giovedì 15 settembre 2011

CERCASI ATO REFERENDUM ADEGUANTESI


Raccogli più di 400.000 firme per la legge di iniziativa popolare per la GESTIONE PUBBLICA DELL'ACQUA (era il 2007) ti ignorano. Raccogli oltre 300.000 firme durante il primo V-DAY per una proposta di legge di iniziativa popolare: neanche la discutono. Si raccolgono oltre 1.400.000 firme per indire un REFERENDUM sull'ACQUA, a votare ci vanno oltre 27.000.000 di italiani che dicono chiaro e tondo:
  1. la gestione degli acquedotti DEVE essere PUBBLICA;
  2. l'Acqua NON DEVE essere oggetto di profitti sia pubblici sia privati (perchè il meccanismo che porta ad arricchirsi sulla sete della gente è deprecabile in ogni caso);
eppure tutto resta così com'era. Fatta eccezione per certi personaggi che fino al 13 giugno erano PRO-Referendum (forse non immaginando quel risultato straordinario) ed oggi fingono di non capire. (vedi qui)

Tutto questo avviene a TrIsTALIA (vedi S.Benni) o Malincònia (per dirla con Caparezza). A piu di 2 mesi dalla ufficializzazione del risultato referendario, le cosiddette ATO (per noi pugliese il nuovissimo Ente Idrico Pugliese) ancora non si decidono a ridurre le tariffe di quel 7% che oggi va nella saccoccia di gestisce. Diverse le lettere di diffida che associazioni dei consumatori e movimenti per l'Acqua Bene Comune stanno inviando a chi non vuole sentire la voce chiarissima del popolo.


Invito alla mobilitazione per

APPLICAZIONE IMMEDIATA REFERENDUM

Il secondo quesito dei referendum dello scorso 12 e 13 giugno ha stabilito l'eliminazione dalla tariffa della remunerazione del capitale investito (attraverso l'abrogazione parziale del comma 1 dell'articolo 154 del decreto legislativo n.152/2006).

Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”-Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha inviato all'Autorità d'Ambito, all'Autorità Idrica Pugliese e per conoscenza ai Sindaci una nota per chiedere l'applicazione immediata dell'esito referendario (pubblicato nella G.U. n. 167 del 20/07/2011) e cioè l'eliminazione dalla tariffa della remunerazione del capitale investito.

In un Paese democratico, le autorità competenti, così come stabilito dalla legge, devono dare – senza indugio - piena, corretta e tempestiva esecuzione alla volontà popolare, soprattutto quando questa si esprime attraverso strumenti costituzionali come il referendum.

Poiché a circa due mesi dalla pubblicazione dei risultati referendari sulla Gazzetta Ufficiale questi sono rimasti inattuati,

Il comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

invita

tutti i cittadini (in particolare quelli titolari di un contratto di utenza),
le associazioni e le organizzazioni a mobilitarsi direttamente inviando una richiesta di applicazione immediata dell'esito referendario
(allo scopo si può utilizzare, adattandolo, anche il testo in allegato inviato dal Comitato)


Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Il cambiamento dipende da ognuno di noi. Mobilitiamoci e mobilitiamo.



Ecco i documenti:

richiestaATO-AIP-Puglia.doc
richiesta-Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua.doc

sabato 10 settembre 2011

Federutility fa la festa all'ACQUA



Questa settimata a Genova è in corso il Festival dell'Acqua organizzato da Federutility, una sorta di "confindustria di sinistra" che riunisce tutte quelle ex-municipalizzate oggi trasformate in società per azioni. Queste vere e proprie aziende hanno come mission quella di fare quattrini (tanti quattrini) speculando sul nostro quotidiano, cioè i servizi pubblici locali: acqua, luce, gas, trasporti pubblici. Come dire: il pubblico ha costruito le reti, le strade, gli acquedotti, le condotte... qualche privato (tomo tomo cacchio cacchio) ora gestisce e fa soldi a palate.
Questa manifestazione per la quale Federutility ha messo sul banco 450.000 euri è la loro risposta al Referendum di giugno. E', cioè, la risposta di coloro che temono di perdere la fonte (è proprio il caso di dirlo) dei loro profitti. Con il secondo quesito infatti gli italiani hanno abrogato quella norma che prevedeva la remunerazione del capitale (quello che si promette di investire) pari al 7%.

Ovviamente tanti i volti noti per assicurare il massimo ritorno mediatico (col solito TG1 Economia che offre servizio di diversi minuti): 120 relatori, 30 convegni, 70 gestori per "riflettere" anche sul referendum dai più considerato un incidente di percorso. "Il referendum c'è stato: ha tolto l'obbligo, non il diritto di vendere. (...) Acqua pubblica significa 'infrastruttura pubblica' e l'investimento il pubblico non lo può fare" (leggi l'articolo di Luca Martinelli).

Una indicazione utilissima per capire chi c'è dietro questo tipo di iniziative viene dagli sponsor (guarda nella sezione a destra nell'home page) : HERA, IREN, VEOLIA (la più grande multinazionale dell'acqua al mondo). Tra gli sponsor c'è anche il nostro piccolo grande Acquedotto Pugliese Spa,
il "gioiellino" "ripubblicizzato" in pompa magna dal governo pugliese il giorno dopo il referendum dello scorso giugno (ad oggi ancora Società per Azioni);
quell'acquedotto costruito con fondi pubblici agli inizi del 1900 e trasformato (nel 1999) in Società per Azioni;
quello che oggi tramite il governo regionale pugliese (maggior azionista) affida la sua gestione a Ivo Monteforte (supermanager della stessa Federutility da 225 mila euri all'anno).

Il Festival dell'acqua dunque si rivela una vera e propria festa ALL'ACQUA. Quell'Acqua Bene Comune che ha portato quasi 27 MILIONI di italiani a votare. Quell'acqua che è sempre meno fonte di vita e sempre più fonte di profitti.
Terminato il Festival, da Genova partirà la staffetta dell'acqua; testimonial il barlettano Pietro Mennea (che
devolverà interamente il compenso della sua partecipazione alla prima tappa della Staffetta, alla Fondazione Pietro Mennea Onlus) e la trasmissione radiofonica Caterpillar (sponsorizzata - tra gli altri - da Eni).
I comitati per l'Acqua Bene Comune organizzeranno manifestazioni per fare un po' di chiarezza.

giovedì 8 settembre 2011

Lavitola, il guercio (Roberto), i finti ripubblicizzatori ed il raggiro del risultato referendario

La cricca dei privatizzatori (o finti ripubblicizzatori) stava già studiando come fregarci i risultati del referendum e mangiarci sopra. Nella giornata di ieri ilFattoQuotidiano in un articolo di Riccardo Gardel dava notizia di alcune intercettazioni telefoniche in cui Valer Lavitola ex-direttore de L'Avanti (organo del PSI) parla con il prof. Roberto Guercio docente di infrastrutture idrauliche presso a Roma e nominato commissario straordinario per le emergenze idrogeologiche in moltissime regioni d’Italia e a questo link trovate l'ordinanza le intercettazioni di cui si parla sono a pag. 6 e pag 100.
Ricapitoliamo:
  1. le grandi imprese nazionali e multinazionali (sono 3 o 4 al massimo) vogliono mettere le mani sugli acquedotti;
  2. queste aziende provano a fare lobbying sui governi sovranazionali, nazionali e localifare rovano;
  3. molti governi (tipo governo italiano) cedono alle lusinghe, ma soprattutto ai soldi e fanno leggi per assoggettare le risorse e le reti idriche a queste aziende;
  4. il popolo italiano (26.850.000 votanti) si accorge di ciò e si mobilità per scongiurare il rischio legato alla PRIVATIZZAZIONE DEGLI ACQUEDOTTI;
  5. il popolo italiano ha detto chiaramente che l'ACQUA NON PUò ESSERE VENDUTA e che L'ACQUA NON DEVE ESSERE OGGETTO DI SPECULAZIONE FINANZIARIA. Il Popolo sovrano l'ha detto.
  6. Oggi questi pseudo governanti con la scusa della crisi dei mercati tornano all'attacco a neanche e mesi dal referendum.
Ecco perchè i provvedimenti legislativi (nazionali o regionali che siano) hanno l'obbligo di essere quanto più chiari e trasparenti possibile. Ecco perchè la legge sbandierata dal governo pugliese (vendola-bis) non convince chi davvero crede nella ripubblicizzazione del servizio idrico.

COMUNICATO STAMPA

alle telefonate di Lavitola emergono le strategie su come aggirare il referendum sull’acqua. Si legge su Il Fatto Quotidiano “Se il voto ha abrogato il profitto – secondo quesito sull’acqua – stabilendo il principio della gestione pubblica, in fondo basta spostare gli utili dalla gestione al vero core business del gruppo Caltagirone, la costruzione delle infrastrutture. Questo è il piatto ricco che potrà continuare a garantire nei fatti l’interesse dei privati nell’acqua, beffando il voto del referendum”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/nelle-telefonate-di-lavitola-le-strategie-su-come-aggirare-il-referendum-sullacqua/155662

E’ quello che sta avvenendo dovunque e anche con l’Acquedotto pugliese dove, come abbiamo più volte denunciato (vedi: www.acquabenecomune.org), la legge sulla cosiddetta ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese - così come emendata su proposta dell’Assessore Amati - andrebbe a trasformare l’AQP S.p.A. in Azienda Speciale (il condizionale è d’obbligo poiché tale trasformazione è ancora a livello di affermazione non confermata neanche dalla dichiarazione ufficiale del Governo regionale), lasciando in mano alle società miste il “core business” ovvero stando alla dizione della stessa legge regionale “le attività diverse dal servizio idrico integrato ma da esso rivenienti” (in particolare si veda: Legge AQP: riflessioni e valutazioni http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=1040:legge-aqp-riflessioni-e-valutazioni&catid=153&Itemid=72).

Ricordiamo al riguardo che attraverso gli stessi emendamenti è stato eliminato il riferimento ai consorzi pubblici come organismi per gestire le attività diverse dal Servizio Idrico Integrato. Inoltre, nel caso dell’Acquedotto pugliese è importante ricordare che, allo stato attuale, non tutte le attività afferenti il Servizio Idrico Integrato sono realizzate in proprio dal “nuovo” soggetto; non rientrano, infatti, nella cosiddetta ripubblicizzazione le attività di potabilizzazione e di depurazione gestite da Società a Responsabilità Limitata (rispettivamente AQP Pot s.r.l. e PURA s.r.l.), attualmente controllate da AQP S.p.A.

Come si vede gli emendamenti apportati sono sostanziali e decisivi!

E aver chiesto ragione di tali emendamenti ha attirato l’ira dell’Assessore Amati che – non entrando nel merito delle critiche - ha mosso verso il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”–Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua gravi insinuazioni.

Ma ciò che è più grave è l’arroganza e la disinvoltura di gran parte della classe politica nel non tenere fede agli impegni assunti, nel costruire narrazioni e/o rappresentazioni a proprio uso e consumo, nel cercare di creare categorie binarie “buono/cattivo”, “amico/nemico”, “bianco/nero” funzionali a “ricompattare” in caso di necessità!

La situazione, infatti e ovviamente, è generale! Si invita a leggere al riguardo l’articolo inviato alla stampa lo scorso mese “Acqua. Rumore mediatico ma intesa bipartisan” .

Bisogna che sia chiaro a tutti che chi cerca di raggirare i risultati del referendum, di fatto calpesta la sovranità popolare e si fa scherno della volontà collettiva, demolendo pezzo dopo pezzo i fondamenti dello Stato democratico e la cultura delle regole (e del loro rispetto) attraverso le quali la democrazia dovrebbe essere garantita.

Comitato pugliese "Acqua Bene Comune"




giovedì 1 settembre 2011

La discarica dei dinosauri









Quando lo scorso 16 gennaio abbiamo accompagnato Paul Connet nei pressi della cava dei dinosauri il suo sguardo di disapprovazione è stato molto eloquente. Qualche minuto dopo nella sala strapiena dell'ex monastero del soccorso Connett tuonò: "...tutti i bambini del mondo adorano i dinosauri... e quando i turisti arrivano in Italia ci vengono per il vino, il cibo, la storia... e verrebbero anche per le orme dei dinosauri... certo non verrebbero qui per una discarica" (quarda qui dal minuto 4:00).
Già perchè qui da noi una cava abbandonata vuol dire DISCARICA (vedi tra le tante Grottelline).
La proprietà della ex cava sarebbe riconducibile alla famiglia Columella (vedi l'articolo de La Repubblica Bari), che riveste ruoli di primo piano nella Tra.de.co. che gestisce la raccolta dei rifiuti ad Altamura e dintorni.
Chissà cosa immaginavano di fare i proprietari con la cava quando, nel 1999, vennero rinvenute le impronte, tantissime, oltre 4000, conservate benissimo per oltre 70 milioni di anni...
Così tutto si blocca e sono sufficienti 11 anni a danneggiare ciò che la natura ha conservato per 80 milioni di anni. Succede questo ad Altamura ed è l'ennesima occasione specata per valorizzare la cultura del nostro territorio.

Della cava dei dinosauri parla anche Wikipedia:

Nella "Valle incantata" di Altamura, in località Pontrelli, sono state scoperte nel 1999, su un'area di dodicimila metri quadrati, circa trentamila orme di dinosauri. La grande importanza di questo ritrovamento (ad oggi questo è il sito più ricco e importante d'Europa e forse del mondo) sta nell'elevatissima biodiversità che caratterizzava gli individui presenti contemporaneamente nello stesso luogo.

Le impronte risalgono al Cretacico superiore, tra i 70 e gli 80 milioni di anni fa, quando il clima in Puglia era di tipo tropicale(caldo umido), e testimoniano la presenza di oltre duecento animali, appartenenti almeno a cinque gruppi diversi di dinosauri, erbivori e anche carnivori.

Le dimensioni delle impronte variano dai 5 – 6 cm fino ai 40 – 45 cm, facendo supporre di trovarsi di fronte ad animali alti fino a 10 metri. In molte impronte si riesce addirittura a leggere le pieghe della pelle. Tale eccezionale stato di conservazione delle impronte è dovuto molto probabilmente alla presenza di un terreno paludoso dal fondo fangoso, con tappeti di alghe che hanno permesso la cementazione dell'impronta. In numerose impronte è infatti ancora visibile la piccola onda di fango generata nel momento in cui l'animale ha poggiato la zampa al suolo. Dalla lettura delle impronte e soprattutto delle piste, ovvero di una serie di almeno tre impronte consecutive, o tre coppie mano - piede nel caso di animali quadrupedi, lasciate dallo stesso animale in movimento, si evince come le andature siano normali, senza tracce di panico, a dimostrazione del fatto che si trattava di un normale spostamento degli animali mentre pascolavano tranquilli in un ambiente presumibilmente lagunare.
Dalla quantità delle impronte e dalle loro dimensioni ci si può facilmente rendere conto delle quantità veramente ingenti di vegetali che dovevano essere presenti in loco per poter soddisfare le necessità di sopravvivenza di tanti animali.

Una delle piste individuate appartiene ad un Ceropode (dinosauro erbivoro,quadrupede,di media stazza): essa rivela un'incertezza nell'andamento, forse un cambio brusco di passo, per evitare un ostacolo improvviso oppure cambiare direzione.

In un paese però in cui "valorizzare il territorio" significa soltanto una cosa (costruire, lottizzare) non poteva che andare a finire che con una bella colata di cemento. E se non si può costruire sopra le orme dei dinosauri si può sempre chiedere di farlo altrove in cambio della cava.
Significativa la lettera pubblicata da Altamuralive.it inviata dalla società proprietaria della cava al Comune di Altamura.
Il 31 agosto scorso la società proprietaria della cava, "la Valle dei Dinosauri srl", ha protocollato presso Palazzo di Città una richiesta di "accordo di programma per la valorizzazione della Cava dei Dinosauri in località Pontrelli". La società, già Ecospi, ricorda agli amministratori che durante una conferenza di servizi era emersa la volontà di "acquisire la Cava a patrimonio comunale"..."Il Comune di Altamura - si legge nella lettera inviata a Sindaco, assessori e Presidente del Consiglio - ha auspicato la possibilità di pervenire alla acquisizione dell'area senza ricorrere alle procedure di esproprio". La società proprietaria dell'area, già nel 2009, aveva proposto al Comune, utilizzando lo strumento della perequazione, "di mutare la destinazione urbanistica dei propri suoli siti in Altamura località "Parco Angiolella", in modo da consentirne l'edificazione ad uso residenziale", questo in cambio della cessione dell'area presso la Cava dei dinosauri. (leggi tutto)

Tutto ciò significa che la cava Pontrelli (la "Valle incantata" di cui parla Wikipedia) rischia di trasformarsi in una fantastica discarica, la più singolare discarica del mondo: la discarica della storia e della cultura.
Avevamo ragione due anni fa (clicca qui).

Intanto la petizione (firma qui) lanciata dal Comitato "Salviamo le orme dei Dinosauri di Altamura" continua a macinare firme. Vi invitiamo caldamente a sottroscriverla! Chissà che non smuova anche le pietre.

sabato 27 agosto 2011

Manovre armate e proposte disarmanti



















Padre Alex Zanotelli è uno di quei pochi italiani che non vanno mai in ferie. Nell'agosto del 2008 fu tra i primi a denunciare le insidie del famoso art. 23 bis (oggetto dell'ultimo referendum).
Oggi il missionario comboniano, con la franchezza che lo contraddistingue denuncia lo spreco di ben 27 miliardi di euro per la spesa militare: si tratta di mezza finanziaria!

Armi, soldi e silenzi

È mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali, resi noti lo scorso maggio dall'autorevole Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli Ufo spenderemmo tanti soldi a difenderci!

È mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari.

A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma : "L'Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali..." (art.11). E invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell'Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette "guerre al terrorismo", costate solo agli Usa oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell'Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo Usa ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.

Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta: né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folli somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte? E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d'armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Finmeccanica, l'Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l'Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.

E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all'estero. Non dimentichiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro.

È un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi, iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un'Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.

E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.

Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.
Che vinca la Vita!

Alex Zanotelli

Per sottoscrivere l'appello


Nigrizia - 25/08/2011

giovedì 25 agosto 2011

Shkùte 'ngìele ca 'mbàcce te vène



La notizia è rimbalzata qualche giorno fa, ma l'allarme lo avevano lanciato alcune associazioni attente all'ambiente della basilicata: l'acqua contenuta nell'invaso del Pertusillo (quella che rifornisce gli acquedotti di puglia e basilicata) sarebbe contaminata da scarichi fognari che, attraverso il Sinni, arrivano nell'invaso. In breve: ci sarebbero alcuni Comuni con depuratori malfunzionanti che riversano nei corsi d'acqua liquami non depurati (leggi qui).
Si ripropone pari pari la storia del depuratore di Altamura in contrada Sgarrone, quello che - come denunciato più volte dai nostri cugini materani - non funzionerebbe correttamente
(leggi la storia del depuratore di Altamura su falconaumanni.it).
I lucani giustamette si incazzano, ma qui il fronte è un altro.
Un proverbio altamurano dice:
Shkùte 'n gìele ca 'mbàcce te vène (trad: se sputi verso il cielo ti torna in faccia).
Qui ovviemente non si parla di sputi ma di fogna, la stessa che, attraverso centinaia di scarichi abusivi nella falda, ha reso imbevibile l'acqua dei pozzi che circondano Altamura. La Putta, la Rossa, Vuccolo sono solo alcuni nomi di contrade fuori Altamura le cui fonti, i cui pozzi, le cui acque non sono più potabili da diversi anni.
Quella stessa fogna ci cadrà in testa tra qualche anno, quando ci accorgeremo che la "terra sitibonda" di cui parlava Orazio, in realtà l'acqua ce l'ha. Nascosta ma c'è. Inquinata, ma c'è.
E allora saremo nella merda, in ogni senso.


martedì 23 agosto 2011

ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN


Lo immaginavamo, purtroppo. Con la scusa di far quadrare i conti e con la manovra finanziaria "Lacrime e Sangue" (per i soliti noti) si vuole cancellare con un colpo di spugna lo straordinario risultato dell'ultimo REFERENDUM. Agosto è il mese delle vacanze, è il mese in cui i movimenti abbassano un po' la guardia...
La campagna referendaria ci ha sottratto tante energie, ma STA ANCORA A NOI impedire la svendita della nostra quotidianità (acqua, energia, trasporti, rifiuti, beni demaniali...)

GIRATE QUESTO COMUNICATO A CHIUNQUE DI VS CONOSCENZA!!!


ACQUA. RUMORE MEDIATICO MA INTESA BIPARTISAN

Dal "rumore mediatico" che gli schieramenti politici stanno provocando sembra che emergano due posizioni nette:

1) la Regione Puglia, recependo la volontà degli elettori (espressa nel referendum del 12-13 giugno), vuole ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A. mediante una legge regionale;

2) il Governo nazionale, ignorando quella stessa volontà, vuole impedirlo.

Se le apparenze non ingannano, abbiamo quindi da un lato i "buoni" e dall'altro i "cattivi": situazione chiarissima. Il problema però è che qui le apparenze ingannano, eccome!
Intendiamoci: l'atto del Governo nazionale non è assolutamente condivisibile, in quanto, cercando di aggrapparsi a tutti i possibili appigli giuridici, mira di fatto a conservare lo "status quo" e, quindi, a ignorare la volontà degli elettori.
Però, detto questo, non abbiamo ancora fatto chiarezza fino in fondo, in quanto i processi in atto travalicano il mero rapporto fra una Regione e il Governo nazionale e vedono coinvolti molteplici soggetti e interessi che, giocando su più fronti, non sono immediatamente riconoscibili.

La legge regionale pugliese in questione, nel pronunciarsi in merito alla forma giuridica che il nuovo acquedotto "ripubblicizzato" dovrà assumere fa riferimento a una vaga “azienda pubblica regionale”, che non è prevista in quella forma dalla legislazione italiana.

Le ripetute richieste di chiarificazione su questa “vaghezza” del testo di legge, da parte del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno per ora ricevuto l’assicurazione che la forma giuridica sarà quella di “azienda speciale” dal capogruppo di SEL alla Regione Puglia, ma ancora (e benché sollecitate) non vi sono dichiarazioni ufficiali in tal senso e il ricorso del Governo nazionale rischia di creare ulteriori elementi di confusione.
Inoltre, non possiamo non ricordare che il testo originario del disegno di legge regionale, concordato con i rappresentanti del Comitato pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, qualificava esplicitamente il servizio idrico integrato come "servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica", sottraendolo, quindi, di fatto e di diritto alla disciplina della concorrenza e di conseguenza alla competenza statale. Nel testo definitivo, per volontà del legislatore regionale, quella chiara specificazione è stata soppressa e tale soppressione, alla luce dei fatti, non è stata priva di conseguenze, visto che proprio alla tutela della concorrenza si appella ora il Governo, per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, in quanto tutto ciò che attiene ai mercati e alla concorrenza è di competenza statale.
Possiamo parlare di autogoal del Consiglio regionale, in questo caso?

Il fatto che la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in questo caso di quello pugliese, incroci percorsi del tutto opposti lo si evince dal moltiplicarsi di iniziative ed eventi apparentemente “innocenti”, i cui attori e promotori sono tutt’altro che neutrali.

Basti pensare al fatto che l’Acquedotto pugliese AQP S.p.A., in compagnia di società come Hera S.p.A., Acea S.p.A., di multinazionali come Veolia, ecc., risulta essere fra gli sponsor del "Festival dell'Acqua", fortemente voluto e organizzato da Iren S.p.A. e Federutility. Qualcuno può pensare che Federutility (nella cui giunta esecutiva, per inciso, vi è anche Ivo Monteforte, Amministratore Unico di AQP S.p.A) condivida le posizioni di chi, ritenendo l'acqua bene comune dell'umanità, chiede coerentemente che venga gestito come tale, e non come merce? Sul serio?
La nostra impressione, studiando la situazione in atto, è che dopo i risultati referendari, coloro che sono contrari a qualsiasi ipotesi di ripubblicizzazione reale del servizio idrico, lungi dall'essersi arresi alla volontà dei cittadini - poiché il capitale e gli interessi che suscita difficilmente si arrendono - stiano lavorando attivamente a un "piano B", per salvare il "salvabile" (secondo il loro punto di vista). E così, se il "piano A" - ovvero la privatizzazione pura e semplice del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici - risulta ormai impraticabile, con gran dolore di chi lo aveva architettato e difeso (Confindustria, ma non solo), i suoi precedenti sostenitori possono trovare conveniente giungere a una sorta di "intesa operativa" coi sostenitori attivi del "piano B" (per esempio Federutility), che punti al "male minore" (sempre secondo loro), ovvero la difesa delle gestioni miste e delle S.p.A., come una sorta di "linea del Piave", oltre la quale non far assolutamente passare le idee e i progetti di concreta ripubblicizzazione.
Se le cose dovessero stare davvero così come pensiamo, potrebbero esserci aree di convergenza, e di "intesa bipartisan", fra i "privatizzatori" liberisti attualmente al governo in Italia e settori dei "riformisti" di centrosinistra; e il testo sul quale potrebbero effettivamente, nell'immediato futuro, convergere consensi bipartisan (magari dopo qualche schermaglia "scenografica", per salvare le forme) è già pronto in realtà, ed è la proposta di legge del PD.

Non vogliamo pensare che l'atto con il quale il Governo nazionale ha impugnato la legge regionale pugliese faccia parte del fuoco di sbarramento che serve per creare le condizioni necessarie a questa intesa bipartisan. Eppure troppi dati ci portano a ritenerla un'ipotesi fondata.

In una situazione come questa, a buon diritto il Comitato pugliese "Acqua bene comune" rifiuta nettamente di farsi strumentalizzare da chi fino a ieri era contrario alla ripubblicizzazione; le nostre osservazioni critiche e i nostri rilievi in merito alla legge regionale, e al comportamento delle istituzioni pugliesi, non implicano alcuna vicinanza o "collateralità" rispetto alle posizioni del centrodestra liberista. Ma d'altra parte non vogliamo neppure passare come sostenitori di una rappresentazione "fiabesca" della realtà, ridotta a una lotta più o meno edificante fra "buoni" e "cattivi".

Non ci interessa fare da supporto, come attori o comparse, alle strategie comunicative altrui, né fare da testimonial in più o meno ben orchestrate campagne di marketing elettorale. Il nostro ruolo è altro e diverso, e ben lo conosce chi ha seguito in questi anni il nostro lavoro sul territorio: informarsi, informare, continuare incessantemente a mettere alla prova le istituzioni circa la loro capacità di tradurre le intenzioni e gli annunci in atti concreti.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”- Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua