venerdì 30 aprile 2010

GIUNTA VENDOLA E MINI GIUNTA STACCA


Vendola ha presentato qualche giorno fa la sua squadra: 7 uomni e 7 donne (ed era ora!), mentre restano ancora da definire le deleghe all'Avvocatura regionale, ai Rapporti istituzionali, alle Aziende partecipate e alle Politiche internazionali.
Questi sono i nominativi della neo Giunta :
1) Loredana Capone , vice presidente della Regione Puglia con delega allo Sviluppo economico - Attività produttive, Industria, Industria energetica, Artigianato, Commercio, Innovazione tecnologica, Fiere e mercati
2) Fabiano Amati - Opere pubbliche - Lavori pubblici, Difesa del suolo, Risorse naturali
3) Angela Barbanente - Assetto del territorio - Urbanistica, Edilizia residenziale pubblica
4) Maria Campese - risorse umane e Personale
5) Ida Maria Dentamaro -al sud federalismo e contenzioso
6) Tommaso Fiore - politica della salute
7) Nicola Fratoianni - Politiche giovanili
8) Elena Gentile - Welfare, lavoro, pari opportunità e pugliesi nel mondo
9) Silvia Godelli - Mediterraneo, cultura e turismo
10) Guglielmo Minervini Infastrutture strategiche, mobilità e trasporti
11) Lorenzo Nicastro - Qualità dell'ambiente, ecologia e rifiuti
12) Michele Pelillo - Bilancio, programmazione, federalismo fiscale e fondi strutturali
13) Alba Sasso - Diritto allo studio, formazione professionale, scuola, università e ricerca
14) Dario Stefàno - Agricoltura, caccia e pesca

Il Sindaco Stacca, ancora in attesa dei risultati definitivi e della proclamazione ufficiale del consiglio comunale, ha invece nominato solo quattro asssessori, il minimo per garantire l'operatività della giunta. Si tratta di Vito Zaccaria e Nicola Loizzo, coordinatori del Pdl (già responsabili cittadini rispettivamente di Forza Italia e An, il primo assessore all’Urbanistica, il secondo consigliere comunale uscente), Vito Casiello, segretario locale dell’Udc, e Luigi Lorusso, responsabile di Rinnovamento Altamura e consigliere uscente. Non sono state assegnate deleghe, almeno per il momento.

I nomi sono importanti perché sono le istituzioni quelle a cui dovremo chiedere conto della gestione dei nostri beni comuni. Indipendentemente dal nostro colore politico sono i nostri rappresentanti ed è a noi, a tutti noi che devono dare risposte. Ad esempio aspettiamo ancora la risposta del Sindaco e della maggioranza rispetto all'autenticazione delle firme per i referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Il Comune di Altamura ha già fatto tanto: dispiacerebbe dover desumere dal loro silenzio che si è trattato solo di una concessione spinta dalla prossimità dell'appuntamento elettorale e non di una scelta dettata dalla consapevolezza dell'importanza dell'acqua come bene comune e come presidio di democrazia.

mercoledì 28 aprile 2010

MISTIFICAZIONI NUCLEARI (COME L'ACQUA INSEGNA...)



Ci arriva e ci fa piacere condividere un'email "leggi pensiero" dal Meetup Cosenza.
Quello che si prospetta per il nucleare è accaduto, accade ed accadrà per l'acqua.
Si parte da un dato parzialmente reale (la gestione non sempre cristallina dei servizi idrici da parte del pubblico) per arrivare a proporre soluzioni peggiori del male - la privatizzazione - che porta un aumento vertiginoso delle bollette, una colata a picco degli investimenti e un grave vulnus alla democrazia.
Come ripetiamo spesso la gestione pubblica è la condizione necessaria ma non sufficiente per una gestione corretta e partecipata.
Occorre tornare ad occuparsi dei beni comuni: la democrazia, in fondo, non è altro che un modo di gestire i beni comuni, non l'unico ma sicuramente quello che meglio garantisce i cittadini e la loro libertà di scelta.

A proposito di nucleare il meetup di Cosenza immagina questo:
1. Berlusconi sul nucleare: "Bisogna che cambi l'opinione pubblica italiana, dobbiamo fare una vasta opera di convincimento, guardando alla situazione francese".
2. Berlusconi: "Userò le mie televisoni e i miei giornali per fare il lavaggio del cervello ai cittadini, spacciando per rivoluzionaria una tecnologia ormai morta, e sottoponendoli a programmi squisitamente pubblicitari che descriveranno il nucleare come indispensabile, sicuro e conveniente senza mai citare che in paesi come la Spagna si va verso intere cittadine alimentate col solo solare termico, progetto tra l'altro nato in Italia dal premio nobel Rubbia, che è stato però prontamente licenziato commisariando l'ENEA di cui era presidente. E fortunatamente direi, dato che le sue idee circa la scarsa convenienza del nucleare in termini di tempi e costi, il suo appoggio nei confronti dello sfruttamento del sole visto come fonte non soggetta a monopolio e non tassabile, certo non sarebbero state opportune durante questa campagna di disinformazione. Se poi, dopo questo incessante martellamento mediatico, i cittadini continueranno a non volere nel proprio territorio le centrali, beh, c'è sempre l'esercito."


A proposito di acqua (leggi l'articolo integrale qui)

Il decreto Ronchi interviene dunque in un ambito delicatissimo e cruciale per l’interesse pubblico nazionale. Per questa ragione sarebbe stato opportuno che per valutare la congruità del provvedimento si fosse aperta una discussione libera da pregiudiziali e fondata su elementi oggettivi. La letteratura scientifica sugli effetti delle privatizzazioni dei servizi pubblici, del resto, è ormai ampia. Autorevoli studi internazionali mostrano che storicamente le privatizzazioni non hanno assicurato una crescita della quantità e della qualità dei servizi offerti ai cittadini. I medesimi studi inoltre evidenziano che a seguito delle privatizzazioni i meccanismi perequativi si riducono e che le tariffe il più delle volte aumentano, dal momento che i ricavi aziendali devono assicurare non solo la copertura dei costi ma anche un margine di profitto. Ed ancora, diverse analisi rivelano che i meccanismi di liberalizzazione e apertura dei mercati risultano facilmente aggirabili, e che il servizio pubblico locale spesso finisce per assumere i tipici caratteri delle attività protette, che consentono ai capitali privati di godere di profitti elevati nella sostanziale assenza di pressioni competitive esterne. Insomma, il vecchio convincimento secondo cui la privatizzazione dei servizi determinerebbe aumenti dell’efficienza e del benessere collettivo, in realtà non trova riscontro nei dati[1].

In molti paesi di queste evidenze si tiene conto. Fin da prima della crisi - e dopo di essa in misura ancor più accentuata - assistiamo a veri e propri cambi di paradigma, che soprattutto in materia di servizi locali determinano un ampliamento della sfera pubblica. Basterebbe ricordare ciò che è accaduto a Parigi, dove le società private Suez e Veolia, che hanno gestito l’acqua nell’ultimo quarto di secolo, hanno lucrato ampi profitti reinvestendoli nei settori più disparati. I parigini, stanchi di assistere a un continuo peggioramento del servizio e ad una progressiva crescita delle tariffe, hanno chiesto a gran voce la rimunicipalizzazione dell’acqua e il sindaco Bertrand Delanoë ha vinto la campagna elettorale proponendo di tornare alla gestione pubblica dell’acqua.

martedì 27 aprile 2010

Quello che la TV non dice...


Ecco i dati aggiornati della Puglia comunicati dai referenti provinciali (e mancano ancora alcuni gruppi) relativi alle firme raccolte in un solo giorno (25 aprile): 13.231 (a livello nazionale sono state raccolte oltre 100.000 firme).

E' importante sottolineare è che si è trattata di una mobilitazione diffusa su tutto il territorio regionale e non solo nei capoluoghi di provincia. Questo dato ci dice quanto radicata sia battaglia dell'acqua nella nostra Regione e qaunto diffusa sia la partecipazione sociale. Avanti così!...

Risultati dei Comuni Capoluogo e rispettive province

BARI 5062

LECCE 2170

BRINDISI 2045

TARANTO 2013

FOGGIA 1456

BAT 684

TOTALE 13231


Più di centomila firme per riprendersi l’acqua

Più di centomila firme nelle prime 48 ore di raccolta. Più del doppio dell’obiettivo che il comitato promotore dei tre referendum per l’acqua pubblica s’era prefisso. Inutile cercare la notizia sulle testate più blasonate. E’ un successo dovuto al tam-tam tra la rete e i mezzi di informazione non omologati (e “Liberazione” è parte del comitato promotore assieme al “Manifesto”). Ovunque siano stati issati i gazebo, tra sabato e domenica, si sono registrate code di cittadini decisi a liberare l’acqua dal mercato e dal profitto. Per sempre. La coincidenza della festa della Liberazione è stata quantomai suggestiva: la resistenza, oggi, è resistenza al liberismo e si comincia dai beni comuni. Un discorso pubblico cominciato con i forum sociali e che sembrava essersi perso nel declino della sinistra. Invece rispunta, come la vecchia talpa.
Lo «straordinario risultato - commenta Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della sinistra - è stato reso possibile dall’impegno di migliaia di comitati e associazioni e dall’impegno dei partiti della sinistra di alternativa. Se continuerà così, il risultato obbligherà il governo a cambiare la sua agenda politica tutta tesa alle privatizzazioni e a scaricare i costi
della crisi sugli strati sociali più deboli. Anche alla luce di questo
risultato invitiamo l’Italia dei Valori a ritirare i suoi referendum (come la Federazione della Sinistra ha già fatto) per poter concentrare tutta l’attenzione sulla questione dell’acqua pubblica e valorizzare il lavoro dei comitati. I partiti politici debbono saper ascoltare la società se vogliamo sul serio battere Berlusconi». Ma dal quadro politico giungono segnali contraddittori. Se i socialisti di Nencini arrivano a dire che «non si possono fare profitti a ogni costo su un bene primario come l’acqua e per questo i socialisti sosterranno in ogni comune la raccolta di firme per un referendum contro la privatizzazione delle reti idriche promossa dal Forum dell’Acqua, Bene Comune», il dipietrista Donadi approfitta dell’anniversario di Chernobyl e del proclama Putin Berlsuconi per lanciare il referendum antinucleare ma non fa menzione dell’ambiguo quesito (darebbe libertà di scelta ai comuni) sull’acqua che il suo leader maximo non ha voluto ritirare.
Diecimila firme solo a Roma, Frosinone ha già raggiunto l’obiettivo finale, la Liguria è a metà, la Puglia ne ha raccolte 20mila e Pescara, teatro di una enorme vertenza sull’acqua dai primi anni del secolo ha visto firmare già mille cittadini.
Tutto ciò al termine di una settimana che ha registrato l’approvazione alla Provincia di napoli di un ordine del giorno (16 a 14 e 1 astenuto) presentato da Tommaso Sodano, capogruppo della Federazione della sinistra, in cui si riconosce l’acqua come diritto umano e bene pubblico comune la cui gestione è priva di rilevanza economica. Un modo per provare a scardinare il decreto Ronchi che stabilisce la road map della privatizzazione obbligatoria e definitiva del servizio idrico. Là dove già si toccano con mano gli effetti della privatizzazione, sembra più generalizzato l’afflusso ai gazebo. Un voto storico del nuovo consiglio comunale di Aprilia, dopo sei anni di reti idriche nelle mani di una società mista partecipata dalla multinazionale francese Veolia, ha appena rimesso in discussione la gestione degli impianti di quella importante città del Lazio. Ad Arezzo (altra disastrosa esperienza pilota) di privatizzazione ha firmato anche il sindaco del Pd, Fanfani, assieme a un migliaio di suoi concittadini che hanno partecipato all’avvio della campagna assieme al missionario comboniano Alex Zanotelli. Sul fronte opposto va preso atto della scalata di Caltagirone in Acea dove il palazzinaro romano supera il 10% e scavalca i francesi di Gdf-Suez candidandosi a divenire partner strategico del Campidoglio. Caltagirone possiede un paio di grandi quotidiani e alcune tv. Capito perché centomila persone che firmano per l’acqua pubblica fanno meno notizia di un uovo a Polverini?

Checchino Antonini

lunedì 26 aprile 2010

1300 altamurani dicono SI all'ACQUA PUBBLICA!


Il giorno dopo la dichiarazione del segretario del PD Bersani che non intende appoggiare i tre referendum per l'acqua pubblica;
due settimane dopo l'invito al Sindaco di Altamura e a tutti gli amministratori locali (non una risposta dal sindaco né dalla sua maggioranza)
la risposta del POPOLO DELL'ACQUA altamurano è arrivata puntualissima, potente, trasparente e travolgente.
Puntuale e fresca come la pioggia d'aprile che ha preceduto il banchetto ma non ha scoraggiato gli altamurani che hanno persino aspettato che montassimo il gazebo.
Che serata! 1300 firme, 1300 cittadini e cittadine: venivano a firmare e che andando via ci dicevano "grazie per quello che fate"... "Voi date voce a chi non ha voce!" Signori e signore anziani che a stento riuscivano a firmare ma che avevano piena consapevolezza dell'importanza di quello che stavano sostenendo.
Uomini, donne, ragazzi appena diciottenni che, senza aver bisogno di essere convinti, si avvicinavano chiedendo solo "serve un documento?".
1300 firme in una sola giornata! E' stata davvero una Festa di Liberazione che fa ben sperare nell'esito del referendum.
Importantissimo è stato anche l'aiuto degli autenticatori (E. Colonna, S. Diperna, M. Ventricelli, M. Cornacchia) che hanno dedicato una giornata di festa alla democrazia.
Peccato per il Sindaco: ci sarebbe piaciuto avere la sua firma, ma non si è avvicinato (c'è ancora tempo)
Va bene così, comunque: l'acqua è dei cittadini, non delle istituzioni, non dei potentati economici. Un cittadino ci ha detto: firmo perché l'acqua è un dono di Dio, c'è un comandamento che dice "date da bere agli assetati". Come spiegargli che i "cristiani" che sedono in Parlamento non la pensano così? Per fortuna ci sono gli Alex Zanotelli che danno fiducia nella possibilità che la Chiesa non tralasci questa battaglia per i diritti.
Di acqua pubblica non hanno certo bisogno i ricchi e potenti, ma chi ha meno che paga sempre più degli altri i prezzi delle speculazioni. Sull'acqua non si deve fare profitto.
Per questo il meetUp ilGrillaio - Movimento Cittadino Aria Fresca - Ass. Molino d'Arte - Ass. Sopra la panca - SEL Altamura - Comitato Acquamura - Missionari Clarettiani Altamura - PRC Altamura - Comitato di Quartiere “Don Tonino Bello” - Fabbrica Nichi Altamura - Gi. Fra. Altamura - Ass. Culturale Free - Radio Regio Stereo Altamura - Ass. Senzareti e semplici cittadini volenterosi hanno dedicato il proprio 25 aprile all'acqua e alla raccolta firme per i tre referendum che vogliono bloccare la privatizzazione.
Prossimi appuntamenti:
  • 29 aprile (19,00 - 21,00) c/o Sala Convegni Edil Habitat via Manzoni;
  • 1 maggio (10,00 - 22,00) c/o S. Sabino ss. per Santeramo;
  • 2 maggio (10,00 - 22,00) in P.zza Duomo;
FIRMATE E FATE FIRMARE per l'acqua: difendete la vita e la democrazia!

domenica 25 aprile 2010

Hitler perde le elezioni ad Altamura


Hitler perde le elezioni ad Altamura
Ecco cosa è successo nel bunker di Hitler quando ha appreso di aver perso le elezioni per diventare sindaco di Altamura.

Qui il link su youtube, se il video non dovesse funzionare.

sabato 24 aprile 2010

LIBERIAMO I DIRITTI, LIBERIAMO L'ACQUA



COMUNICATO STAMPA

Oggetto: invito apertura Campagna Referendaria L'ACQUA NON SI VENDE ad Altamura

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua ha lanciato una campagna referendaria con cui si intende abrogare le norme che hanno consentito la privatizzazione totale o parziale dei servizi idrici, ribadendo il carattere pubblico ed il valore bene comune dell'acqua.

Domenica 25 aprile 2010 in Piazza Duomo ad Altamura ore 10,00 si darà inizio alla campagna referendaria L'ACQUA NON SI VENDE. Nei giorni scorsi, diverse realtà associative, partitiche, religiose e signoli cittadini altamurani si sono riuniti nel Comitato Referendario Acqua Bene Comune per Altamura.

Nella città murgiana, prima in Puglia ad aver modificato il 9.2.2010 il proprio Statuto Comunale mettendo nero su bianco che l'acqua è un diritto umano inalienabile e che il servizio idrico è un servizio pubblico privo di rilevanza economica, l'attenzione sull'argomento acqua non è mai stato così alto (nel bene e nel male!).

Il comune di Altamura ha deciso fin dal maggio 2008 (delibera di giunta) di stare dalla parte di CHI non accetta la mercificazione di un bene essenziale alla vita, che coincide con la vista stessa.

Oggi, torniamo a chiedere agli amministratori e tutti i cittadini (almeno i 3.000 che hanno firmato la petizione nei mesi scorsi) di dare continuità rispetto a quella che non è un battaglia di una forza partitica, né una speculazione ideologica. Si tratta di una questione di buon senso e di ragionevolezza. A dimostrarlo vi è un ampissimo fronte associativo, sindacale, religioso (cattolico e non solo) oltre ad una ricca rappresentaza di Enti Locali riuniti nel Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici e con il sostegno di alcuni partiti politici.

Il Comitato referendario Acqua Bene Comune per Altamura invita gli organi di stampa, i cittadini (muniti di documento di riconoscimento), le realtà associative, il sindaco, gli amministratori e tutte le forze politiche di Altamura a partecipare all'apertura della raccolta firme e a non far mancare il proprio sostegno al movimento per l'acqua bene comune.

Fino al 4 luglio 2010 sarà possibile firmare ogni giorno c/o la Segreteria del Comune di Altamura – p.zza Municipio (orari ufficio). Il calendario dei banchetti altamurani aggiornato in tempo reale, così come i risultati settimanali della raccolta, saranno disponibili su: www.ilgrillaio.blogspot.com e su www.acquabenecomune.org

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

PERCHE' TRE QUESITI?

I tre quesiti vogliono abrogare tutte le norme che negli ultimi 20 anni hanno spinto verso la privatizzazione dell'acqua. Con questi referendum si vuole:

1. togliere l'acqua dal mercato; 2. togliere i profitti dall'acqua;

- restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva.

Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.
Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Per avere maggiori informazioni sui tre quesiti referendari e per sapere dove si può firmare si consiglia la consultazione del sito www.acquabenecomune .org

La campagna referendaria in Puglia

In Puglia a guidare la campagna referendaria è il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune, che si sta già mobilitando per la raccolta firme e per una campagna d'informazione massiccia.
L'obiettivo è di raggiungere in 3 mesi le 50.000 firme in Puglia, (500.000 firme valide in tutta Italia) necessarie per lo svolgimento del referendum; in tutte le province pugliesi si stanno già organizzando banchetti ed iniziative specifiche per la raccolta firme.

REFERENTI per Altamura:

Michele Loporcaro mic.lop73@gmail.com 328/9696766 - Loretta Moramarco lorettamoramarco@gmail.com 328/787981 - per adesioni: segreteriacomitatopugliese@gmail.com

REFERENTE REGIONALE: Margherita Ciervo; margrita@libero.it; 339/6894675


Comitato Referendario Acqua Bene Comune Altamura:

MeetUp ilGrillaio - Movimento Cittadino Aria Fresca - Ass. Molino d'Arte - Ass. Sopra la panca - SEL Altamura - Comitato Acquamura - Missionari Clarettiani Altamura - PRC Altamura - Comitato di Quartiere “Don Tonino Bello” - Fabbrica Nichi Altamura - Gi. Fra. Altamura - Ass. Culturale Free - Radio Regio Stereo Altamura - Ass. Senzareti.

venerdì 23 aprile 2010

Parco dell'Alta Murgia Fotovoltaica


Conosciamo il prezzo di tutte le cose e il valore di nessuna.
L'energia alternativa, per essere davvero tale, dovrebbe puntare alla mini produzione e non alle grandi centrali che mangiano terreno fertile rendendolo arido e inservibile per la sua vocazione primaria: l'agricoltura o il verde.
Le normative, però, anziché favorire in ogni modo i mini impianti e limitare mega centrali gestite dalle solite multinazionali preferiscono fare gli interessi dei pochi grandi, contribuendo ad impoverirci e a farci perdere l'occasione di auto-produrre energia.
Lo sguardo lungo continua a mancare.

(nella foto uno dei tantissimi parchi fotovoltaici impiantati tra il costone murgiano e la fossa bradanica. Una delle zone più fertili della puglia ridotta a campo di concentramento elettrogeno)

REDAZIONE ALTAMURALIFE
Venerdì 23 Aprile 2010

Pubblichiamo integralmente il documento approvato dall'Assemblea dei Cam (Comitati Alta Murgia) presso Masseria Martucci lo scorso 18 aprile:
«La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la L.R. 31/2008 nella parte (Art. 2, commi 1, 2, 3) che preservava le Aree Protette da impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. La sentenza della Corte ha sancito il principio secondo cui le politiche energetiche sono prerogative senza mediazioni del Governo centrale, nonostante ciò quest'ultimo non aveva e non ha ancora provveduto a redigere le Linee Guida per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili (Art. 12 della Legge Statale N. 387/2003).

Il vuoto determinato dall'inerzia del governo e la cancellazione del divieto di installare tali impianti, non solo blocca i processi più virtuosi per la comunità ma agevola, per l'assenza di regole chiare, i peggiori istinti degli affaristi vecchi e nuovi, che così avranno più spazio per tentare di imporre la logica del mero profitto a discapito degli interessi collettivi e della necessaria tutela dell'ambiente.

Del resto la medesima logica ha consentito, nel più recente passato, di procedere alla distruzione di ampie superfici dell'Alta Murgia: dallo spietramento ai cosiddetti invasi artificiali, dalle numerose cave alle discariche tossiche, dai capannoni alle seconde e terze case, alla proliferazione di impianti eolici che tutti invocano senza che a nessuno importi realmente sapere se queste produrranno benefici veri e sufficienti a coprire i costi che in gran parte ricadranno sulla collettività e senza valutare il danno, anch'esso irreversibile, in un'area così delicata e già molto compromessa come la murgia. In conseguenza del vulnus sancito dalla sentenza, invitiamo il Governo e la Regione Puglia ad intervenire al più presto con norme chiare e rispettose delle tutele ambientali.

Non è possibile continuare ad agire come se il parco nazionale non fosse stato mai stato istituito, come se la Zona di Protezione Speciale Murgia Alta non avesse mai ricevuto la ratifica ufficiale da parte dell'Unione Europea, del Governo nazionale e della Regione Puglia. I problemi relativi all'Alta Murgia non solo restano ancora irrisolti ma si sono persino aggravati in questi ultimi anni. Al di là della discutibile gestione del Parco Nazionale da parte dell'Ente, quasi tutti i Comuni interessati all'area protetta non hanno fatto nulla perché il parco potesse esprimere le sue più timide potenzialità, hanno al contrario combattuto ogni forma pur timida di tutela, in quanto ritenuta ostacolo alla "libertà di impresa", e anche oggi continuano a cavalcare gli appetiti di gruppi ristretti ed equivoci, che guardano al territorio come ad una sorta di complemento oscuro da utilizzare secondo "opportune convenienze" economiche. In quest'ottica, alcuni comuni come Altamura, senza mai "entrare" fattivamente nel parco, senza mai collaborare con l'Ente hanno dichiarato ufficialmente di voler "uscire", di sottrarre i terreni agricoli al parco e renderli disponibili agli ultimi assalti sempre possibili e che con le attività agropastorali non hanno nulla a che fare. Gli esempi non mancano, e la logica, purtroppo, è la stessa che ha presieduto tutte le altre opere citate e realizzate.

Piuttosto è necessario attivare tutte le forze in campo, sia istituzionali che sociali per invertire la tendenza all'abbandono e al degrado, come sperimentano ormai da anni, quasi fosse una strategia per una loro lenta agonia, i pastori e i coltivatori seri e onesti di quest'area interna della provincia di Bari. Da anni i CAM, nelle loro forme autonome e organizzate in tutti i comuni dell'area, hanno proposto progetti concreti che hanno riguardato i vari settori d'intervento: dal problema energetico (attraverso osservazioni puntuali al piano energetico regionale, progetti di sperimentazione di micro-impianti di energia da fonti rinnovabili tesi a incentivare le ricadute direttamente sul territorio piuttosto che favorire fantomatiche società per azioni o multinazionali che non hanno prodotto né produrranno alcun beneficio per gli operatori murgiani e per le comunità), a quello agricolo (attraverso una più oculata gestione e incentivazione delle risorse rese disponibili mediante i Piani di Sviluppo Rurale, i GAL, per una necessaria riconversione produttiva per l'istituzione di filiere corte del grano, di aziende agro-ambientali, di tutela e incentivazioni del settore zootecnico, ecc,), alla necessaria opera di bonifica e di tutela del patrimonio naturale e storico-architettonico. Tali proposte in quasi tutti i casi sono rimaste inascoltate.

Così come sono rimaste sulla carta le varie proposte progettuali presentate in sede regionale: il Parco della pace, il progetto di Mobilità dolce, l'Accademia Aperta (progetto polifunzionale diretto principalmente alla creazione di un centro di ricerca e di formazione per nuove professionalità tese al recupero dei manufatti rurali dell'Alta Murgia…).

Per tutto questo i CAM rivendicano da parte di tutti gli Enti preposti alla tutela e allo sviluppo di quest'area, una maggiore attenzione e disponibilità a coinvolgere le realtà di base operanti a più livelli nel territorio nei processi analitici e decisionali. In particolare alla Regione Puglia chiedono di far entrare l'Alta Murgia a pieno titolo nella agenda politica di programmazione e di coordinamento degli interventi; di considerare seriamente, anche nella formazione dell'Amministrazione regionale, la possibilità di affidare ruoli importanti ai rappresentanti del territorio eletti dalle comunità murgiane.

Nel frattempo, i CAM continueranno a mobilitarsi in tutti comuni dell'area, a mettere in campo tutte le proprie capacità per contribuire fattivamente a delineare un futuro durevole per questo territorio».