sabato 27 agosto 2011

Manovre armate e proposte disarmanti



















Padre Alex Zanotelli è uno di quei pochi italiani che non vanno mai in ferie. Nell'agosto del 2008 fu tra i primi a denunciare le insidie del famoso art. 23 bis (oggetto dell'ultimo referendum).
Oggi il missionario comboniano, con la franchezza che lo contraddistingue denuncia lo spreco di ben 27 miliardi di euro per la spesa militare: si tratta di mezza finanziaria!

Armi, soldi e silenzi

È mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali, resi noti lo scorso maggio dall'autorevole Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli Ufo spenderemmo tanti soldi a difenderci!

È mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari.

A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma : "L'Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali..." (art.11). E invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell'Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette "guerre al terrorismo", costate solo agli Usa oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell'Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo Usa ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.

Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta: né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folli somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte? E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d'armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Finmeccanica, l'Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l'Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.

E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all'estero. Non dimentichiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro.

È un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi, iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un'Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.

E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.

Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.
Che vinca la Vita!

Alex Zanotelli

Per sottoscrivere l'appello


Nigrizia - 25/08/2011

giovedì 25 agosto 2011

Shkùte 'ngìele ca 'mbàcce te vène



La notizia è rimbalzata qualche giorno fa, ma l'allarme lo avevano lanciato alcune associazioni attente all'ambiente della basilicata: l'acqua contenuta nell'invaso del Pertusillo (quella che rifornisce gli acquedotti di puglia e basilicata) sarebbe contaminata da scarichi fognari che, attraverso il Sinni, arrivano nell'invaso. In breve: ci sarebbero alcuni Comuni con depuratori malfunzionanti che riversano nei corsi d'acqua liquami non depurati (leggi qui).
Si ripropone pari pari la storia del depuratore di Altamura in contrada Sgarrone, quello che - come denunciato più volte dai nostri cugini materani - non funzionerebbe correttamente
(leggi la storia del depuratore di Altamura su falconaumanni.it).
I lucani giustamette si incazzano, ma qui il fronte è un altro.
Un proverbio altamurano dice:
Shkùte 'n gìele ca 'mbàcce te vène (trad: se sputi verso il cielo ti torna in faccia).
Qui ovviemente non si parla di sputi ma di fogna, la stessa che, attraverso centinaia di scarichi abusivi nella falda, ha reso imbevibile l'acqua dei pozzi che circondano Altamura. La Putta, la Rossa, Vuccolo sono solo alcuni nomi di contrade fuori Altamura le cui fonti, i cui pozzi, le cui acque non sono più potabili da diversi anni.
Quella stessa fogna ci cadrà in testa tra qualche anno, quando ci accorgeremo che la "terra sitibonda" di cui parlava Orazio, in realtà l'acqua ce l'ha. Nascosta ma c'è. Inquinata, ma c'è.
E allora saremo nella merda, in ogni senso.


martedì 23 agosto 2011

ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN


Lo immaginavamo, purtroppo. Con la scusa di far quadrare i conti e con la manovra finanziaria "Lacrime e Sangue" (per i soliti noti) si vuole cancellare con un colpo di spugna lo straordinario risultato dell'ultimo REFERENDUM. Agosto è il mese delle vacanze, è il mese in cui i movimenti abbassano un po' la guardia...
La campagna referendaria ci ha sottratto tante energie, ma STA ANCORA A NOI impedire la svendita della nostra quotidianità (acqua, energia, trasporti, rifiuti, beni demaniali...)

GIRATE QUESTO COMUNICATO A CHIUNQUE DI VS CONOSCENZA!!!


ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN

Dal "rumore mediatico" che gli schieramenti politici stanno provocando sembra che emergano due posizioni nette:

1) la Regione Puglia, recependo la volontà degli elettori (espressa nel referendum del 12-13 giugno), vuole ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A. mediante una legge regionale;

2) il Governo nazionale, ignorando quella stessa volontà, vuole impedirlo.

Se le apparenze non ingannano, abbiamo quindi da un lato i "buoni" e dall'altro i "cattivi": situazione chiarissima. Il problema però è che qui le apparenze ingannano, eccome!
Intendiamoci: l'atto del Governo nazionale non è assolutamente condivisibile, in quanto, cercando di aggrapparsi a tutti i possibili appigli giuridici, mira di fatto a conservare lo "status quo" e, quindi, a ignorare la volontà degli elettori.
Però, detto questo, non abbiamo ancora fatto chiarezza fino in fondo, in quanto i processi in atto travalicano il mero rapporto fra una Regione e il Governo nazionale e vedono coinvolti molteplici soggetti e interessi che, giocando su più fronti, non sono immediatamente riconoscibili.

La legge regionale pugliese in questione, nel pronunciarsi in merito alla forma giuridica che il nuovo acquedotto "ripubblicizzato" dovrà assumere fa riferimento a una vaga “azienda pubblica regionale”, che non è prevista in quella forma dalla legislazione italiana.

Le ripetute richieste di chiarificazione su questa “vaghezza” del testo di legge, da parte del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno per ora ricevuto l’assicurazione che la forma giuridica sarà quella di “azienda speciale” dal capogruppo di SEL alla Regione Puglia, ma ancora (e benché sollecitate) non vi sono dichiarazioni ufficiali in tal senso e il ricorso del Governo nazionale rischia di creare ulteriori elementi di confusione.
Inoltre, non possiamo non ricordare che il testo originario del disegno di legge regionale, concordato con i rappresentanti del Comitato pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, qualificava esplicitamente il servizio idrico integrato come "servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica", sottraendolo, quindi, di fatto e di diritto alla disciplina della concorrenza e di conseguenza alla competenza statale. Nel testo definitivo, per volontà del legislatore regionale, quella chiara specificazione è stata soppressa e tale soppressione, alla luce dei fatti, non è stata priva di conseguenze, visto che proprio alla tutela della concorrenza si appella ora il Governo, per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, in quanto tutto ciò che attiene ai mercati e alla concorrenza è di competenza statale.
Possiamo parlare di autogoal del Consiglio regionale, in questo caso?

Il fatto che la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in questo caso di quello pugliese, incroci percorsi del tutto opposti lo si evince dal moltiplicarsi di iniziative ed eventi apparentemente “innocenti”, i cui attori e promotori sono tutt’altro che neutrali.

Basti pensare al fatto che l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A., in compagnia di società come Hera S.p.A., Acea S.p.A., di multinazionali come Veolia, ecc., risulta essere fra gli sponsor del "Festival dell'Acqua", fortemente voluto e organizzato da Iren S.p.A. e Federutility. Qualcuno può pensare che Federutility (nella cui giunta esecutiva, per inciso, vi è anche Ivo Monteforte, Amministratore Unico di AQP S.p.A) condivida le posizioni di chi, ritenendo l'acqua bene comune dell'umanità, chiede coerentemente che venga gestito come tale, e non come merce? Sul serio?
La nostra impressione, studiando la situazione in atto, è che dopo i risultati referendari, coloro che sono contrari a qualsiasi ipotesi di ripubblicizzazione reale del servizio idrico, lungi dall'essersi arresi alla volontà dei cittadini - poiché il capitale e gli interessi che suscita difficilmente si arrendono - stiano lavorando attivamente a un "piano B", per salvare il "salvabile" (secondo il loro punto di vista). E così, se il "piano A" - ovvero la privatizzazione pura e semplice del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici - risulta ormai impraticabile, con gran dolore di chi lo aveva architettato e difeso (Confindustria, ma non solo), i suoi precedenti sostenitori possono trovare conveniente giungere a una sorta di "intesa operativa" coi sostenitori attivi del "piano B" (per esempio Federutility), che punti al "male minore" (sempre secondo loro), ovvero la difesa delle gestioni miste e delle S.p.A., come una sorta di "linea del Piave", oltre la quale non far assolutamente passare le idee e i progetti di concreta ripubblicizzazione.
Se le cose dovessero stare davvero così come pensiamo, potrebbero esserci aree di convergenza, e di "intesa bipartisan", fra i "privatizzatori" liberisti attualmente al governo in Italia e settori dei "riformisti" di centrosinistra; e il testo sul quale potrebbero effettivamente, nell'immediato futuro, convergere consensi bipartisan (magari dopo qualche schermaglia "scenografica", per salvare le forme) è già pronto in realtà, ed è la proposta di legge del PD.

Non vogliamo pensare che l'atto con il quale il Governo nazionale ha impugnato la legge regionale pugliese faccia parte del fuoco di sbarramento che serve per creare le condizioni necessarie a questa intesa bipartisan. Eppure troppi dati ci portano a ritenerla un'ipotesi fondata.

In una situazione come questa, a buon diritto il Comitato pugliese "Acqua bene comune" rifiuta nettamente di farsi strumentalizzare da chi fino a ieri era contrario alla ripubblicizzazione; le nostre osservazioni critiche e i nostri rilievi in merito alla legge regionale, e al comportamento delle istituzioni pugliesi, non implicano alcuna vicinanza o "collateralità" rispetto alle posizioni del centrodestra liberista. Ma d'altra parte non vogliamo neppure passare come sostenitori di una rappresentazione "fiabesca" della realtà, ridotta a una lotta più o meno edificante fra "buoni" e "cattivi".

Non ci interessa fare da supporto, come attori o comparse, alle strategie comunicative altrui, né fare da testimonial in più o meno ben orchestrate campagne di marketing elettorale. Il nostro ruolo è altro e diverso, e ben lo conosce chi ha seguito in questi anni il nostro lavoro sul territorio: informarsi, informare, continuare incessantemente a mettere alla prova le istituzioni circa la loro capacità di tradurre le intenzioni e gli annunci in atti concreti.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

martedì 26 luglio 2011

Forze vecchie e stronzate nuove



Stendere uno striscione abusivo dinanzi al centro interculturale per rivendicare il diritto degli italiani (soltanto "agl'italiani") è segno di visione parziale e anacronistica del mondo che ci circonda. Un decennio di leghismo condito con celodurismo e notiziari che fanno leva sulla PAURA del diverso, dello straniero hanno (ri)portato un clima di xenofobia, intolleranza e razzismo nel nostro paese. Ma fin qui...
Aggiungeteci la sconcertante idea di fare proseliti strumentalizzando anche la morte della cantante britannica Amy Winehouse (leggi qui) ed avrete ancora più chiaro il quadro ideologico di questi soggetti che hanno finanche promosso i referendum sull'acqua, ma senza evidentemente capire che l'acqua è un paradigma culturale (e non potrebbe essere diversamente) non una battaglia settoriale per difendere i privilegi di uno stato o di una razza a danno degli altri.

Essere per l'acqua pubblica è molto di più di una dichiarazione di principio: significa concepire l'intero pianeta in termini di relazioni. Tutto è in relazione con tutto: non esiste l'acqua "mia", non esiste il "mio" diritto alla salute! Dire no alla mercificazione dell'acqua significa concepire l'uomo come parte integrante del ciclo dell'acqua: gli uomini (tutti) sono parte dell'incessante ciclo dell'acqua.
Chi glie lo spiega a questi che nel 70% del loro corpo potrebbe scorrere il sudore di pelli scure degli abitanti dell'Africo sub-sahariana, le lacrime degli occhi stretti cinesi... la saliva degli arabi o l'urina degli ebrei?

Abbiamo motivo di pensare che questi atteggiamenti razzisti non sempre si trasformano in comportamenti razzisti soprattuto quando si hanno davanti le persone... diverse, di colore, di diversa religione... soprattutto quando ci soffermiamo a pensare che quelli che oggi chimiamo extracomunitari altro non sono che una replica di quello che sono stati i nostri nonni e bisnonni quando emigravano alla MERICA perchè sognavano un futuro migliore.
GUARDA QUESTO VIDEO e fallo girare...

domenica 24 luglio 2011

promiSELand



Il Comitato Pugliese AcquaBeneComune-Forum Italiano Movimenti Acqua è stato ricevuto (per la seconda volta in un mese) dal gruppo SEL del Governo Regionale.
I consiglieri regionali Losappio e Ventricelli incontrano i referenti del Comitato e si mostrano "convinti" nella volontà di concertare alcuni punti del Regolamento tenendo presenti quelli che erano gli elementi qualificandi del ddl prima che che venisse emendato da Amati:
- diritto all'acqua;
- forma giuridica: ente di diritto pubblico (non SPA o miscugli che delegano ai privati);
- partecipazione di cittatini, movimenti e lavoratori alla gestione...

Sebbene ci ritroviamo dinanzi a promesse è sicuramente meglio delle non-risposte ricevute durante la votazione del ddl il giorno dopo il referendum... Oggi però, è necessario andare oltre le promesse
- cominciate nel gennaio 2009 (era l'epoca delle primarie, ricordate?)
- seguite dalle promesse pre-elettorali
- rifatte nel post-elezione,
ma non mantenute.

La TERRA promessa, evidentemente, non c'entra, anche perchè parliamo di ACQUA.

Comunicato stampa

Il 20 luglio scorso, il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” - Forum Italiano Movimenti per l’Acqua ha incontrato il Gruppo di SEL alla Regione. L’incontro è stato occasione, da parte di SEL, per rispondere ad alcuni quesiti sollevati dal Comitato nel corso del precedente confronto del 29 giugno.

A tale riguardo, si prende atto del convincimento del capogruppo Losappio e del Consigliere Ventricelli che il governo regionale procederà a modifiche statutarie e a procedimenti amministrativi attraverso i quali dovrebbe essere mutato lo status giuridico dell’AQP da S.p.A. ad Azienda Speciale e della volontà di “concertare” alcuni dei punti “qualificanti” del Regolamento come quello riguardante le forme di gestione pubblica partecipata dell’AQP da parte dei cittadini e dei lavoratori.

Tuttavia, il Comitato Pugliese – alla luce di quanto sancito nell’Assemblea del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua dello scorso 2 luglio a Roma - ritiene indispensabile una dichiarazione ufficiale del Governo regionale su quanto anticipato dai consiglieri.

Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” ha ribadito la necessità che, anche alla luce del risultato referendario, i temi da sempre sottolineati dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, sin dal deposito presso la Camera della Repubblica nel luglio 2007 della legge di iniziativa popolare (gestione pubblica e partecipata del SII – esclusione del profitto dall’acqua – diritto al quantitativo minimo vitale), non rimangano solo degli auspici o vuote enunciazioni di principio ma si traducano in atti concreti:

  1. che l’AQP cessi di essere una società di capitale di diritto privato e torni ad essere finalmente un soggetto di diritto pubblico;
  2. che tutte le attività afferenti il Servizio Idrico Integrato siano realizzate in proprio dal nuovo soggetto, non escludendo pertanto dalla ripubblicizzazione le Società a Responsabilità Limitata (AQP Pot s.r.l. e PURA s.r.l.), attualmente controllate da AQP S.p.A., che oggi gestiscono la potabilizzazione e la depurazione;
  3. che il principio, enunciato nella legge, di “Gestione Pubblica e Partecipata” sia reso efficace e non rimanga una mera narrazione;
  4. che si superi l’equivoco di avere legato gli investimenti e l’esigibilità dei fondi per il diritto all’acqua e di solidarietà internazionale a un ipotetico avanzo di gestione il cui perseguimento, peraltro, è in contrasto con l'obiettivo del pareggio di bilancio al quale l’acquedotto pugliese sarebbe legalmente obbligato qualora dovesse effettivamente assumere la natura di soggetto di diritto pubblico;
  5. che, anche con il concorso degli altri soggetti istituzionali coinvolti, si dia applicazione all’esito referendario di esclusione dalla tariffa della remunerazione del capitale e si avvii un percorso che garantisca realmente per tutti l’accesso al quantitativo minimo vitale.

In attesa di una dichiarazione ufficiale del Governo regionale, il Comitato pugliese rinnova la propria disponibilità a fornire, nel corso della redazione del regolamento e dello statuto di AQP, il proprio concreto contributo perché si giunga al migliore recepimento dei principi sopra richiamati, così chiaramente espressi dal voto referendario, e per superare gli aspetti giuridicamente e politicamente più controversi della legge regionale.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
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Segreteria del Comitato Referendario Pugliese "2 SI per l'Acqua Bene Comune"

martedì 19 luglio 2011

L'AGENDA ROSSA e il POPOLO di BORSELLINO



Oggi non potevamo non ricordare il giudice Paolo Borsellino. Oggi è 19 luglio. Il 19 luglio di 19 anni fa (1992) io avevo 19 anni e ricordo l'angoscia, il buio in cui piombò l'Italia che già un anno prima aveva vissuto l'assassino di Giovanni Falcone.
Nella strage di via d'amelio oltre al giudice morirono gli agenti Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Nei minuti successivi all'esplosione l'agenda rossa di Paolo Borsellino è misteriosamente scomparsa. Quell'agenda conteneva informazioni chiave per la lotta alla mafia.
L'agenda rossa di Borsellino è il simbolo del popolo delle agende rosse che, guidate da Salvatore Borsellino, nel 2009 organizzò una grande manifestazion a roma (c'eravamo anche noi, GUARDA IL VIDEO) al grido di: FUORI LA MAFIA DALLO STATO. Oggi il popolo delle agende rosse sono a Palermo per ricordare e per testimoniare la voglia di non rassegnarsi.

Vi proponiamo di condividere la memoria di Paolo Borsellino con chi vi circonda.

lunedì 11 luglio 2011

ACQUA, Beni Comuni e Partecipazione

riceviamo e pubblichiamo
COMUNICATO STAMPA

ACQUA, Beni Comuni e Partecipazione
Perché si scrive ACQUA, ma si legge DEMOCRAZIA


Lo scorso 12 e 13 giugno oltre 26 mila altamurani hanno detto chiaramente che la gestione dell'acqua dev'essere sottratta al mercato e sull'acqua non si possono fare profitti! Il referendum è stata la prova che sulle questioni fondamentali, sui Beni Comuni la gente non intende delegare “a prescindere”. E' stata la vittoria della democrazia partecipativa.

Il Comune di Altamura, dopo aver sancito nel proprio Statuto Comunale che l'ACQUA è un DIRITTO UMANO (febbraio 2010), ha convocato un consiglio comunale straordinario e monotematico lo scorso 9 giugno 2011 per discutere di “richiami statutari al principio dell'Acqua Bene Comune” invitando il Comitato AcquaBeneComune di Altamura ad intervenire durante i lavori. E' stata un’ulteriore occasione per parlare e dibattere sul paradigma culturale fondamentale che sottende la concezione della gestione di un bene essenziale per la vita com'è l'Acqua.

Durante i lavori del consiglio, il Comitato ABC Altamura ha sottoposto al presidente del consiglio ed ai consiglieri una proposta di mozione volta a impegnare il Comune a:

promuovere l'utilizzo di acqua di rubinetto nel Palazzo di città, nelle mense scolastiche e nelle scuole comunali;

invitare le scuole di ogni ordine e grado a porre in essere iniziative concrete per la promozione dell’uso di acqua di rubinetto e ad escludere l'acqua in bottiglia dai prodotti accessibili agli studenti nei distributori automatici;

sostenere la sessione 2011/2012 della Facoltà dell'Acqua ad Altamura;

promuovere la predisposizione di un piano di recupero e salvaguardia della falda acquifera sottostante il Comune di Altamura (vedi LaPutta e Vuccolo);

farsi promotore di un “Campionato dell'Acqua” tra tutte le scuole primarie e secondarie di 1° grado;

valutare l'opportunità di destinare l'ex Palazzo dell'AQP ad un museo dell'Acqua Bene Comune.

Lo straordinario risultato REFERENDARIO con il 57% degli altamurani che hanno detto Sì ad una gestione pubblica/partecipata dei Servizi Idrici e NO ai PROFITTI sull'Acqua, dimostra che queste istanze meritano una costante attenzione da parte degli amministratori locali. Chiediamo dunque al Sindaco, al Presidente del Consiglio ed all'intero consiglio comunale di discutere quanto prima le proposte del Comitato.

Quanto all'ultimo punto contemplato nella proposta di mozione sottoposta al Consiglio comunale, abbiamo appreso che l'8 luglio scorso si è tenuto un incontro-dibattito pubblico con “interventi programmati” a latere delle relazioni, promosso dal gruppo consigliare regionale di SEL dal titolo “Riutilizzo dei beni comuni. Il caso dell'ex palazzo dell'Acquedotto Pugliese”.

L'Ex Palazzo dell'Acquedotto è un bene del Comune (non un Bene Comune), essendo stata deliberata la sua acquisizione dal Comune di Altamura nel maggio scorso.

Ci auguriamo che il processo che porta alla definizione del futuro dell'ex palazzo dell'Acquedotto Pugliese sia il più “democratico e partecipato” possibile, ciò significherebbe aver compreso il vero messaggio che il REFERENDUM dello scorso giugno ha portato con sé, ed è per tal motivo che le associazioni, i comitati e singoli cittadini devono essere chiamati ad esprimersi anche su questo.

La nostra proposta (già all'attenzione del Consiglio comunale) è che l'edificio storico diventi funzionale alla promozione della cultura del BENI COMUNE per eccellenza (l'ACQUA) e per promuovere una NUOVA CULTURA DELL'ACQUA basata su una gestione democratica e partecipata che consenta di salvaguardare il bene utilizzandolo in maniera da garantirne l'accesso a tutti.

UN MUSEO DELL'Acqua Bene Comune, unito ad un museo del PANE, potrebbe contemplare i due elementi essenziali su cui si basa(va) la vita sociale, culturale economica di Altamura: l'àcqwe e 'u puéne.



Comitato “Acqua Bene Comune” - Altamura