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lunedì 26 marzo 2012

I TECNICI DEI DOVERI (ALTRUI)



Il governo dei super-tecnici ha senza alcun dubbio riportato serietà nella politica italiana. Trattasi di professoroni di straordinaria competenza che hanno strumenti tecnici che molti politicanti di ieri (e di oggi) si sognano. Ma la credibilità è un'altra cosa e quando devi convincere gli altri a fare sacrifici DEVI ESSERE CREDIBILE. La credibilità dei tecnici svanisce come la nebbia al sole, via via quando si leggono attentamente i loro atti, si ascoltano attentamente le loro parole e si capisce dove vogliono davvero andare a parare.
Sono gli esperti della competitività, della produttività, del Dio Mercato, dei mercati finanziari (virtuali) da accattivare facendo a pezzi i diritti (sindacali e umani), ma ben lontani dal rifiutare doppi, tripli, quadrupli incarichi.
Si sono guardati bene dal chiamare in causa le banche, anzi (vedi la questione dei conti per i pensionati).

Per fortuna una buona notizia, finalmente il congedo obbligatorio per i papà volenterosi di stare con i propri figli. Da ora potranno farlo.... per 3 giorni!!

Da: ALTRAMURA

La riforma del lavoro prevede anche il congedo di paternità obbligatorio per  "favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli". Idea non nuova, ma giusta. Peccato che il congedo duri solo tre giorni. Sarà anche un primo passo simbolico, ma è uno schiaffo sia alle madri (sole nella quotidianità con i figli) che ai padri che vogliono poter fare i padri non solo nei weekend. Possibile che il diritto alla bigenitorialità sia fatto valere solo quando ci si separa??
Speriamo che su questo punto ci sia la stessa "indignazione" che è scoppiata sull'art. 18. Se si vuol davvero consentire ad entrambi i genitori di prendersi cura dei figli bisogna guardare al modello svedese. Il congedo dei padri, lì, è di ben 11 settimane. Un tempo lungo che consente ai padri di poter sperimentare il rapporto quotidiano con i figli e ai figli di vivere la quotidianità con i padri. Un'esperienza educativa importantissima. Ma è tutta la società a guadagnarci. Se il congedo non è solo "questione di donne" le aziende sono meno propense a licenziare o a far dimettere le donne o a non assumerle se "in età fertile". Voler creare una famiglia e prendersi cura dei figli deve diventare un "problema" per il datore di lavoro sia  che abbia assunto un uomo, sia che abbia assunto una donna. E non si tratta di creare una protezione in più per le donne, ma di riconoscere l'arricchimento per il mondo lavorativo che porta la donna (ad esempio recenti ricerche dimostrano che un maggior numero di donne nelle forze dell'ordine comporta una diminuzione delle violenze e degli abusi da queste perpetrati) e il grande contributo che possono dare gli uomini nella crescita dei figli.
Ed invece ci troviamo in un paese che discute del diritto alla doppia genitorialità solo quando si tratta di padri separati. Stupisce che ci sia tanta comprensione nei confronti di questi padri che  lamentano di poter vedere i figli solo a week-end alterni quando nella maggior parte delle famiglie questa è già la realtà visto che agli uomini non viene riconosciuto alcun congedo per godersi la bellezza (e la fatica) di crescere un figlio.

domenica 12 febbraio 2012

Il prezzo dell'infanzia sul mercato del sesso




Immagine news

Ancora oggi si considera da "veri uomini" andare a "puttane". La novità è la crescente domanda di giovani, giovanissimi sia di sesso maschile che di sesso femminile. Non solo stranieri - più facili da aggirare o da convincere (anche con la tortura) perché privi di supporto familiare - ma anche italiani spinti dalla povertà o dal desiderio di uno stile di vita inaccessible.I bambini si affittano per le voglie malate degli adulti. L'infanzia ha un suo mercato e il prezzo sta diventando sempre più basso.
Un'illuminante mini rassegna sul fenomeno è stata pubblicata da ZeroViolenzaDonne, un sito (e un'associazione) che quotidiamente si occupa di diffondere un messaggio diverso contro la violenza sulle donne e un punto di vista diverso sulla relazione tra donne e uomini.
Sul fenomeno della prostituzione (anche minorile) in terra di Bari l'associazione Altramura ha organizzato un incontro che si è tenuto a marzo del 2011 con Leo Palmisano, autore de La città del sesso. Negli articoli che abbiamo letto (e che vi invitiamo a leggere) abbiamo ritrovato gli stessi schifosi meccanismi di controllo delle vittime della prostituzione: violenza fisica ma soprattutto piscologica da parte delle "madame" nigeriane ma anche - ed è questa una delle terribili novità - da parte di giovanissini che da vittime diventano carnefici. Una trasformazione che oltre la dignità li priva dell'umanità.  
Crediamo che non sia stato fatto abbastanza, soprattutto per evitare che ci siano sempre nuovi clienti: la prostituzione esiste perché c'è una domanda di sesso che prescide dalla "relazione". Il sesso non è concepito come rapporto tra due individui ma come un semplice "esercizio" solitario di piacere e dominio su un corpo. I clienti sono uomini (quasi tutti). E' evidente che qualcosa nell'educazione del "maschio" non funziona. E ne siamo tutti responsabili. 


martedì 8 marzo 2011

Diritti, non mimose



In questo ennesimo carnevalesco 8 marzo in cui i misogini possono trasvestirsi con le mimose e il profumo dei fiori può far dimenticare la puzza dei diritti negati, per fortuna qualcuno ricorda che cosa viene ancora oggi negato ad una persona perché donna.

Dal sito: Se non ora quando

C’era una volta una legge.
Ora, naturalmente, non c’è più.

La legge 188 del 17 ottobre 2007 era nata per impedire la pratica delle cosiddette dimissioni in bianco, un vero e proprio abuso di potere compiuto nei confronti di lavoratrici e lavoratori.
Cos’ è la dimissione in bianco? È una lettera di dimissioni volontarie, senza data, che il datore di lavoro può far firmare al lavoratore al momento dell’assunzione.
La data è in bianco perché… verrà messa successivamente. Quando quella ragazza sarà incinta, per esempio, o quando quel ragazzo avrà avuto un infortunio o una lunga malattia.
Che questa pratica sia diffusa è confermato dai dati delle Acli, dell’Isfol e dagli uffici vertenze del sindacato. Le giovani donne sono le più colpite.

L’obiettivo dell’abuso è quello di aggirare il divieto di licenziamento che vige nel nostro ordinamento in assenza di giusta causa e giustificato motivo (art.18 dello statuto dei lavoratori).

La legge 188 del 17 ottobre 2007 aveva una funzione preventiva: le dimissioni volontarie, per qualunque tipologia di rapporto di lavoro, dovevano essere date esclusivamente su moduli numerati progressivamente. Avendo una scadenza di quindici giorni, i moduli non potevano essere compilati prima del loro utilizzo.
Era una legge semplice ed efficace, priva di costi. Quando fu presentata si cercò il consenso delle donne di centro sinistra e di centro destra. Venne votata all’unanimità alla Camera e a maggioranza al Senato, dove l’opposizione principale fu condotta dall’allora senatore e oggi Ministro del lavoro Maurizio Sacconi.

Nel giugno 2008 il governo Berlusconi, appena insediato, ha abrogato la legge.

giovedì 25 novembre 2010

FERMATI, MI FAI MALE!

DIRETTA STREAMING A PARTIRE DALLE 19,30 circa





101 nel 2006, 107 nel 2007, 112 nel 2008, 119 nel 2009 e 115 nel 2010.
Sono i numeri relativi alle donne uccise in Italia nel 2010 a causa di violenza da parte degli uomini (ricerca della Casa delle donne di Bologna).
L'allarme riguarda, in particolar modo, la violenza domestica perchè le relazioni famigliari e tra i sessi risultano essere quelle di maggior pericolo per la donna: nello scorso anno i responsabili degli omicidi sono stati i mariti per il 36% dei casi, i conviventi o partner per il 18%, gli ex compagni per il 9% e parenti per il 13%. Violenze spesso senza voce che si consumano in silenzio.
La ricerca evidenzia, infine, che nel 2009 le donne vittime di femminicidio sono di nazionalità italiana per il 70,8% dei casi come sono per la maggior parte italiani, (76%) i loro assassini.

Il 25 novembre ricorre la giornata Internazionale per il No alla Violenza Contro la Donna, una data simbolica che può diventare l'occasione per un confronto pubblico sul tema anche ad Altamura.
Alle 19.30 presso la sala Tommaso Fiore si parlerà di violenza nell'incontro "Fermati, mi fai male!", organizzato dalla neo - costituita associazione AltRamura.
L'associaizione intende favorire una nuova cultura di genere e l’integrazione delle cittadine immigrate, in particolare attraverso un servizio di “prima accoglienza” giuridica, psicologica e linguistica, al fine di dare risposte immediate alle donne, a prescindere dalle condizioni economiche e di agevolare il contatto con le strutture competenti.

L'incontro si avvarrà della preparazione e dell’esperienza della dott.ssa Maria Bruna Moramarco, Psicologa Psicoterapeuta Dirigente Responsabile del Consultorio Familiare di Altamura e della testimonianza di Nino De Giosa, dell'associazione Uomini in Gioco che aderisce a Maschile Plurale che ha promosso l'appello "Prendiamo la parola come uomini" sul tema della violenza contro le donne. Sarà presente anche il dott. Pietro Silvestri, giudice del Tribunale Penale di Bari, al fine di spiegare quali strumenti appresti il diritto per la tutela delle donne vittime di violenza latu sensu intesa.

lunedì 27 settembre 2010

VOGLIO ANDARE A VIVERE...IN NORVEGIA




Quanto ci costa il gender gap?
Quanto pesa sull'economia il fatto che quasi una donna su tre lascia il lavoro al primo figlio perché mancano asili nido e perché il part-time o la flessibilità d'orario non esiste?
Quanto pesa la perdita di talenti, capacità, intelligenze femminili in politica e in economia?
Lo ha spiegato benissimo Presa Diretta.
Il prossimo datore di lavoro che licenzia (o fa dimettere) una donna che ha un figlio dovrebbe essere obbligato a guardare questa puntata per almeno cento volte...
Intanto...guardatela almeno una volta cliccando qui.

martedì 24 agosto 2010

CORPI ELETTORALI (FEMMINILI)




In Usa ha fatto scandalo (giustamente) la campagna denigratoria dei repubblicani che hanno pensato bene di operare il confronto tra le proprie candidate e le candidate democratiche basandosi sul parametro "bellezza" o meglio "sex appeal" (guarda il video)
Questa "oscenità" made in USA ci ricorda le parole del Silvio nazionale che inneggiava la presenza di belle figliole nel suo partito.
Mal comune mezzo gaudio?
Non proprio.
Non si tratta, infatti, come hanno replicato i repubblicani, di avere sense of humor ma di giocare sul solito cliché della donna che, se non ha un bel corpo, vale poco quanto nulla.
Sembra proprio che il gentil sesso debba subire in ogni caso una mortificazione: se è bella se ne esclude a priori l'intelligenza, se è bruttina o non rispondente ai canoni plastificati attuali è una povera repressa a cui è negato il bene supremo ovvero il sesso con un maschio.
A chi è rivolta questa simpatica campagna? All'elettorato maschile perché voti in base alle preferenze sessuali o a quello femminile che, a quanto pare, deve identificarsi nella bellezza in shorts o nelle tette in evidenza delle candidate?
Non ci risulta che la vittoria di Obama sia stata determinata dalla sua scintillante bellezza, ma l'attuale presidente ha un jolly da giocare rispetto alle candidate repubblicane: non è una donna.

venerdì 13 agosto 2010

Uomini che odiano le donne

dal sito: Un altro genere di comunicazione

Cinque date che spiegano il machismo

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Dopo l’ennesimo femminicidio vi incollo un’ articolo di Caterina soffici, nonchè autrice del libro “Ma le donne no. Come si vive nel Paese più maschilista d’Europa“.
Caterina Soffici da Il Riformista, 15 luglio 2010.

Quattordici donne uccise in quattro mesi (nove solo nell’ultimo) non possono essere il frutto del caso. I massacri dell’estate sono opera di uomini che non accettano di essere abbandonati. Uomini padroni per i quali la donna è una loro proprietà. Ex fidanzati che non riescono a rassegnarsi, ex conviventi rosi dalla gelosia, mariti che non sopportano l’autonomia della moglie. Le modalità sono diverse, il movento sempre lo stesso: il possesso.

Ora tutti a chiedersi: perché quest’ondata di violenza? Si sono definiti delitti passionali, ma la passione qui c’entra poco.

Altri pensano che gli uomini uccidano le donne per la paura di perdere anche solo alcune briciole di potere, minacciato dall’emancipazione delle donne moderne. Controllare le donne e sottometterle al proprio volere sarebbe uno degli ultimi totem del machismo, prima dell’ultimo fatale crollo sotto il peso del Viagra e dei trans.

Forse è così, e illustri criminilogi, psicologi e sociologi hanno sicuramente le loro buone ragioni per dire che l’uomo moderno è in crisi eccetera, la prevalenza del trans eccetera, l’agressività delle donne moderne eccetera.

Io credo che purtroppo la realtà sia ben peggiore. La radice di queste violenze è più profonda e radicata nella cultura, e va ricercata nella storia di questo Paese e in alcune date, che rilette oggi fanno impressione. Eccole:

- Fino al 1963 era in vigore in Italia il cosiddetto “ius corrigendi” che dava al marito il diritto di picchiare la moglie rea di aver commesso qualche errore (a suo insindacabile giudizio, basta che non andasse contro la morale comune).

- Fino al 1968 l’adulterio era reato. Per le donne fedifraghe era prevista la carcerazione fino a due anni, mentre gli uomini erano impuniti, a meno che la relazione extraconiugale non fosse di dominio pubblico. Era lecito cioè che l’uomo tradisse la moglie, basta che lo facesse in segreto, o almeno con discrezione, perché altrimenti offendeva la famiglia e la morale sulla pubblica piazza (non interessava l’offesa arrecata alla moglie).

- Fino al 1975 l’uomo aveva il controllo esclusivo della vita della famiglia ed esercitava la “patria potestà” su tutti i componenti, moglie compresa. La quale – per fare un esempio – non era libera neppure di scegliere il proprio luogo di residenza, essendo obbligata a seguire il coniuge ovunque lui la portasse (pena la denuncia per abbandono di tetto coniugale). Solo l’introduzione del nuovo diritto di famiglia ha abolito la potestà maritale e ha stabilito la parità tra i coniugi, riconoscendo a entrambi uguali doveri e diritti.

-
Fino al 1981 era in vigore in Italia il famigerato “delitto d’onore”. Secondo questa aberrante legge l’uomo che uccideva la moglie (o anche la figlia o la sorella) «nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della sua famiglia» aveva diritto alle attenuanti e a una pena limitata da tre a sette anni. Al contrario, la donna che uccideva il marito in circostanze analoghe, era condannata all’ergastolo.

- Ultima data, ma particolarmente significativa per la vicinanza temporale ai giorni nostri, è il 1996, quando dopo vent’anni di litigi, rinvii e tribolazioni è stata approvata la legge sulla violenza sessuale, che ha finalmente riconosciuto la violenza contro le donne un reato contro la persona e non più conto la morale.

Questa breve carrellata basterebbe secondo me a spiegare come sia ancora radicato negli uomini il concetto di possesso e di controllo sulle proprie compagne.

Quanti anni ci vogliono per cambiare la mentalità di un popolo? A leggere le cronache di questi giorni si deduce che quelli trascorsi dall’introduzione di queste leggi sono comunque troppo pochi per far capire che le donne non sono proprietà di nessuno.

lunedì 8 marzo 2010

Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?



Come rendere questo otto marzo meno retorico?
Tornando molto indietro alla ricerca di un modello di società in cui la cooperazione creava cultura e conoscenza, un mondo da cui avremmo moltissimo da imparare.
Abbiamo bisogno di una nuova narrazione del mondo e dei rapporti tra le persone e in particolare tra uomo e donna, abbiamo bisogno di ripensare gli stereotipi, riscrivere la comunicazione. Se metà del mondo non ha accesso ai centri decisionali, non può contribuire alla progettazione del futuro o può farlo solo con grandissime difficoltà, il mondo è due volte povero. Uomini compresi.

Dal blog di Jacopo Fo

Erano neri tutti i nostri antenati. Erano neri i primi colonizzatori dell’Europa, dell’Asia, dell’America e dell’Australia. Persero l’abbronzatura per via del freddo.
E furono nere le prime civilta' complesse che fiorirono lungo i grandi fiumi nelle aree dove il clima era piu' mite.
Queste civilta', iniziano a costruire opere notevoli tra il 7000 e il 3500 avanti Cristo. Possedevano una tradizione narrativa orale e conoscenze di astronomia, matematica, geometria, oltre a una grande capacita' di costruire canali, argini, terrapieni e di bonificare le paludi.
[...] I loro villaggi erano privi di mura difensive e nelle loro pitture e sculture troviamo la celebrazione della fertilita' della natura e non della guerra e dei potenti. Il fatto che le sepolture fossero simili per tutti i membri della comunita', donne comprese, ha fatto pensare che il ruolo sociale della donna non fosse sottomesso a quello dell’uomo.
Inoltre, la notevole presenza di immagini erotiche e rappresentazioni di seni e organi sessuali e' stato considerato come indizio di una civilta' improntata alla celebrazione del piacere piuttosto che del dominio. Queste civilta' sono state definite matriarcali. Alcuni ricercatori hanno pero' fatto notare che non si trattava di una situazione nella quale gli uomini fossero soggetti alle donne quanto di uno stato di parita' tra i due sessi. Questi ricercatori hanno cosi' coniato la definizione “societa' di partnership”, di potere condiviso, perche' piu' aderente alla realta'.
Per piu' di un secolo e mezzo l’esistenza di questa societa' e' stata negata dalla storiografia ufficiale e chi ne affermava l’esistenza veniva sbeffeggiato ed emarginato.
Ma oggi abbiamo una mole enorme di reperti provenienti da scavi che attestano l’esistenza in Cina, India, Medio Oriente e Egitto di societa' matriarcali fiorenti, che intrecciavano scambi commerciali su grandi distanze e che non ci hanno tramandato indizi dell’esistenza di una casta guerriera di maschi o di una centralita' culturale della guerra.
Questa civilta' creo' forme di protoscrittura basata su ideogrammi che ritroviamo uguali dall’Egitto all’India. Ad essa dobbiamo tutte le scoperte fondamentali: dal martello alla zappa, dalla rete da pesca all’agricoltura, alla ceramica, alla tessitura.
Fino al 3500 avanti Cristo registriamo continue migrazioni che hanno come epicentro l’Africa centro orientale e si diffondono in tutte le direzioni.
Ci sono notevoli studi che sostengono che le parole relative all’agricoltura di tutto il mondo abbiano una radice derivata dalle lingue San, africane.
Nelle steppe euroasiatiche, intanto, altri popoli si tempravano nella dura esistenza degli allevatori. Queste popolazioni, spinte dal bisogno di proteggere le greggi da belve e predatori, avevano sviluppato una forte aggressivita', capacita' militari, una societa' basata sulla forza del guerriero e la dominazione delle donne. Essi perfezionarono l’arco rendendolo atto a uccidere grossi animali e uomini e addomesticarono il cavallo trasformandolo in un potente strumento in battaglia.
A partire dal 3500 a C. questi guerrieri, che nei millenni erano diventati chiari di pelle, con narici piccole e labbra sottili, conobbero un’esplosione demografica [...]
La storia dei successivi millenni e' quella dello scontro tra queste due culture.



mercoledì 24 febbraio 2010

La TV fa male...alle donne

...qui la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi d'importanza minima.come per esempio informare dei programmi della giornata; ed è costretta a farlo in modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti. (P.Pasolini)

da: comunicazionedigenere.wordpress.com

La tv nel nostro Paese: quale percezione delle donne


Questo è lo spot della tim con la testimonial del momento Belen Rodriguez.
Lo spot utilizza ancora una volta il corpo femminile per vendere. Inquadrature a Seni, labbra, pantaloncini inguinali mentre calcia un pallone.
Sulle donne della realtà ho letto una bell’intervista…che condivido in tutti i punti. Parla in alcuni punti del processo di diseducazione che subiscono le nuove generazioni che diventano sempre più sessiste. Io inquadro il fenomeno come un mix tra causa ed effetto. Non c’è dubbio però che la rappresentazione delle donne in tv sia anche lo specchio del nostro Paese.
Il nostro Paese è sempre stato profondamente sessista (fino a pochi anni fa anche giuridicamente) e la televisione, la pubblicità utilizza rappresentazioni che sono presenti nell’immaginario comune.
Prendiamo come esempio il trattamento sessista riservato alle donne della tv, esso non è percepito ancora come tale, ma praticamente la norma. Se una donna in tv viene trattata come un oggetto sessuale non solo perchè nell’immaginario comune la sessualità è androcentrica ma la subordinazione delle donne e la loro discriminazione è molto frequente, immaginiamoci come lo è dietro le quinte: la maggior parte delle donne scosciate della tv,come le lavoratrici in generale subiscono ricatti sessuali.
Il problema grave è che la tv dovrebbe essere un mezzo rieducativo, non di consolidamento e il tramandamento degli stereotipi.
Infatti come dice la Cims, gli atti di violenza sessuale tra adolescenti sono in crescita (e questo è dovuto al fatto che ormai i ragazzini vedono le donne come oggetti sessuali disponibili) e le ragazze soffrono sempre di più di anoressia poichè quei modelli proposti vengono percepiti lontanissimi.
Un altro problema gravissimo è che a causa di questi stereotipi, le donne continuano a faticare ad essere prese sul serio e ad ottenere gli stessi incarichi dei loro colleghi maschi o gli stessi posti in politica e l’Italia continua a detenere gli ultimi posti nel mondo per quanto riguarda le Pari opportunità, poichè la tv promuove una percezione parziale delle donne.
Il problema è che ogni campagna rivolta per cambiare la situazione non ottiene visibilità mediatica e le proposte per un progetto per realizzare un osservatorio di genere come lo hanno in tutt’europa vengono continuamente ignorate, poichè le tv sono tutte in mano ad un uomo sessista che utilizza il corpo femminile per ottenere voti.
La tv mai come questi ultimi anni diffonde un vero e proprio odio verso le donne. La Rai, servizio pubblico, pagato con il canone sta mandando avanti una campagna che demonizza le donne che si separano.
La tv rispecchia una condizione femminile arretrata che è sempre stata presente nel nostro Paese fin dagli esordi della tv, ma il fatto gravissimo è che ultimamente la propaganda e la impone anche alle future generazioni e questo è un vero ostacolo alla modernizzazione del nostro Paese.

lunedì 8 febbraio 2010

La Puglia migliore. Anche senza le donne?




Risolvere il problema della rappresentanza di genere non è un tema da poco e le soluzioni semplici non esistono.
Le donne non sono una specie protetta a cui assicurare una sorta di "riserva indiana" della politica, ma è evidente che esistono muri trasparenti che ne impediscono l'accesso.
Ad una donna - nella politica e non solo - si chiede sempre qualcosa in più: possiamo essere rappresentat* da uomini incapaci, senza mestiere, puttanieri e cattolici con doppia famiglia ma dalle donne no.
Ci sembra strano, ci suona sbagliato: riuscirà ad essere una buona madre? Come farà suo marito senza di lei? Diventerà il suo segretario? A quanti l'avrà data per arrivare così in alto? E' ovvio che faccia carriera, è così brutta che non la sposerebbe nessuno...
Che tu sia bella o brutta, intelligente o mediamente stupida nella maggior parte dei casi non c'è posto per te.
La questione (spicciola ma veritiera) è che le pressioni culturali per auto-relegarsi ad un ruolo di marginalità sono fortissime e superarle e mettersi in gioco "come un uomo" richiede un surplus di coraggio e capacità di ingoiare rospi (forse bisognerebbe cominciare a mettersi in gioco "come donne").
A questo aggiungete la difficoltà di conciliare i tempi della politica (costruiti intorno agli uomini, come i tempi del lavoro) con quelli di un'eventuale famiglia e le preoccupazioni (spesso indotte) di essere madri degeneri se ci si occupa di altro oltre che della pappa del neonato e il gioco misogino è fatto.
Anche in Puglia, dove si è riusciti ad accettare un presidente omosessuale (chi l'avrebbe mai detto!) ma pare si faccia fatica a riconoscere la capacità politica delle donne (leggi l'articolo di Tonia Guerra -PRC).
Donne e uomini non sono uguali, ma dovrebbero avere pari opportunità di esprimersi se non si vuol perdere una ricchezza di confronto indispensabile per la crescita collettiva.
Le donne non sono mai state mute e hanno sempre (dovuto) trovare vie traverse per esprimersi, ma ora è tempo di parlare con la nostra voce e proporre le PROPRIE esigenze e adeguare la vita pubblica ai tempi delle DONNE.
In Puglia la referente del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune è una donna, Margherita Ciervo, ad Altamura la protesta contro il ripetitore di via Manzoni è partita dalle madri.
Nella nostra città è nata anche una lista di sole donne (Donne Protagoniste) che - se non si farà ingoiare da giochi di partito e di consenso e se saprà costruire un programma credibile (che ancora non è noto!)- potrebbe quantomeno sollevare l'attenzione sui temi di genere.
Gli spazi per la rappresentanza di genere esistono: riprendiamoceli!

p.s. Il movimento femminista, che ha - ovviamente - commesso i suoi errori, non va ripudiato come il demonio perché le donne che hanno lottato allora si battevano contro regole assurde (la galera per chi abortiva, la violenza sessuale come semplice delitto contro l'onore - altrui e non contro la persona) e per una maggiore dignità (il diritto ad una informazione seria sulla contraccezione, una maggiore libertà di espressione, la denuncia delle violenze familiari e non, il diritto di porre fine a relazioni matrimoniali insostenibili...).
A loro dobbiamo molto e con spirito critico dobbiamo coglierne le premesse per una stagione di diritti e di pari opportunità.

mercoledì 25 novembre 2009

FERMIAMO LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Segnaliamo la bella iniziativa dell'Associazione Donne Protagoniste organizzata in occasione della Giornata internazionale sulla violenza contro le donne. Si tratta di un convegno che si terrà oggi alle ore 18.30, presso la Sala convegni “Tommaso Fiore” in corso Federico II di Svevia, con il titolo “Per l’amore ed il rispetto”. Previsti gli interventi di Grazia Berloco, promotrice dell'associazione, di Rosa Cicolella, presidente Commissione Pari Opportunità della Puglia, Caterina Acquafredda, Direttrice Carcere di Altamura, Milena Matera, assessore ai servizi sociali di Santeramo, Maria Bruna Moramarco psicologa. Modera la giornalista di Antenna Sud, Rosy Coviello. E' prevista inoltre la partecipazione del ten. col. Giuliano Polito, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri di Bari.
Durante l’evento sarà proposta l’istituzione di un numero verde anti-violenza operativo 24 ore su 24 al quale le donne che si rivolgono potranno ottenere gratuitamente consulenza legale e supporto psicologico e saranno raccolte firme ed adesioni per l’apertura di un Centro antiviolenza per le Donne ad Altamura.



da zeroviolenzadonne.it
Le ricorrenze sono sempre ambigue, una specie di Giano bifronte: vengono istituite per ricordare fatti ritenuti importanti per la collettività e, al medesimo tempo, come alibi per tornare a seppellirli nel privato lungo tutto il resto dell’anno. Così è anche per il 25 novembre, Giornata internazionale sulla violenza contro le donne, che accende per un giorno i riflettori sulla macabra rassegna di maltrattamenti, persecuzioni, omicidi in famiglia, stupri dentro e fuori casa, per lasciarli poi transitare quotidianamente sulla stampa in brevi notizie di cronaca, tra l’indifferenza crescente e l’assuefazione rassegnata.
Sono già passati alcuni anni da quando hanno cominciato a diffondersi dati allarmanti sulla quantità di donne che hanno subito violenza per mano di famigliari. Le reazioni non sono mancate, per le strade delle città sono ricomparse manifestazioni che non si vedevano da decenni. In tempi più recenti, dietro l’incalzare di vicende politiche marcatamente rivelatrici del rapporto tra sesso e potere, e nel moltiplicarsi di aggressioni a sfondo sessuale, sono tornate in uso parole come sessismo, patriarcato, femminismo, omofobia, lesbofobia, transfobia. Di maschile e femminile, corpo e politica, si parla molto più che in passato, ma restando pur sempre nell’ordine rassicurante di un privato che diventa inaspettatamente pubblico, di un malcostume individuale a cui si contrappone l’ “onesto” vivere della maggioranza degli uomini.
Nessun dubbio, nessuna incrinatura sembra scuotere la corazza di neutralità dietro cui la cultura maschilista dominante nel nostro Paese continua a pensarsi non toccata in quanto tale.
E’ per questo che anche una data, un appuntamento annuale, come la manifestazione che si terrà a Roma il 28 novembre, accanto a una molteplicità di altre iniziative diffuse sul territorio nazionale, si può permettere di sfidare la ritualità, riempiendola di una parola pubblica inusuale e di presenze femminili non riducibili ai modelli televisivi. Le ragioni per “tornare in piazza” sono tante e diverse quanto sono oggi le prospettive da cui le donne, impegnate singolarmente e collettivamente in pratiche di contrasto al dominio maschile, guardano la realtà sociale. Le molte facce della violenza, che sta avvicinando sempre più, nell’odio per il “diverso”, le donne e gli immigrati, emergono incontestabilmente dall’impegno di chi opera nei centri antiviolenza e nei consultori, di chi si occupa di prostituzione e di carceri, di chi interviene sulle questioni del lavoro, di chi, come i collettivi femministi e lesbici, nati da alcuni anni in molte città, mantiene un osservatorio e presidi permanenti sui processi per omicidi famigliari e sulle condizioni delle donne nei Centri di Identificazione e Espulsione. Si tratta di pratiche e saperi che si muovono ancora separatamente, con la frammentarietà che deriva dal doversi collocare in un ambito specifico, ma aggravata anche dal fatto che i mezzi di informazione li ignorano. Manifestare insieme non basterà a comporre in un unico disegno la figura di un dominio che ha radici così lontane nel tempo e parentele invisibili nella vita psichica di vittime e oppressori. Ma è comunque l’occasione per conoscenze e accomunamenti imprevisti.
[...] La novità importante della Giornata sulla violenza contro le donne è quest’anno la manifestazione indetta dalla associazione Maschile/Plurale e dalla rete nazionale dei gruppi “impegnati non solo contro la violenza ma per la costruzione di una critica dei modelli dominanti di ‘virilità”, “per un’altra civiltà delle relazioni tra persone, libera dalla paura e dal dominio”. Nel comunicato stampa si sottolinea che non si tratta di “un mero gesto di solidarietà”, ma che al centro c’è “una questione maschile”, che ha bisogno “di una parola e di una pratica maschile pubblica”.

Lea Melandri

mercoledì 28 ottobre 2009

PD: Puttane le Donne, lo stupro non esiste

"Per le donne di Montalto di Castro è peggio di Kabul sotto i talebani, quello che sta succedendo attorno alla ragazza stuprata ricorda una caccia alla strega medievale con tanto di rogo", così commenta una donna di Montalto che ha visto la trasmissione di canale 5 "Buona Domenica". Nel pomeriggio domenicale milioni di telespettatori hanno assistito al collegamento con Montalto di Castro dove, due anni fa, un branco di otto ragazzi ha violentato una quindicenne. Hanno visto i volti e ascoltato le voci dei cittadini, tutti uniti attorno agli stupratori, concitati, urlanti, spesso violenti.[leggi tutto]

PROCESSO PER STUPRO, TRENT'ANNI DOPO DOPO

da: Femminismo a sud

Questo è quello che accade oggi a proposito degli stupratori di Montalto di Castro. Saltiamo le considerazioni sul programma televisivo e sulle presenze in studio. Potete immaginare qual è la nostra opinione. Ci concentriamo su quello che succede a Montalto di Castro. Questo è cosa simile a quanto è accaduto in un'altra occasione della quale è bene ricordare. Era Bologna e noi non dimentichiamo di abbracciare Angy.

Questo è "Processo per stupro". Risale al 1979. Potete scaricarlo per intero a partire da QUI. Diteci se da allora ad ora è cambiato qualcosa.

martedì 13 ottobre 2009

No al burqa nelle scuole:minigonna verde-lega per tutte



Carfagna: "Vietare il burqa nelle scuole, simbolo di sottomissione delle donne"
Il prossimo anno scolastico prevederà l'obbligo di minigonna verde-lega e tette al vento con un lustrino azzurro-forza italia.

Dall'esportazione della democrazia all'imposizione dell'abito.
L'unico effetto sicuro di questo provvedimento sarà l'evasione scolastica delle ragazze con il burqa, soprattutto di quelle costrette a portarlo dalle famiglie.
Non basta togliere (di peso) il burqa alle donne, bisogna educarle al rispetto di sé e alla libertà di scelta.
La sottomissione delle donne ha molte forme: passa dal burqa ma anche dalla minigonna inguinale per stare in tv, perché se è vero che la bellezza non è un peccato, non può neppure essere l'unico canale attraverso cui la donna viene percepita o peggio attraverso cui può affermarsi.
La sottomissione è anche un paio di occhiali da sole che nascondono l'occhio nero della violenza domestica. Anche se sono firmati Gucci.
Quando si smetterà di parlare di particolari (per quanto terribili) per concentrarsi sull'essenza della parità di opportunità e della libertà di scelta femminile?
A nessuno di noi piace l'usanza barbara del burqa (che non ha nulla di "religioso" visto che il Corano impone solo un velo che copra i capelli), ma crediamo che non basti imporre di non portarlo a scuola o in altri luoghi pubblici perché queste donne tornino libere.
Si tratta solo di un modo per evitare di vedere il problema, perché - diciamolo chiaramente- a noi queste donne infagottate ed invisibili fanno paura come l'uomo nero!
E allora anzicché cercare soluzioni per favorire l'autodeterminazione (che possono passare anche attraverso provvedimenti restrittivi ma verso chi IMPONE il burqa non contro chi è costretta a subirlo) si preferisce far scomparire il problema dalla visuale. Occorerebbe, al contrario, dare sostegno alle donne costrette a "scomparire" fisicamente (e non solo) da mariti, padri, fratelli o fidanzati, finanziare i centri anti-violenza dove possano trovare riparo, dare effettività alle norme che sanzionano le compressioni della libertà femminile ed educare al rispetto della diversità. Di genere e non solo.
Occorrono risposte serie perché uomini e donne (no, non parliamo di quelli di Maria De Filippi) costruiscano una società in cui sia possibile essere persone libere - il più possibile - da stereotipi culturali, in grado di trasformare la propria indubbia diversità in un vantaggio cooperativo, non in uno strumento di competizione/oppressione.
Il burqa è un simbolo: solo la donna che lo porta può davvero toglierselo di dosso e insieme al diritto di mostrare il suo volto, conquistarsi il diritto di pensare, agire, parlare su un piano di parità con gli uomini.
Vallo a spiegare alla Lega.

venerdì 25 settembre 2009

MISS POLITICA



La giunta provinciale di Taranto è stata annullata perché non rispetta le quote rosa così come dispone il regolamento dell’ente. Lo ha deciso il Tar di Lecce che ha ordinato al presidente della Provincia, Gianni Florido, del Pd, di modificare la giunta entro trenta giorni in modo da assicurare la presenza di entrambi i sessi nell’esecutivo, composto ora da dieci assessori, tutti maschi.
“Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo (non si sarà confusa con l'orgasmo?!?), a prescindere dalle quote rosa (meglio le quote letto), alle quali sono sempre stata contraria” ha commentato il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. “Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”.
Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino “Città futura”, promotore in passato di un referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva.
Fonte: Repubblica.it

Putroppo le quote rosa non bastano a garantire "le pari opportunità". Non basta esserci, bisogna incidere.
Guardiamo - ad esempio - alla nostra città: ci sono due consigliere (Angela Cornacchia e Angela Miglionico) componenti della Commissione Pari Opportunità, nessun assessore donna e se si dà un'occhiata al sito del comune di Altamura - sezione Pari Opportunità si scopre che quasi nulla è stato fatto. All'attivo ci sono solo un convegno datato 2007 sulla violenza contro le donne (evento unico dopo il quale probabilmente la violenza è stata debellata senza che noi ne sapessimo nulla) e il mese della donna nel 2009 (un mini dibattito, un film, una rappresentazione teatrale e un concerto perché le donne che riflettono troppo sono pericolose).
Alla faccia della parità.

p.s. consoliamoci: Miss altamura 2009 rappresenterà tutte le donne di questa città soprattutto per le sue qualità interiori, in mostra tutto l'anno!

Riportiamo e condividiamo dal blog FEMMINISMO A SUD
Perchè a noi non interessa coprire le donne, ma ci interessa che possano continuare a spogliasi senza dover indossare il burqa di una estetica imposta, contraffatta dai programmi di grafica, non corrispondente al 95% della popolazione mondiale. [...] Censurare i programmi televisivi in cui le donne sono considerati oggetti non avrebbe suscitato lo stesso dibattito promosso grazie al documentario "Il corpo delle donne" che di quei programmi ha dato una lettura alternativa. Quello che vogliamo dire è che non serve cancellare quello che esiste a meno che non sia il revisionismo di pagine, mezzi, strumenti collettivi. Serve una offerta alternativa che modifichi l'immaginario e che orienti la cultura in senso differente. Serve il coinvolgimento in azioni dirette di tutte le donne e gli uomini che sono stanchi e stanche di vedersi rappresentati in modo sbagliato, non corrispondente alla realtà, per motivi commerciali.
Il punto vero non è la pubblicità ma quello che sta all'origine della questione ovvero l'utilizzo dei corpi per vendere, persuadere, fare cambiare idea, indurre persino a dare un voto alle elezioni. Come si fa a spegnere tutto questo? Come si fa a spegnere con un solo click una mentalità che è responsabile di stupri e violenze e che mostra in tutta la sua drammaticità l'assoluta mancanza di etica del liberismo economico interpretato dalle aziende, dalle imprese, dalle corporations?


martedì 15 settembre 2009

Lettera aperta alle donne



Riportiamo con piacere alcuni stralci della lettera aperta alle donne apparsa oggi sul corriere.it a firma di Maria Laura Rodotà.
La libertà non è un concetto che si può calare dall'alto e neppure l'autostima o la consapevolezza di genere. E' necessaria una riflessione condivisa che coinvolga anche gli uomini ma parta dalle donne. Anche ad Altamura, dove le consigliere stanno larghe sulle dita di una mano e nulla di signficativo si vede all'orizzonte per migliorare la condizione femminile, anzi. Vista la deriva del maggior partito italiano (che ha sbancato anche ad Altamura) non vorremmo che nelle liste per le prossime comunali si guardasse più Miss Altamura che l'elenco delle neo laureate che stanno pensando di emigrare.

Care donne italiane, o meglio ca­re donne italiane che cominciano a discutere di deriva maschilista-mi­sogina nel nostro Paese e dell’im­broglio sesso-politica che sta im­bambolando la nostra repub­blica, che si preoccupano della video-velinocrazia che condiziona le nostre vite di mature (invisibili) e giovani (preferibilmente scollate); care tutte, che si fa?[…]

Corpi vili?

Perché è da vari mesi, dall’inizio del caso Berlusconi-Noemi-e poi al­tre, che parecchie donne provano un senso di umiliazione collettiva. È da ancora prima che qualcuna mo­stra segni di intolleranza attiva. Al­l’inizio dell’anno è uscito un docu­mentario, Il corpo delle donne di Lo­rella Zanardo, prima presentato in eventi semicarbonari, poi mostrato da Gad Lerner all’ Infedele , ora feno­meno sul Web: è un rapido e terrifi­cante montaggio-sovrapposizione di immagini tv che lascia tramortite davanti a un evidente modello di Femmina Unica raggiungibile solo a furia di diete, reggiseni. Poi i corpi sono diventati veri, di ragazzine che dicevano papi, di escort nel letto grande, eccetera. Poi ci sono le ragazze della tv, va da sé.

Studiose all’attacco
Ma ci sono anche le quasi-ex ra­gazze dell’università, in genere espa­triate.
Come […] Michela Marzano, apprezzata filoso­fa a Parigi: «Perché tante donne cre­dono che il solo modo per emergere sia quello di ridursi a oggetti di pul­sioni, contemplate per il corpo-fetic­cio che incarnano, e ridicolizzate per la loro incompetenza professio­nale davanti alla telecamera? Quale libertà resta oggi alle donne in un Paese in cui il potere in carica propo­ne loro un modello unico di riuscita e di comportamento?». Conclude Marzano: «Facciamo, allora, in mo­do che il ventunesimo secolo, col pretesto di essere 'alla moda', non sia la tomba di tutte le conquiste femminili del secolo scorso». C’è chi dice «allora scendiamo in piaz­za ». E chi ironizza.

Veline e velini
Come Nicoletta Tiliacos, femmi­nista storica e penna del Foglio , che attacca «la piattezza di questa ver­sione vittimistica e irreale della “donna italiana silenziosa”». Inter­pellata, Tiliacos precisa: «Altro che silenzio, sono anni che non sentivo discutere tanto. Se dobbiamo pole­mizzare sulla cooptazione in politi­ca, parliamo di veline ma anche di velini. E poi non stiamo parlando di donne passive, ma di donne che fanno delle scelte. Intorno ai palaz­zi del potere ci sono sempre state le garçonnières. Se ora le ragazze vo­gliono uscire e diventare deputate, non mi scandalizzo». Anche se sui media di centrodestra però c’è chi si scandalizza, e come. C’è Sofia Ventura, professore di scienza della politica a Bologna, autrice di un ar­ticolo sul velinismo per la fondazio­ne finiana FareFuturo che in prima­vera ha scatenato risse. Ventura vorrebbe più indignazione, e più trasversale: «Ho visto Il corpo delle donne insieme a un gruppo di stu­denti di Sciences-Po a Parigi. Erano tutti inorriditi. Ho discusso alla Fe­sta democratica di Bologna. E tra le dirigenti Pd ho trovato molto benal­trismo, molto conformismo detta­to dalla fedeltà ai leader. Che in Ita­lia sono maschilisti».

L’autostima bassa

Sono maschilisti, di sicuro. Ma le donne italiane, sembrano registra­re il più basso tasso di autostima nel mondo occidentale. Tengono la tv accesa, non badano alle bellezze bipartisan, non si arrabbiano per non passare per matte. Anche le po­litiche. […]
Un nuovo femminismo?
«Io non sono pessimista», cerca di tirar su il morale Eva Cantarella, storica del diritto. «Perché ricordo il vecchio femminismo. Si era in po­che, e bisognava convincere la stra­grande maggioranza delle donne, quelle che erano chiuse in casa e di­cevano “ma io non sono discrimina­ta”. Ed è successo, e molto è cambia­to. Certo, ci vuole molto tempo, e un’attività capillare. Per questo non sono contraria a scendere in piazza. In una fase in cui siamo tutti incate­nati agli schermi, la parola pubblica sarebbe la vera novità. […]

domenica 8 marzo 2009

La mimosa e lo sputo



Oggi otto marzo offro la mia mimosa alle donne offese e lo sputo alla stupidità dei maschi senza vergogna che osano mancare di rispetto alle loro compagne.
Oggi rido della volgarità delle ronde che vorrebbero risolvere il problema della nostra sicurezza con la violenza delle mani e dei bastoni.
Mi chiedo: chi farà parte di questi gruppi?
Chi vorrà difenderci ci offrirà la compagnia in una strada poco sicura, chi vorrà sfogare frustrazione e rabbia si organizzerà per colpire chiunque non sia italiano e si avvicini ad una delle "sue" donne.
Ho conosciuto una ragazza violentata da un membro della sua famiglia,
una ragazzina stuprata da un coetaneo,
una donna picchiata per non aver voluto concedere il corpo.
Dovrei forse tirare un sospiro di sollievo perché non si tratta di stranieri?
Dov'è la reazione sociale quando una donna viene picchiata dal proprio compagno di vita? Dove la solidarietà a chi viene costretta a rapporti non voluti? Davvero credete che gli stupratori siano sono stranieri e ragazzi "sbandati"? Anche sotto la giacca e la cravatta può nascondersi un porco e le donne lo sanno bene.
E' la loro voce che vorrei si alzasse quando i politici parlano di stupri.
Devono ascoltare le nostre esigenze perché loro non sanno e non sapranno mai cosa vuol dire portarsi addosso l'odore di chi ha creduto di possederti perché ti ha trafitto il corpo.
Non voglio essere difesa ma imparare a difendermi.
Voglio ricordare quanto valgo, essere orgogliosa di quello che sono, camminare accanto al mio compagno e non un passo indietro.
Femmina in latino è "chi vale meno".
Io voglio essere donna.