sabato 8 novembre 2014
NO ALLO SBLOCCA ITALIA: MILLE BARILI DI PETROLIO NON VALGONO UN SOLO BICCHIERE DI ACQUA
Al Presidente della Regione Puglia - Nichi Vendola
Al presidente del Consiglio regionale pugliese - Onofrio Introna
Agli assessori della Regione Puglia
Ai Consiglieri della Regione Puglia
La Rete SALVALACQUA appulo-lucana che fonde le sorti di cittadini/e, movimenti e associazioni uniti per salvare l’acqua dalle trivelle, esprime preoccupazione sul Decreto “Sblocca Italia” varato dal governo Renzi il 12 settembre 2014.
L’intenzione del Governo di convertire in legge il Decreto “Sblocca Italia” dimostra che ci troviamo dinanzi ad un POTERE CENTRALE che, impedendo alle Regioni di prendere posizioni politiche, vuole soffocare ogni forma di interlocuzione con gli abitanti dei territori e ogni libera iniziativa di movimenti ed associazioni che ormai da anni chiedono di poter partecipare alle scelte energetiche del paese (artt. 7, 36, 37 e 38).
Noi della Rete SALVALACQUA riteniamo che il potere della Regione non possa essere ridotto al mero rilascio di un nullaosta ma si configuri come un chiaro atto di responsabilità verso il territorio. In ambiti così delicati, che si legano in maniera viscerale al nostro quotidiano, l’opinione dei nostri rappresentanti deve essere coerente con l’indirizzo politico di appartenenza, affinché si palesi la volontà di tutelare paesaggio e salute come sancito nella costituzione.
Avallare un atto legislativo espressamente in contrasto con i principi della Carta Costituzionale significa privare i cittadini di ogni possibilità di confronto.
La salvaguardia di TERRA, ACQUA e ARIA é il presupposto imprescindibile per un’economia sana e sostenibile in cui noi cittadini attivi crediamo e che può essere l’antidoto vero alla crisi che stiamo vivendo; la politica dell’oro nero non rappresenta la soluzione per i più, ma sicuramente un buon affare per pochi.
Attività estrattive
Renzi nel suo Decreto per le “semplificazioni” descrive le attività petrolifere come l’anticrisi per eccellenza, dimenticando che sono anni che le popolazioni locali pongono l’accento sul fatto che questa “logica di sviluppo”, non guarda al futuro ed è in contrapposizione con le vocazioni del nostro territorio, non rispetta il principio della tutela e salvaguardia ambientale e pone un freno ai settori che rappresentano la vera ricchezza di questo paese: quello agropastorale, ittico e turistico. Il Decreto semplifica realmente solo i vincoli, le procedure e le tempistiche che servono ad impedire ai soliti affaristi di depredare e violentare la nostra terra.
Acqua Bene Comune SI / Acqua Bene Comune NO
Se da un lato, disattendendo il referendum del 2011, si dà sempre più spazio alla mercificazione e privatizzazione di un bene comune, dall’altro non possiamo essere più sicuri neanche di ciò che la natura ci offre: si mette in discussione la QUALITA’ dell’acqua, quella dei nostri mari e quella di cui è ricco il nostro sottosuolo e che entra nella nostra catena alimentare.
MILLE BARILI DI PETROLIO NON VALGONO UN SOLO BICCHIERE DI ACQUA
La Rete Salva l'acqua alla luce di queste imminenti minacce intende difendere il territorio e la salute pubblica anche appellandosi agli aspetti INCOSTITUZIONALI del Decreto “Sblocca Italia” e con la presente
CHIEDE
· al Consiglio Regionale pugliese ed al suo Presidente Nichi Vendola, che siano impugnati dinanzi alla Corte Costituzionale gli artt. 7, 36, 37 e 38 del decreto sblocca Italia - nonché l'eventuale legge di conversione qualora vengano confermati o modificati in peius - entro il 12 Novembre 2014, termine ultimo per la conversione dello stesso in legge, così come fatto dai Consigli regionali di Basilicata e Abruzzo;
· alla Regione Puglia di farsi promotrice di tale istanza verso le altre regioni, riavviando il percorso che aveva portato cinque consigli regionali (Puglia, Veneto, Abruzzo, Molise e Marche) ad approvare una proposta di legge riguardante il “divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi”.
Contrastare il decreto “Sblocca Itala” è un obbligo per ogni cittadino e per gli amministratori locali, affinché la bellezza e la genuinità della nostra regione non siano soffocate dagli interessi di pochi petrolieri, cementificatori, gestori di discariche, inceneritori e poche finte bonifiche.
Perché si scrive salva l’acqua e si legge salva la vita
Rete APPULO-LUCANA Salva l'ACQUA
Comitato Pugliese AcquaBeneComune, AcquaBeneComune Altamura, ilGrillaio Altamura, QuiBariLibera, Centro Studi Torre di Nebbia, Ass. Carthage, RifiutiZero Prov. Bari, AcquaBeneComune Bari, Coord. Acqua Pubblica Basilicata, Mediterraneo NO TRIV, Ass. Ross@, AcquaBeneComune Giovinazzo, AcquaBeneComune Lecce, AcquaBeneComune Brindisi, Legambiente Circolo di Matera
sabato 25 ottobre 2014
La Rete appulo-lucana SALVA L'ACQUA: RIAFFERMARE IL PRIMATO DELL'ACQUA sul PETROLIO
comunicato stampa
La Rete appulo-lucana SALVA L'ACQUA alla sua 5^assemblea
ANNUNCIATE NUOVE INIZIATIVE contro lo SBLOCCA ITALIA per
RIAFFERMARE IL PRIMATO DELL'ACQUA sul PETROLIO
NON SI ESCLUDE UN RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
ANNUNCIATE NUOVE INIZIATIVE contro lo SBLOCCA ITALIA per
RIAFFERMARE IL PRIMATO DELL'ACQUA sul PETROLIO
NON SI ESCLUDE UN RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
Domenica 19.10.2014, ad Altamura ha avuto luogo la 5^ assemblea della Rete SALVA L'ACQUA che riunisce comitati e gruppi attivi pugliesi e lucani che operano in diversi contesti, ma hanno tutti a cuore il diritto all'Acqua potabile e la salvaguardia del Bene Comune per eccellenza. All'odg l'allerta suscitata dagli ultimi sviluppi legislativi che, con il decreto “Sblocca-Italia” creano le condizioni per ulteriori catastrofi ambientali inevitabili laddove le leggi del mercato e del profitto hanno il sopravvento sulla salvaguardia della salute, della terra nella quale viviamo e delle persone stesse.
“In tutta Italia sono centinaia i Comitati e le Associazioni che si stanno opponendo a qualunque trivellazione, in mare e sulla terra ferma, consapevoli dei grandissimi rischi sanitari, sociali ed ambientali derivanti dall’oro nero (sic!) e che restano a carico delle Comunità. Noi siamo parte attiva di questa decisa opposizione”.
Diversi sindaci lucani stanno facendo rete per cercare di arginare la deriva verticistica e deregolamentatrice del governo Renzi che con il decreto (che diventerà legge il prossimo 12 novembre) Lo stesso provvedimento definisce “strategiche” e quindi incompatibili con le “lungaggini burocratiche”, le trivellazioni, ignorando gli effetti devastanti che le attività estrattive e di lavorazione del petrolio hanno ed avranno su un ecosistema delicato com'è quello della Basilicata.
“L'acqua lucana disseta (e non solo) anche i pugliesi, ecco perché durante l'ultima l'assemblea la Rete APPULO-LUCANA ha messo in cantiere una serie di iniziative volte a sollecitare i governi regionali di Puglia e Basilicata affinché chiedano il rispetto della propria prerogativa in materia di tutela del territorio e della salute”.
I governi di Puglia e Basilicata saranno chiamati in causa con la richiesta che presentino ricorso alla Corte Costituzionale. Verranno corresponsabilizzati anche i sindaci pugliesi: non si può pensare di lasciare soli i primi cittadidi lucani. Il sindaco ha il compito di tutelare la salute dei concittadini con una delibera di consiglio o di giunta, con altro atto pubblico può lanciare un messaggio chiaro al governo nazionale: L'ACQUA VIENE PRIMA DEL PETROLIO – LA SALUTE E LA VITA STESSA VENGONO PRIMA DEI SOLDI.
La nostra protesta raggiungerà anche i parlamentari tra i quali non mancano coloro che predicano bene (in campagna elettorale) e razzolano male in Parlamento. “Per ottenere il rispetto dei nostri diritti (all'acqua, ad un ambiente salubre, alla salute) non esiteremo, infine, a rivolgerci alla Corte di Giustizia Europea”
23.10.14
Perchè si scrive salva l'acqua
e si legge salva la vita
Rete APPULO-LUCANA Salva l'ACQUA
Comitato Pugliese AcquaBeneComune, AcquaBeneComune Altamura,
Movimento
ilGrillaio Altamura, QuiBariLibera, Movimento Aria Fresca,
Centro Studi
Torre di Nebbia, Ass. Carthage, RifiutiZero Prov. Bari,
AcquaBeneComune
Bari, Coord. Acqua Pubblica Basilicata,
Mediterraneo NO TRIV, Ass.
Ross@, AcquaBeneComune Giovinazzo,
AcquaBeneComune Lecce,
AcquaBeneComune Brindis
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giovedì 9 ottobre 2014
URGE DELIBERA COMUNALE CONTRO LO "SFASCIA-ITALIA" anche ad Altamura
Comunicato stampa
Il
consiglio comunale tuteli il territorio di Altamura
e la sua economia sana
chieda
alla regione di impugnare lo sblocca-italia” dinanzi alla Corte
Costituzionale
URGE
DELIBERA COMUNALE CONTRO LO SFASCIA-ITALIA
Il
decreto che distrugge il Belpaese preferendo l'economia nera del
petrolio
alle
eccellenze di un turismo eno-gastronomico e paesaggistico unico al
mondo
Il
Decreto “Sblocca
Italia” varato dal
Governo Renzi il 12
settembre scorso
è un
provvedimento che
porterebbe il Belpaese in un vicolo cieco... e nero come il petrolio.
NON
DI SOLO PETROLIO VIVONO PUGLIESI E LUCANI: nel
decreto, l'economia nera del petrolio prevarica ogni aspetto sano
della nostra economia:
- Il mare, che fa vivere milioni di persone con il turismo e la pesca;
- la terra, dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo;
- le montagne, con i paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio.
Renzi
rilancia le attività petrolifere (addirittura nel Golfo di Napoli
tra Capri ed Ischia!) con un obiettivo chiaro e inquietante: la
petrolizzazione di tutta la penisola a discapito dei delicatissimi
equilibri ambientali, soprattuto dei corpi idrici.
DOP
(Denominazione di Origine Petrolifera): nel
decreto si dà poca importanza alle produzioni agro alimentari di
qualità (il PANE DOP, la frutta biologica...) ed il nostro paesaggio
è un optional
come tutte le attività economiche non inquinanti.
D'altra
parte, si considerano strategiche e di rilevanza nazionale i pozzi e
l'economia del petrolio, attività altamente inquinanti che
arricchiscono le grandi multinazionali del petrolio e lasciano ferite
insanabili nel territorio. L'economia nera del petrolio non ha
portato alcun vantaggio ai cittadini ed ha costituito solo un
ostacolo per una economia “pulita”.
BRUCIA-ITALIA?
NON ROMPETECI I POLMONI!:
Nel decreto si torna a spingere verso la dannosa pratica
dell'incenerimento dei rifiuti, andando contro le stesse direttive
europee che parlano di RIDUZIONE ALLA FONTE. Bruciare i rifiuti
significa spostare ceneri e pericolosissimi inquinanti nell'aria
(NOSTRI POLMONI!).
L'ACQUA
(quel poco che resta) SI VENDE E SI MORTIFICA LA DEMOCRAZIA:
la privatizzazione
del servizio idrico e le grandi opere vengono ancora una volta
spacciati come i toccasana per la “crescita” con l'aiuto di
commissari e general
contractor che
gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese. Questo Decreto
anticipa, di fatto, le peggiori previsioni della modifica della
Costituzione: accentra il potere escludendo le comunità locali da
qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
Alla faccia del referendum del 2011.
Noi del Movimento
ilGrillaio riteniamo
che le vere risorse strategiche dell'Italia ed in particolare della
nostra città siano il nostro sistema agro-ambientale, le forme di
economia diffusa, dal turismo all’agricoltura, dalle rinnovabili
diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare
il decreto “Sblocca Itala”
è un obbligo
per la cittadinanza attiva e per gli amministratori locali
responsabili affinché la
bellezza e la genuinità di un paese non siano soffocate
dagli interessi di
pochi petrolieri,
cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
Sottoponiamo
al sindaco, al presidente del consiglio e a tutti i consiglieri
LA SEGUENTE PROPOSTA DI DELIBERA chiedendo,
infine, che la stessa sia
inviata alla Regione con la richiesta di IMPUGNARE IL DECRETO
SBLOCCA-ITALIA dinanzi
alla Corte Costituzionale.
Movimento
ilGrillaio Altamura
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lunedì 6 ottobre 2014
I RIFIUTI E L'ARO BA4 PAGATA DAI CITTADINI PER DELEGARE AL CONSIP
Comunicato
stampa
I
nuovi sindaci di Cassano, Toritto e Poggiorsini chiedano spiegazioni
ai colleghi di Aro BA4
I
RIFIUTI E L'ECOTASSA NON ASPETTANO I COMODI DELL'ARO
PAGATA
DAI CITTADINI PER NON DECIDERE
I
consigli comunali sono stati informati della svolta pilatesca che
delega tutto al CONSIP? Chi pagherà per tutto questo inutile e
dannoso ritardo?
Le
convocazioni ufficiali dell'ARO sono ferme, sulla carta, al 13
gennaio scorso quando grazie ad un presidio organizzato dalla Rete RZ
sotto al comune di Gravina si riuscì
a
bloccare l'approvazione di un regolamento ed una carta dei servizi
che presentavano non poche perplessità:
-
POSSIBILITA' DI BRUCIARE PARTE DI QUELLO CHE I CITTADINI
DIFFERENZIANO;
-
ASSENZA di meccanismi di PARTECIPAZIONE dei cittadini;
-
CAUZIONE SUI BIDONI DELLA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA FINO A 1000
Euro;
Da
allora ne è passata di monnezza sotto i palazzi, sempre di più e
sempre più senza controllo. La raccolta differenziata ferma al palo
(solo 20% a giugno 2014) ed i soliti fessi che pagheranno caro
tutto questo.
E'
bene ricordare che l'ARO Ba4 (istituita con la leggere regionale del
2012) aveva il compito di preparare un bando di gara unico per tutti
i sette comuni (Altamura, Gravina, Santeramo, Cassano, Poggiorsini,
Grumo Appula, Toritto).
In
due anni, oltre ad un sacco di chiacchiere su ipotetiche e
fantomatiche affidamenti, di rassicurazioni da parte del segretario
dell’ARO Ba4, dott. D’Amore (quanto è costata la segreteria
dell'ARO ai cittadini dei sette comuni?)
le
cose sono sostanzialmente ferme, anzi si muovono al di fuori. Ad
essere cattivi ci sarebbe da pensare che coloro che hanno lasciato
passare tutto questo tempo possono avere un qualche interesse a
lasciare le cose così come sono (a parte Cassano, tutti i comuni
sono in una sorta di proroga) ed è facile ipotizzare chi sono i veri
beneficiari di questa stasi.
Su
COLORO CHE LA PAGHERANNO CARA, invece, le ipotesi lasciano il posto
alle certezze.
A
PAGARE CARO questo ritardo saranno i cittadini e le cittadine che tra
qualche mese sborseranno i vari aumenti previsti con la TASI e con la
ECOTASSA.
E'
di questi giorni, poi, la notizia che il presidente dell'ARO BA4,
Alesio
Valente
(sindaco di Gravina), ha siglato un accordo con la CONSIP (società
per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze che svolge
attività di consulenza, assistenza e supporto nell'ambito degli
acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche) per la
messa al bando del servizio di raccolta dei rifiuti. Come dire:
“Scusate. Per un anno abbiamo scherzato!”. Per un anno, infatti,
l'ARO è stata ferma al palo, anzi al bidone. Soldi
e risorse buttati al vento.
E'
lecito chiedere in quale sede si è deciso di delegare al CONSIP e da
quale documento ufficiale si desume l’assegnazione dell’incarico?
I consigli comunali sono stati informati di questa svolta pilatesca
che espropria ancora di più il ruolo politico dei consigli comunali?
Come
si giustificano i soldi spesi per la costituzione dell’ARO Ba4 e
dei lavori da esso svolti?
Quali
ulteriori costi nasconde questa operazione?
I
politici devono dar conto alla collettività delle decisioni che
dovrebbero essere prese nell’interesse di tutti. Chiediamo la
TRASPARENZA e la CHIAREZZA, tanto declamate da alcuni nostri politici
ma solo a mezzo stampa.
La
"monnezza" deve smettere di essere qualcosa da "scaricare",
in discarica o in mano a terzi lontani dalla collettività! I
rifiuti sono beni da recuperare, riutilizzare e solo alla fine da
riciclare! Il futuro è nero se non è a rifiuti zero (o se almeno
non ci proviamo)
05.10.2014
Movimento
ilGRILLAIO Altamura
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domenica 5 ottobre 2014
il Movimento 5 Stelle puglia scrive a Vendola: chiarimenti su ARO, ATO e ciclo dei rifiuti
Al Presidente della Regione Puglia
dott. Nichi Vendola
e p.c. all’assessore regionale all’ambiente
dott. Lorenzo Nicastro
ai consiglieri regionali
REGIONE PUGLIA
Ai Sindaci dei comuni pugliesi
ALLA STAMPA
Oggetto: Richiesta di chiarimento su ARO, ATO e ciclo dei rifiuti in Puglia
Egr. Presidente Nichi Vendola,
il buon andamento della Pubblica Amministrazione è principio fondamentale dell’ordinamento giuridico Italiano;
ai sensi dell’art. 14 dello Statuto Regionale: “La Regione riconosce e garantisce il diritto dei cittadini all’informazione sull’attività istituzionale. 2. La Regione riconosce e garantisce il
diritto dei cittadini a essere informati sulle condizioni e qualità
dell’ambiente, sui rischi per la salute derivanti dall’esercizio di
attività economiche o dall’esecuzione di opere pubbliche o private e,
in generale, su ogni situazione di pericolo che possa loro derivare da
attività incidenti sul territorio. 3. La Regione attiva adeguate forme di ascolto finalizzate alla migliore conoscenza dei bisogni dei cittadini e delle istanze sociali
per il miglioramento dei servizi e delle prestazioni. 4. La legge
regionale disciplina l’esercizio dei diritti di cui al presente
articolo”;
a due anni dall’entrata in vigore della Legge Regionale n.24/2012, la parte residua dei rifiuti delle raccolte differenziate, detta anche
RUR, rappresenta ancora la parte più rilevante della raccolta dei
rifiuti essendo, sul totale dei rifiuti raccolti, una percentuale che
nel 2012 si aggirava intorno all’ 81%, materiale che è quindi destinato a “smaltimento”, tra discariche ed inceneritori disseminati sul nostro territorio;
di contro, la parte “differenziata” era ad un misero 19%
circa del totale dei rifiuti raccolti, in netto ritardo con la piena
applicazione della Direttiva Europea 2008/98/CE e il suo recepimento
nell’ordinamento italiano attraverso le modifiche apportate nel D.Lgs
152/2006, che esigono che al 31/12/2012 il raggiungimento di una percentuale di raccolta differenziata almeno pari al 65% del totale dei rifiuti prodotti.
Attualmente i dati non sono molto incoraggianti: fino a
luglio 2014 si registra una percentuale di raccolta differenziata pari
al 25%, segnale che davvero scarsi sono stati la politica ed i suoi
effetti nell’ambito della gestione dei rifiuti i generale.

La quasi totalità degli ARO versa in una situazione di stallo imbarazzante, a prova dell’inefficacia della suddetta legge regionale e della irresponsabilità degli amministratori locali.
Tanto premesso, i sottoscritti parlamentari, coadiuvati dal lavoro dei meet up, attivisti e comitati territoriali
VISTA
-
la mancanza di comunicazione pubblica sulle convocazioni delle riunioni degli ARO e ATO;
-
l’assenza di trasparenza nella pubblicazione degli atti (vedi delibere degli ARO e ATO);
-
l’assenza di discussione in merito all’interno dei consigli comunali;
-
la mancanza di coinvolgimento della cittadinanza e la previsione di adeguati strumenti di partecipazione attiva nelle procedure consultive e decisionali;
RAVVISATI
-
ritardi e rallentamenti nei lavori in sede di approvazione di Piano industriale, carta dei servizi e regolamento nella quasi totalità degli ARO;
-
Il commissariamento da parte della regione Puglia, con D.G.R. n.1169 del 10 Giugno 2014 di parte degli ARO, nello specifico: ARO8/BA, ARO1/BT, ARO4/FG, ARO8/FG, ARO2/LE, ARO5/LE, ARO10/LE, ARO11/LE, ARO5/TA in quanto non adempienti alle disposizioni di cui alla L.R. 24/2012 e ss.mm.ii. ed alla DGR 2877/2012
CHIEDONO
- quale sia la destinazione di parte della differenziata al recupero di “energia” (cosa che non esclude l’incenerimento, vedi articolo 12 regolamento dell’ARO BA 4).
- maggior controllo da parte degli enti regionali preposti all’attività degli ARO garantendo la trasparenza nei percorsi decisionali degli stessi;
- che i consigli comunali si riuniscano in sedute monotematiche pubbliche e che da esse se ne tragga un atto di indirizzo da portare nelle riunioni, anch’esse pubbliche, di ARO e ATO, affinché questi ultimi ambiti possano recepire e valorizzare le singole esigenze e renderle comuni);
- che le convocazioni e la totalità delle delibere degli ARO e ATO siano pubbliche, e disponibili nel portale “Ambiente” della Regione Puglia e sui siti web dei comuni di competenza;
- maggior coinvolgimento dei cittadini/utenti nelle scelte che ricadranno sul futuro dell’intera collettività;
- una presa di posizione chiara e decisa in direzione della strategia RIFIUTI ZERO, l’unica strada percorribile a tutela dei cittadini e dell’ambiente, con progressiva chiusura degli inceneritori (con e senza recupero energetico) esistenti in Puglia, nel rispetto dell’art.4 della direttiva 98/2008/CEE sulla “gerarchia dei rifiuti” che impone come prioritaria la diminuzione a monte della produzione dei rifiuti;
- annullamento e revoca degli atti che individuano 2 discariche, Grottelline e Corigliano d’Otranto, che metterebbero a rischio rispettivamente le falde acquifere della fossa bradanica e della più grande riserva idrica sotterranea del Salento;
- un piano di realizzazione di impianti di compostaggio pubblici e domestici che consentano di conferire la FORSU con costi di conferimento per i Comuni non elevati e sconti sulla tariffa;
- che siano attivati impianti di selezione spinta dei rifiuti indifferenziati al fine di recuperare dagli stessi i materiali direttamente riciclabili;
- di verifica lo stato dell’arte sugli obiettivi indicati all’art. 181 del D.Lgs 152/06 in materia di riciclaggio e recupero dei rifiuti;
- alla Regione Puglia se sia vero il coinvolgimento di Consip e Conai nel ciclo dei rifiuti pugliese (compresi la determinazione e l’espletamento di bandi di gara per l’affidamento dei servizi);
- alla Regione Puglia quali siano i servizi di competenza dell’ARO (raccolta, spazzamento e trasporto) che sono già stati affidati da parte dei comuni prima che gli ARO avessero deliberato in merito;
- alla Regione Puglia quale sia il numero totale delle discariche esaurite di RSU (rifiuti solidi urbani) e RS (rifiuti speciali) presenti nel territorio regionale e loro stato di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica, con particolare riguardo per quelle che non hanno ricevuto alcuna operazione su richiamata e giacciono in uno stato di abbandono totale o parziale;
- alla Regione Puglia sulla possibilità di gestione “in house” dei servizi di competenza degli ARO e ATO, espletata attraverso soggetti giuridici di diritto pubblico (es. aziende speciali);
- che venga immediatamente ricalcolato il tempo di esaurimento della discarica di Massafra a sevizio dell’intero ATO di Taranto, a seguito della chiusura temporanea/definitiva della discarica di Manduria che accoglieva i rifiuti smaltiti dell’ex ATO TA3, rifiuti che ora sono smaltiti presso la suddetta discarica in agro di Massafra;
- alla Regione Puglia quali siano le possibili soluzioni e siti di destinazione del residuo da raccolte differenziate di RSU e assimilati dell’ATO Taranto, destinato a smaltimento, prima e dopo l’eventuale esaurimento della discarica di Massafra
- alla Regione Puglia la legittimità a norma di legge degli inceneritori che bruciano rifiuto tal quale come quello gestito da AMIU spa di Taranto;
- caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica dei 3 lotti della discarica già esaurita e delle 2 vasche di servizio e soccorso per l’impianto di CDR in contrada Martucci a Conversano, modifica dello stesso impianto in vista di una futura conversione in impianto di compostaggio, modifica del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani per il sito di smaltimento dell’ATO BA5 e che la Regione Puglia individui altra soluzione per lo smaltimento del rifiuti residuo da raccolte differenziate;
- alla luce delle gravi irregolarità accertate in sede di incidente probatorio, relative alla realizzazione delle discariche di servizio e soccorso annesse all’impianto per CDR in c.da Martucci a Conversano, la motivazione della mancata rescissione, da parte della Regione Puglia, del contratto con la Progetto Gestione Bacino Bari Cinque S.r.l.;
- chiarimenti da parte della Regione Puglia circa la situazione degli impianti di conferimento rifiuti di Andria e Trani, anche alla luce della recente Ordinanza adottata dal Presidente della regione Puglia in data 05/09/2014, prot. 5442;
- quali siano le intenzioni sia in merito alle discariche di rifiuti speciali che hanno ricevuto autorizzazioni senza osservare quanto previsto dal D.Lgs 152/06, nonché sulle modalità gestionali dei rifiuti speciali nelle aree ILVA oggetto di esposti al NOE di Lecce;
Se tutto questo è la conseguenza di una legge
(peraltro abbondantemente disattesa) ci chiediamo se non sia il caso di
fare un passo indietro e ritornare a dare dignità e sovranità ai
singoli comuni evitando quei regimi di proroga perennemente perpetrati
negli ultimi anni (a cominciare dal rinvio dell’ecotassa regionale) che penalizzano gli amministratori dei comuni virtuosi e premiano quelli incapaci di garantire una gestione sana dei rifiuti.
PERCHE’ IL FUTURO E’ NERO SE NON E’ RIFIUTI ZERO!
Con l’auspicio di una gradita risposta,l’occasione è gradita per augurarLe una buona giornata
I portavoce alla Camera dei Deputati
Diego De Lorenzis
Giuseppe D’Ambrosio
Giuseppe Brescia
Giuseppe L’Abbate
Emanuele Scagliusi
Francesco Cariello
I portavoce al Senato della Repubblica
Daniela Donno
Maurizio Buccarella
Barbara Lezzi
Il portavoce Europarlamentare
Rosa D’Amato
Rete Rifiuti Zero attivisti M5S PUGLIA
MoVimento 5 Stelle Bari
MoVimento 5 Stelle Noci
Movimento ilGrillaio Altamura
Castellaneta Aperta M5S
Modugno a 5 Stelle
Amici di Beppe Grillo Taranto
Attivisti MoVimento 5 Stelle Casamassima
Adelfia 5 Stelle Amici di Beppe Grillo
Conversano 5 Stelle
Terlizzi 5 Stelle
Gravina 5 Stelle
Pulsano 5 Stelle
Palo 5 Stelle
Attivisti MoVimento 5 Stelle Andria
Attivisti Mottola 5 Stelle
M5S Attivisti Lecce
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venerdì 19 settembre 2014
Petrolio in Val d’Agri – la parola all’informazione – No alla svendita dei beni comuni per un pugno di royalties
COMUNICATO STAMPA
Petrolio in Val d’Agri – la parola all’informazione –
No alla svendita dei beni comuni per un pugno di royalties
La Rete Appulo-Lucana SALVA l'ACQUA esprime solidarietà ai cittadini e ai movimenti
che si battono contro le estrazioni petrolifere in Basilicata.
Numerose realtà pugliesi parteciperanno alla Tavola rotonda prevista per il 19.9.2014 Villa d'Agri
Petrolio in Val d’Agri – la parola all’informazione –
No alla svendita dei beni comuni per un pugno di royalties
La Rete Appulo-Lucana SALVA l'ACQUA esprime solidarietà ai cittadini e ai movimenti
che si battono contro le estrazioni petrolifere in Basilicata.
Numerose realtà pugliesi parteciperanno alla Tavola rotonda prevista per il 19.9.2014 Villa d'Agri
LA Rete appulo-lucana SALVA l'ACQUA esprime solidarietà a tutte le cittadine e i cittadini che cercano di estrarre informazioni sugli effetti dello «sfruttamento petrolifero in Val d'Agri, che si vorrebbe raddoppiare, mettendo ulteriormente a rischio la salute dei cittadini e l’integrità dell’ambiente».
Ci uniamo all'appello delle organizzazioni - Ola, WWF, Laboratorio per Viggiano, l’Onda Rosa di Viggiano e Libera Basilicata - che hanno indetto la tavola rotonda “Petrolio in Val d’Agri – la parola all’informazione – Cosa bolle in pentola in Val d’Agri?” che si terrà il 19 settembre 2014, alle 17.00 presso l’Hotel Sirio di Villa d’Agri (PZ), affinché cittadini, comitati, movimenti, istituzioni e rappresentanze della società civile partecipino attivamente al dibattito e alla ricerca di soluzioni condivise. Diverse realtà parteciperanno dando un contributo concreto alla tavola rotonda a Villa d'Agri.
La nostra comunità non può stare a guardare: siamo legati alla Basilicata dall'elemento vitale per eccellenza, l'acqua, dato che mezza Puglia beve l'acqua proveniente dall'invaso del Pertusillo, situato a pochi passi dal centro oli e da numerosi pozzi d'estrazione.
Chiediamo di avere la possibilità di partecipare ai processi decisionali (possibilità sempre più ridotta dopo il “decreto legge sblocca Italia” e la proposta di modifica del Titolo V della Costituzione) ed esigiamo che la tutela dell'ambiente e della salute siano prioritari rispetto al perseguimento del profitto (di pochi). Pretendiamo che il principio di precauzione elaborato in sede europea valga almeno quanto le sirene dell'austerity.
I governi regionali di puglia, basilicata, campania e calabria si oppongano al disegno disastroso dei predatori di petrolio (e dei loro amici al governo) che dimostrano disinteresse per il possibile inquinamento del bene comune più prezioso, che coincide con la vita, il bene comune per eccellenza, l’ACQUA.
Oggi “sovranità popolare” significa poter partecipare alle decisioni riguardanti il cibo che mangiamo, l'acqua che beviamo, l'aria che respiriamo, le fonti energetiche che utilizziamo.
Alla “rete di pozzi” vogliamo sostituire una rete di cittadine e cittadini che salvaguardino i beni comuni essenziali per la stessa sopravvivenza delle comunità di fronte alle pretese di chi è disposto a svenderli a colpi di decreto e per un pugno di royalties.
Rete appulo-lucana SALVA l'ACQUA
lunedì 8 settembre 2014
Puzza ad Altamura: che fare?
Questa estate la città di Altamura è stata deliziata da un profumo aulico di putridume, complice il maestrale. Sui social networks tutti si sono scatenati nel definirne persino il retrogusto (pollina, sansa, materie tossiche o semplice "rimmato" barese D.O.C.G.). Ma i commenti più suggestivi sono stati quelli che sentenziavano ciò che sarebbe stato giusto fare… o meglio ciò che il politico di turno avrebbe dovuto fare… nessun accenno a ciò che NOI cittadini avremmo dovuto fare da sempre. Per non essere troppo tecnici: l'unica soluzione vera è occuparsi dei rifiuti.
Ora.
Tutti.
Veramente.
Certo non è una materia che appassiona, non è comunemente definito figo dire agli amici fighi che "ieri sono stato a presidiare il consiglio comunale" oppure "siamo stati a romperci le palle per due ore per poter parlare con il sindaco o l'assessore di un possibile impianto di compostaggio comunale…". Purtroppo però lavorare tutti fianco a fianco sui rifiuti è l'unica via per non essere seppelliti. La disastrosa situazione dei rifiuti altamurana e pugliese è il frutto del pensiero più diffuso sui rifiuti. Per definirlo bisogna citare uno spot molto presente sulle tv locali che recitava "i rifiuti? li rifiuto!". Nella nube maleodorante il commento più frequente che abbiamo sentito era "incredibile". Infatti il cittadino altamurano si è sempre rifiutato di pensare ai rifiuti, tanto da rimanerne spiacevolmente e olfattivamente sorpreso. Questa puzza è il frutto di una pratica legata proprio al trattamento della frazione umida dei rifiuti. Ben fatta o no... ai posteri (quei pochi che sopravviveranno) l'ardua sentenza. Un buon compost non puzza. Probabilmente, però, il compost sversato è a norma di legge, perché la legge ha ridotto i tempi obbligatori riferiti alle fasi di compostaggio.
Se ci teniamo in disparte e non difendiamo la legge da chi ha interesse a cambiarla per i propri fini, il futuro non potrà che essere nero. Un giorno, insomma, potremo essere avvelenati a norma di legge, morti a marchio CE, tumulati secondo H.A.C.C.P. e dimenticati a denominazione d'origine protetta.
Oppure potremo partecipare ed essere ricordati come la generazione che ha salvato il territorio da una catastrofe ambientale, sanitaria, economica e sociale: coloro che hanno preservato le risorse più importanti, straordinari ed eccezionali cittadini che hanno fatto la cosa più semplice e normale: il loro dovere, senza compromessi.
A noi e a voi la scelta.
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