Visualizzazione post con etichetta censura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta censura. Mostra tutti i post

venerdì 11 giugno 2010

Bavagli, intercettazioni nella repubblica parlamentare



La cosa è grave! Dopo un mese circa di lavori che ci hanno dato l'illusione che il parlamento avesse ancora un senso, ieri con il voto di fiducia il ddl sulle intercettazioni torna quello che era il testo originario ecchissenefrega!

Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata. (leggi tutto)

(dal blog di Daniele Martinelli)
Giovedì 10 giugno è il giorno in cui il Senato ha votato la fiducia al decreto intercettazioni che complicherà le indagini ai magistrati e vieterà ai giornalisti di raccontarle.
I senatori dell’Italia dei valori hanno occupato l’aula per tutta la notte in segno di protesta.
Stamane anche un un sit in che è stato possibile fare in piazza Navona, a meno di 100 metri dall’ingresso principale di palazzo Madama presidiato dalla polizia. Oltre a Italia dei valori, presenti esponenti del popolo viola ed esponenti del partito democratico armati di megafono, per informare i cittadini su questo golpe.

domenica 30 maggio 2010

Saviano: io disobbedirò


Io disobbedirò. Roberto Saviano non ha dubbi: «Cercherò di continuare a lavorare come se questa legge non ci fosse». Perché il testo sulle intercettazioni approvato in commissione Giustizia «è una castrazione reale del lavoro di inchiesta» e soprattutto un regalo alle mafie «che potranno comunicare con facilità e nascondere i meccanismi del loro potere». A quattro anni dall’uscita di “Gomorra”, lo scrittore non vede diminuire la forza della criminalità organizzata mentre sente «crescere la fragilità della magistratura». E percepisce un clima molto simile a quello che ha preceduto le stragi del 1992, quegli attentati spettacolari contro obiettivi simbolici, uomini e monumenti, che hanno cambiato la storia d’Italia: «Anche oggi se i boss decidessero di alzare il tiro potrebbero dare una spallata al Paese e scegliere come ridisegnarlo.

leggi tutta l’intervista a Roberto Saviano realizzata da Gianluca Di Feo sulle nuove norme sulle intercettazioni pubblicata sull’Espresso

venerdì 28 maggio 2010

DDL Intercettazioni: come un pedofilo sfuggirà alla giustizia


In questo articolo a firma di GIUSEPPE CASCINI, pubblico ministero e segretario nazionale dell'associazione nazionale magistrati, si è tentato di applicare ad un caso realmente accaduto la nuova disciplina delle intercettazioni per poter valutare cosa realmente potrebbe succedere se il DDL intercettazioni venisse approvato (dal blog di susanna ambivero)

In una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l'uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro. La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:
a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;
b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento. L' ACQUISIZIONE serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull'utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;
e) Intercettazione del telefono del sospetto;
f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto;

Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all' art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:
a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.
b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l' acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.
c) L' acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.
d) L' acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.
e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.
f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.

Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. «Dunque non possiamo fare nulla?», chiede il commissario. «Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine». «Bene», risponde il commissario, «allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori». «Niente da fare, commissario», spiega paziente il pubblico ministero, «i prossimi congiunti dell'indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento».

Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all'auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni. Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un' auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l' intero fascicolo. L'autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo. I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l'intercettazione di persone diverse dall'indagato.
Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l' autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto. L' utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l' uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell'indagine per l' omicidio del professore Massimo D'Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l'uomo. Niente da fare: l' uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Passano i giorni; siamo a due mesi dall'inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: «Dottore, ci siamo!» urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l' uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all'uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: «Chiamami domani e ti dirò dove venire».

Articolo tratto dalla rassegna stampa del CSM

domenica 14 marzo 2010

Berlusconi denunciato per violazione dei diritti umani

L'11 marzo 2010 la “Open Society Justice Initiative”, in qualità di terza parte indipendente che agisce solo nel pubblico interesse, ha depositato un istanza presso la Corte europea dei diritti dell'uomo in cui viene denunciato il non rispetto delle norme europee democratiche sul pluralismo dei media e sulla illegittimità del controllo televisivo di radiodiffusione televisiva in Italia detenuto dal primo ministro Silvio Berlusconi. Viene anche rilevato che all'emittente “Europa7” da più di un decennio viene di fatto negato l'accesso ad uno spazio televisivo.

James A. Goldston, direttore esecutivo dell'Open Society Justice Initiative, ha dichiarato “Questo caso evidenzia il fallimento dei governi italiani che si sono succeduti nel tempo ad affrontare il duplice problema del controllo dei media concentrato su una singola persona ed il conflitto di interessi nelle trasmissioni. La situazione italiana è inaccettabile per una democrazia e noi chiediamo alla Corte europea di sostenere i principi del pluralismo dei media".
Nel 1999 le autorità italiane hanno concesso a “Europa 7” una licenza per operare attraverso una stazione televisiva nazionale ma questa operatività non è mai riuscita a concretizzarsi fino a dicembre 2008, quando si sarebbe dovuta liberare una frequenza a lei destinata. In realtà “Europa 7” ancora oggi non è stata messa in grado di operare.

Goldston aggiunge “L'Italia ha la più alta concentrazione di controllo televisivo accentrato in un singolo individuo rispetto a tutto il resto dell'Europa. Questa mancanza di pluralità può soffocare il dibattito e limitare l'accesso del pubblico alle informazioni e alle prospettive critiche".
Come capo del governo Silvio Berlusconi controlla indirettamente la televisione pubblica dello Stato ,la RAI, che insieme alla sua più diretta proprietà, Mediaset, gli permette di esercitare il controllo su circa il 90% delle trasmissioni televisive su territorio italiano.

Nel 2004 sia il Consiglio d'Europa che il Parlamento europeo hanno condannato l'aperto conflitto di interessi che Berlusconi ha a causa di suoi interessi professionali privati e delle sue responsabilità politiche, ma la situazione da allora persiste inalterata e questa circostanza ha fatto si che l'attuale Governo venisse ripetutamente accusato di eccessiva ingerenza con le scelte editoriali della RAI, diretto concorrente finanziario dell'impero Mediaset di Berlusconi.

Il comunicato ufficiale della “Open Society Justice Initiative"

(fonte: susannaambivero.org)



Dal blog di Piero Ricca apprendiamo che ieri a Milano durante una manifestazione del popolo viola, l'intervento più apprezzato è stato quello di Roberta, una studentessa di 18 anni. "Qual è il punto?", continua il blogger milanese, "le strutture tradizionali della politica non attirano né selezionano giovani dalla mente libera e dalla forte passione civile. Oggi giovani come Roberta, e ce ne sono nonostante il generale appiattimento, trovano spazio quasi solo nei movimenti, sul web e in piazza. Rinnovare il criterio selettivo del personale politico e della classe dirigente, aprendolo davvero alla parte viva della società, significa cambiare la politica".

venerdì 2 ottobre 2009

Napolitano ad Altamura. L'art. 21 si snatura



Siete annoiati del solito tram tram quotidiano? Siete in cerca di emozioni forti?
Volete provare l’ebbrezza di essere trattati come delinquenti dalle forze di polizia?
NIENTE DI PIU’ SEMPLICE: basta recarsi in un posto dov’è in visita di una delle più alte cariche dello stato e provare ad esporre un cartello o uno striscione. Occhio, però, lo striscione dev’essere assolutamente inoffensivo (magari una semplice domanda). Altrimenti non c’è gusto!

Ieri ad Altamura questa “bella” esperienza l’abbiamo fatta noi del MeetUp “ilGrillaio”. Abbiamo sperimentato incredibili atti di intimidazione, provocazione e censura, nonchè la violazione dell’art. 21 della Costituzione da parte di agenti di polizia in borghese tra i quali il vice-questore di Bari (così ha detto!).

Bilancio: siamo riusciti ad esporre lo striscione per 3 lunghi minuti di imbarazzo generale,dopo...
leggete quanto successo in questa breve cronaca dei fatti già pubblicata sul blog di Piero Ricca..

h 17:00 arrivo in piazza duomo, dove ci sistemiamo nelle zone dedicate alla cittadinanza, iniziano ad accorrere curiosi e prime scolaresche.
h 17:15 ci sistemiamo sotto le colonne del palazzo Melodia, evitando le zone più affollate, scegliendo così una zona ai margini della folla, ma con buona visibilità dal percorso del presidente, atteso per le 18:30
h 17:20 si notano le scolaresche esibire diversi cartelloni su stecche,operai della natuzzi con il loro manifesto esposto sulle transenne a ridosso del percorso presidenziale, due manifesti di Rifondazione Comunista per il ritiro delle truppe dall'afghanistan, e due del pd che danno il benvenuto al presidente.
h 17:40 dopo un'attesa di più di mezz'ora decidiamo che ora di mettere su lo striscione e distribuire i primi volantini.
h 17:45 un puomo in giacca e cravatta si avvicina con un distintivo identificandosi come vice-questore di bari, e una donna con distintivo non identificatasi.
Insieme a loro un altro poliziotto in borghese.
Ci tolgono immediatamente, prendendoselo a appallottolandolo, lo striscione e il megafono che fino ad allora non era stato usato.
Presi anche tutti i volantini.

Inoltre un ragazzo con noi riprende la scena,e il vicequestore accortosi cerca di toglierla, ma noi insistiamo sul fatto che lui è estraneo ed è lì liberamente a riprendere.
La telecamera è salva.

h 17:50 i poliziotti provano la strada della provocazione e delle intimidazioni, ma noi non assecondiamo le loro intenzioni di alzare i toni,e pretendiamo di voler esercitare il diritto all'opinione nel pieno esercizio della democrazia, considerando che lo striscione non è offensivo, non lede la dignità di alcun presente o assente, e soprattutto pur essendo politico, non è politicizzato, non c'è dietro nessun partito.

h 17:55 Ci chiedono i documenti ma non registrano le generalità, ci piantonano per tenerci sott'occhio con tre uomini molto larghi di spalle, e minacciosi anche con quanti ci avevano espresso solidarietà.Il vicequestore e la donna si allontanano con volantini,striscione e megafono parlando di restituzione a fine visita del presidente.
Nessun verbale di sequestro.

h 18.30 i tre energumeni continuano ad intrattenerci o con la simpatia, o con l'arroganza.

h 19:00 il presidente arriva passa e dopo mezz'ora circa se ne va seguito da un corteo di macchine blu, compreso il vice-questore,con la refurtiva sottrattaci.

E' doveroso precisare che non eravamo provvisti di alcuna autorizzazione, ma non è stato applicato lo stesso criterio con altri striscioni o manifesti.
Il se dicente vice-questore ha precisato che se il nostro striscione fosse stato di altro tipo, politicamente innocuo, non sarebbe intervenuto, e capite bene che se la polizia interviene con questi criteri non sono in discussione le autorizzazioni ma i contenuti.

E' stato anche sottolineato che il paese non poteva permettersi per colpa nostra di fare una cattiva figura per la visita eccezionale di G.Napolitano, e che noi 'avremmo rovinato il clima'.

Questo episodio oltre ad averci regalato un' incazzatura bestiale, ci ha fatto capire che gli spazi leciti per l'espressione democratica, non sono più praticabili, e che l'unico modo per non indispettire il potere e il suo braccio armato è quello di dire sempre e solennamente sì.

Ma noi non ci stiamo, e noi siamo l'effetto collaterale, la reazione allergica e insieme il vaccino
di un regime che non durerà a lungo.

venerdì 28 agosto 2009

La censura CONTRADDITTORIA




Ciò che non hanno detto i TG di oggi è qualcosa di allucinante. Il trailer di VIDEOCRACY documentario di Erik Gandini (regista italiano indipendente che vive in Svezia) non sarà trasmesso in Italia nè da Mediaset nè da RAI. A giudicare dall'effetto boomerang che ha avuto per i censori di RAISET questo divieto c'è da esserne contenti: più cerchi di nascondere più appetibile diventa la ricerca e c'è da scommettere che il film che sarà presentato al festival di Venezia il 3 settembre e nelle sale il giorno dopo sarà mooooolto ricercato.
Ma torniamo alla notizia nascosta che deve far riflettere. Un simile trattamento censorio non era stato riservato neanche a IL CAIMANO di Moretti o VIVA ZAPATERO di Guzzanti. Mai ci si era spinti a rifiutare di proporre persino lo SPOT promozionale. Questa paura deve far riflettere assieme ai tentativi ridicoli e surreali di mamma Rai per giustificare il rifiuto. I vertici dell'ex tv pubblica italiana, in una lettera alla Fandango comunicano di non poter mandare in onda il trailer visto che il film cita le tv del Cavaliere e alcuni suoi programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all'ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell'attività di imprenditore televisivo".
Alla fine però ammettono (senza neanche tanti scrupoli) che lo spot del film "veicola un inequivocabile messaggio politico di critica al governo"... e ancora "il trailer non è informato al principio del contaddittorio". Avete capito bene "il principio del contraddittorio". Già! Perchè non far seguire allo spot un "Silvio nostro" (che sei nell'etere) da Buttiglione o Bondi? E' la censura del contraddittorio.

Andiamo in massa a vedere quello che in svezia hanno definito l'Horror Movie dell'anno.

martedì 18 agosto 2009

Vade retro TV!



Ogni tanto si sente dire da qualcuno che la realtà non esiste: ogni evento ha diversi modi di essere visto, interpretato, ha mille sfaccettature, alcune meglio nascoste, più scomode, più spaventose di altre. E ognuno di noi a seconda della propria base culturale, delle proprie certezze o desideri, riesce a vedere in anticipo o in ritardo, più grandi o più piccole queste sfaccetature rispetto ad altri; ha il proprio modo di percepire lo stesso evento, ecco perchè la realtà in sè non esisterebbe, ma ce ne sarebbero tante quante sono le persone che vi assistono.
Sono le fondamenta del relativismo.

Ora, la TV è un mezzo di comunicazione broadcasting, funziona cioè come una piramide, dove dal vertice - un unico punto - parte la diffusione su larga scala, verso la base. E su quel vertice siedono (ahimè, solo metaforicamente) persone che decidono cosa trasmettere offrendo la loro realtà a intere popolazioni creando di fatto una vera e propria omogeneizzazione, quella che si chiama pensiero o cultura dominante; sono costoro a decidere cosa debba essere normale e cosa no, cosa debba essere il bene e cosa il male.

Essenzialmente, quindi, la prospettiva che il telespettatore medio ha sul mondo viene gradualmente scolpita, modellata, decisa dalla televisione, col pericolo che l'interpretazione che il telespettatore ha della vita venga rimpiazzata da quella appartenente all'élite, perdendo così l'occasione di formarsene una propria, libera e originale.

Questo plagio, schiavitù, omologazione, è invece molto più difficile nel caso di internet, un network, luogo virtuale, a maglia, dove tutti i partecipanti sono sullo stesso livello e direttamente connessi l'uno all'altro, baluardo della vera democrazia. E la piramide va a farsi benedire.

Ecco perchè la TV va spenta! Specie quella italiana. O meglio ancora, si può cliccare qui e seguire le istruzioni per disdire il canone RAI.

domenica 19 aprile 2009

W la SATIRA bene comune



"Ancora una volta, dobbiamo parlare di giustizia e di informazione.
E ancora una volta accade che non siamo noi a cercare loro, ma sono loro (i problemi della informazione e della giustizia) che vengono a trovare noi. Anche quando non vorremmo.
Il caso della sospensione di Vauro Senesi, per esempio. Vauro ha disegnato una vignetta sul terremoto in Abruzzo, legando le “cubature” in più che il cosiddetto “Piano casa” del governo vorrebbe regalare a tutti, ai rischi di nuovi crolli e quindi di un aumento di “cubature” soltanto al cimitero.
La vignetta satirica è stata considerata di “dubbio gusto” – da chi? in base a quali parametri? -, e Vauro è stato sospeso per una settimana: in castigo, in ginocchio dietro la lavagna, così impara.
Ora, da “sospeso” quale sono anch’io (ad interim), a causa dei miei articoli sulle inchieste Why Not e Toghe Lucane, non svolgerò difese d’ufficio della “categoria” dei giornalisti censurati e imbavagliati. Mi limiterò a difendere il diritto di satira, e dunque la libertà di espressione, e lo farò con un ricordo.
Il ricordo di una vignetta, o meglio: di una “striscia”, pubblicata una ventina di anni fa, se non sbaglio, da “Tango”, inserto satirico dell’Unità.
L’autore, anche qui non vorrei sbagliare, mi pare fosse Paolo Hendel. La “striscia” era semplicemente geniale e, per quanto mi riguarda, fin da allora l’ho adottata come mia risposta ufficiale ogni qualvolta si affronti la essenziale questione per i destini della Nazione sui limiti che deve avere la satira.
Bisognerebbe riprodurre la “striscia”, per far prima e meglio. Non avendola, proverò a raccontarla.

Nella prima vignetta c’erano solo due linee parallele, verticali, e sotto il commento: “Questo rientra nei limiti della satira”. Nella seconda, un arco ovale congiungeva le estremità superiori delle due linee. Commento: “Anche questo rientra nei limiti della satira”. Terza vignetta: alla base del disegno, sotto la linea di destra, compariva un cerchietto. “Forse anche questo rientra nei limiti della satira”.

Infine, la quarta vignetta. Qui, sotto la linea di sinistra del disegno compariva un altro cerchietto. L’immagine adesso era completa. Inequivocabile. Si trattava di un fallo. Come quei falli che sporcano i muri o che da ragazzini quasi tutti avremo disegnato qualche volta da qualche parte. La didascalia finale era la seguente: “Forse questo non rientrerà nei limiti della satira, ma almeno dimostra che quello dei limiti della satira è un problema del cazzo”.
Passiamo adesso alla giustizia. In particolare, alle ispezioni ministeriali. Nello specifico, alle ispezioni ministeriali disposte dal ministro AngelinoBugs BunnyAlfano nella procura di Bari.
Com’è noto, in questi giorni gli ispettori di Alfano stanno acquisendo “le carte” dell’operato di alcuni magistrati baresi. Le ispezioni in corso sono due.
La prima riguarda l’inchiesta dei pm Roberto Rossi e Renato Nitti su Raffaele Fitto, ex “governatore” di Puglia e ora ministro dei Rapporti con le regioni, accusato di corruzione.
La seconda riguarda Anna De Palo, ex gup e ora presidente del tribunale dei minori di Bari, che in quindici mesi non ha depositato la sentenza che avrebbe impedito la scarcerazione per decorrenza dei termini di pericolosi malavitosi condannati a pene superiori ai dieci anni.
Due fatti diversi tra loro, com’è evidente. Nel primo caso, abbiamo due pm “ispezionati” in seguito alle indagini condotte su un ministro, per fatti risalenti al periodo in cui questi era “governatore” regionale. Nel secondo caso, un gup che se la prende comoda, o che proprio non ha avuto il tempo di scrivere una sentenza molto importante.

Tuttavia, non è il merito delle due vicende che ora ci interessa approfondire e paragonare, né vogliamo mettere in discussione il potere di ispezione di un ministro della Giustizia, di qualsiasi ministro della Giustizia.
Ma qualche considerazione va fatta.

Per tutti vale la presunzione di non colpevolezza, e va bene. E supponiamo per un momento che Fitto sia davvero innocente, e va bene. Ma adesso che Fitto ha ottenuto l’ispezione sui magistrati che indagano su di lui – cosa che non ottiene mai un comune cittadino, anche quando viene sfracellato dal tritacarne giudiziario -, sarà difficilissimo evitare il cattivo pensiero che questa ispezione sia stata disposta per sottrarsi all’indagine dei pm di Bari e magari anche per intimidirli. O no?
Del resto, non ci risulta che “Bugs Bunny” Alfano sia stato altrettanto solerte nel disporre ispezioni, per esempio, nella procura e nel tribunale di Matera – uno degli epicentri dell’inchiesta Toghe Lucane - i cui magistrati sono accusati di reati gravissimi (associazione a delinquere e corruzione in atti giudiziari, solo per citarne alcuni) e continuano ad amministrare “giustizia” nella più totale assenza di credibilità ed autorevolezza.
Né ci risulta che “Bugs Bunny” Alfano abbia disposto ispezioni a Bari per capire, per esempio, come mai vi sia stata la fuga di notizie circa l’indagine sull’assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, che così ha potuto frettolosamente dimettersi dalla carica e ora fa il pazzo affinché il Pd lo faccia subentrare in Parlamento (dove godrebbe dell’immunità) al posto di un altro collega, che si candiderebbe alle Europee.
Nemmeno ci risulta che “Bugs Bunny” Alfano abbia disposto una bella ispezione per capire perché, sempre a Bari, se uno querela il “governatore” Vendola si trova di fronte a un pm, Francesca Pirrelli, che - dopo due anni e mezzo di letargo nell’esercizio dell’azione penale, e dopo una richiesta di avocazione al procuratore generale - improvvisamente si ricorda di essere amica di Vendola e si astiene dal trattare il caso, per poi passare la palla al procuratore capo, Emilio Marzano, che archivia. Tutto in in meno di una settimana. E con un provvedimento incredibile (e ovviamente impugnato e denunciato nelle sedi competenti, come suol dirsi).
Questo per dire che quando tocca a “loro” – si chiamino Vendola o Fitto -, “loro” cercano sempre il modo, e spesso lo trovano, di essere “un po’ più uguali degli altri”. E quando tocca a “loro”, Angelino “Bugs Bunny” Alfano sa sempre dove, perché e nei confronti di chi far eseguire una ispezione.
Morale. Come per i limiti della satira, anche quello delle ispezioni ministeriali è un problema del cazzo."

(da www.carlovulpio.it)

sabato 18 aprile 2009

il "buon gusto" delle stronzate



Scuserete la nostra insistenza, ma siamo certi che ad ogni minuto dedicato alla ricerca della verità, delle responsabilità, delle connivenze... che sono sfociate nei crolli abruzzesi dei giorni scorsi, corrispondono ore, giorni passati a coprire, disinformare, censurare, mescolare la propaganda alla fiction.
Il campo per gli sfollati a L'Aquila sembra sono in mano a uomini in divisa. La protezione civile sembra poco civile e molto militare. Tutto centralizzato dall'informazione ai soccorsi, fino alla scelta dell'acqua minerali da distribuire nel campo, anceh i pannolini. Cordoni di uomini e donne in divisa sembrano essere lì anche per tenere lontani giornalisti ed obiettivi (...) Poi dallo stupore si passa al sospetto: centinaia di camion per de giorni (...) hanno scaricaro tonnellate di macerie in una specie di tritacarne che li ha ridotti in ghiaia in piazza D'Armi. Qui, sono spariti ricordi e tragedie, pezzi di storia e forse prove.
Prove di malaffari, di cemento fatto con sabbia di mare, ferri da 10 invece che da 15, lisci quando non dovevano esserlo... Tutto triturato e spalmato sul territorio, amianto compreso.
(P. Orsatti in Left Avvenimenti, aprile 2009, n.15).

Leggendo sui quotidiani extra-italiani del terremoto abruzzese ci si rende conto della differenza tra l'italian fiction televisiva che fa notizia al solo fine di raccontare una storia (da una parte) ed il racconto dei fatti che diano un minimo di informazione (dall'altra). A questo link una carrellata sui maggiori quotidiani del mondo per capire come ci vedono gli altri.

Se Vauro è stato allontanato per un intervento di "cattivo gusto" (deciso da chi?), non pensate che dovrebbe spettare lo stesso trattamento a chi (Berlusca) afferma "sarà come un week-end in campeggio" oppure dice ad un medico specialista di Milano (Fabiola Carrieri): "Non mi dispiacerebbe essere rianimato da lei!" ??? Eh???
Il primo presenta una vignetta di una tragedia senza ridere e (probabilmente) senza voler far ridere. Il secondo dice stronzate nel mezzo di una tragedia sorridendo e (probabilmente) volendo far ridere. Quale dei due è cattivo gusto?

Link suggeriti:
I Testimoni di Geova dell'Aquila si sono salvati (beppegrillo.it)
Telegramma urgente dall'Abruzzo (ancora grillo)

venerdì 17 aprile 2009

Le verità di VAURO e SAVIANO



Non abbiamo seguito Annozero lo scorso giovedi, ma apprendere ieri che la Rai ha mandato via VAURO è stato abbastanza triste.
La verità raccontata dalle vignette di Vauro, fa paura!

Oggi navigando in rete (meetUp Ferrara) mi sono imbattuto in questa riflessione che mi ha lasciato di stucco.... le parole di Saviano nel libro "Gomorra".

Aprite a pagina 236 e leggete:
Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.
(Saviano - Gomorra)
Maledetti "ingegneri" del pensiero unico!