006 vi è l'Italia che con 434 milioni di dollari di esportazioni di "armi leggere e di piccolo calibro" annovera tra i suoi principali acquirenti Stati Uniti, Francia, Spagna, Regno Unito e Germania. Le tipologie di armi esportate dal nostro paese ricoprono un ampio raggio in cui, in ordine di importanza, figurano "pistole sportive e da caccia", "caricatori per pistole", "revolver e pistole" (ad uso civile, non sportivo nè militare), "fucili sportivi e da caccia", oltre a parti accessori e munizioni. Secondo il rapporto sarebbero di misura minore le esportazioni italiane di "armi militari", ma va ricordato che i dati forniti dall'Italia all'Onu non riportano spesso quelli presenti nella Relazione governativa sulle esportazioni di armi (anche piccole e leggere) ad uso militare, bensì solo quelli forniti dall'Istat - basati sulle informazioni delle Camere di Commercio - relativi quasi esclusivamente alle armi sportive, da caccia e "ad uso civile".

Inoltre, con oltre 345 milioni di dollari di esportazioni, nel 2006 l'Italia è stata il principale esportatore internazionale di "pistole e fucili da caccia" mentre nel settennio 2000-6 con una media annuale di quasi 190 milioni di dollari ha ricoperto da sola più il 51% delle esportazioni di questi sistemi d'arma. Un leader indiscusso nell'export di armi da caccia di ogni tipo, quindi, considerato anche che nel settennio le esportazioni della seconda classificata, la Turchia, non hanno superato la media annuale di 24 milioni di dollari.

Desta invece più di una preoccupazione il livello di trasparenza dell'Italia. Il "Barometro 2009" messo a punto dall'Istituto di Ginevra, infatti, fa scendere l'Italia al dodicesimo posto - era seconda nel 2008 - preceduta anche da Slovacchia, Romania e Serbia. A penalizzare l'Italia nella nuova classificazione è soprattutto il basso livello di "licences refused", che valuta se uno stato "specifica o no i paesi ai quali sono state rifiutate esportazioni, offre una spiegazione dei rifiuti emanati e informa sul tipo, valore e quantità del sistema d'arma per il quale sono stati emanati i rifiuti". Positiva, invece, è per "tempestività" l'informazione fornita all'Onu dal nostro paese. In altre parole, l'Istituto di ricerca di Ginevra valuta positivamente il lavoro di raccolta e trasmissione dei dati - che nello specifico è svolto dall'Istat -, mentre punta il dito verso la poca informazione fornita dalle amministrazioni e ministeri competenti in materia di autorizzazioni e rifiuti. Primeggiano invece per trasparenza Svizzera, Regno Unito, Germania, Norvegia e Paesi Bassi.

fonte UNIMONDO.org [Giorgio Beretta]

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vedi anche banchearmate.