martedì 14 dicembre 2010

il fotovoltaico fotoVoltato a schifìo


In questi giorni si parla molto in Puglia degli enormi interessi della criminalità organizzata nel settore delle energie alternative che specie da noi stanno diventando una valida "alternativa" al traffico di droga. L'allarme lanciato da Pisanu sulle infiltrazioni mafiose nella Green Economy ha svegliato gli ultimi addormentati (veri e/o presunti).
Già, perchè i fatti di cui Pisanu parla oggi, in realtà sono stati attenzionati da Cosimo Forina (Gazzetta del Mezzogiorno), da Carlo Vulpio (Corriere della Sera), Gianni Lannes (giornalista free lance alla cui vita hanno attentato diverse volte e cui recentemente è stato oscurato il sito internet (www.italiaterranostra.it >>> sito di emergenza: congiannilannes.blogspot.com)...
Facciamo questi nomi perchè sono tutti pugliesi, perchè fanno il loro mestiere scrivendo sempre fatti, nomi, cognomi, luoghi... Magari queste persone fanno fatica a verdersi pubblicati i loro pezzi, magari è scomodo averli ospiti nei convegni politically correct presidiati dai politici di ogni colore, magari cercano di zittirti con le cattive o (cosa peggiore) con le buone.
Ma i loro racconti, e non sono i soli, ci sono e chi non sa, non vuole sapere.

In puglia, il fotovoltaico è stato fotoVOLTATO. Tra Gravina e Poggiorsini, ettari ed ettari di terre fertilissime sono state rivestite di pannelli di silicio. Molti dicono: ma che male c'è! E' energia pulita, no?! Noi rispondiamo:
sì, se non occupassero altro suolo;
sì, se rendessero economicamete indipendenti le abitazioni;
sì, se non fosse un modo per dare l'assalto ai fondi pubblici da parte dei soliti noti
sì, se alla base di tutto ci fosse l'amore per la propria terra;
sì, se queste scelte scellerate non mettessero in discussione la sovranità alimentare dei nostri paesi sottraendo terra alla coltivazione del cibo.

Per capire cosa c'è dietro i c.d. conto energia leggete questo paragrafetto

La truffa del fotovoltaico (fonte: controtuttelemafie.it)

La psicosi del risparmio energetico ha scatenato la disperata ricerca della fonte energetica alternativa che consente di liberare i cittadini da questa schiavitù. Tra gli investimenti maggiormente pubblicizzati da una rete di imprese, associazioni e banche figura come primario quello dell'impianto fotovoltaico, godendo di un sistema di incentivazione particolare: il conto energia. Il caro petrolio ha lanciato la psicosi del risparmio energetico e ha scatenato la disperata ricerca della fonte energetica alternativa per uscire dal circolo vizioso dei rincari insostenibili. Cominciano così ad accreditarsi sempre più le fonti di energia alternative, sostenute da una politica promossa dall'Unione Europea e dagli stessi governi di incentivi per abbattere le emissioni di CO2 nell'atmosfera, come sancito dal Trattato di Kyoto. Tra gli investimenti maggiormente pubblicizzati da una rete di imprese, associazioni e banche figura come primario quello dell'impianto fotovoltaico, godendo di un sistema di incentivazione particolare. In particolare, il Decreto Ministeriale del 19 febbraio 2007, ha previsto una procedura amministrativa in virtù della quale viene concesso una forma di finanziamento, mediante il pagamento ad una tariffa fissa, l'energia prodotta mediante il proprio impianto fotovoltaico. In tal modo, il Ministero dell'Ambiente decide di trasferire al proprietario dell'impianto, nonché assegnatario del progetto di finanziamento, una cifra annuale commisurata alla capacità energetica dell'impianto, remunerando l'elettricità prodotta dall'impianto per un certo numero di anni. Stiamo parlando del progetto "conto energia" che va a ripagare con un piano di ammortamento l'acquisto degli impianti già acquistati, funzionanti e connessi alla rete elettrica di distribuzione della casa, predisponendo degli appositi contatori che indicano non solo l'energia consumata ma anche quella prodotta. Ovviamente viene prevista anche la possibilità di poter vendere alla rete nazionale energetica il surplus prodotto, acquistando un credito nei confronti dell'Enel. La norma in sé sembra conveniente e allettante, considerando che riconoscerebbe ad una famiglia media di 4 componenti, che costruisce un impianto di 4 Kw, un finanziamento di 2500€ all'anno, a cui occorre aggiungere il risparmio energetico derivante dal mancato pagamento di bollette energetiche e gas.

Di fatto, per applicare tale norma è stato costruito un contorto sistema che vede imprese, banche e assicurazioni coinvolte in una rete viziosa allo scopo di trarre ovviamente un guadagno dall'incentivazione statale ad acquistare impianti fotovoltaici. I soggetti promotori del progetto sono il più delle volte società, spesso con una struttura multilevel, che si fanno carico delle pratiche di progettazione ingegneristica e civile dell'impianto, nonché del montaggio e del collegamento dello stesso alla rete di distribuzione interna e nazionale. Costruiscono a tal fine una rete di agenti che - come i nostalgici rappresentanti degli elettrodomestici e casalinghi - propongono al cliente la costruzione di un impianto fotovoltaico a costo pari a zero, grazie alla possibilità di usufruire degli incentivi statali. In realtà, in una seconda fase del colloquio, l'agente spiega che al momento dell'acquisto dell'impianto, viene sottoscritto un "mutuo chirografario" di 20 anni, ad un tasso del 5-6%, grazie al quale la Banca anticipa l'intera somma del costo dell'impianto e poi si rifà sulle somme trasferite dal Ministero.

Il punto critico viene allo scoperto proprio esaminando questo "piccolo" particolare, in quanto l'acquisto dell'impianto implica direttamente la sottoscrizione del mutuo, ma non necessariamente l'attribuzione degli incentivi statali, la cui concessione si ha solo dopo che l'impianto diventa funzionante e deve comunque scontare la valutazione delle condizioni esistenti. Nel momento in cui, dunque, acquistate l'impianto verrà subito acceso il mutuo, che non sarà collegato alla pratica inoltrata presso il Ministero: i due contratti vengono ad esistere in momenti diversi, e le vicende dell'uno non posso influire l'esito dell'altro. In altre parole, qualora lo Stato non conceda il finanziamento o interrompa il trasferimento perché "le quote energetiche" sono state tutte aggiudicate, il mutuo non cesserà di esistere e incomberà sul soggetto che lo ha sottoscritto, unico e solo debitore "chirografario", ossia responsabile personalmente e con i suoi beni. Nel meccanismo è stata prevista anche una forma di "copertura assicurativa" in caso di furto o di guasto dell'impianto, che potrebbero portare all'interruzione dei trasferimenti dello Stato: in questo caso occorre aggiungere l'ulteriore costo della componente assicurativa. Stesso discorso vale per la manutenzione e per la garanzia dell'impianto, in quanto l'impresa dà una copertura di oltre 20 anni per alcune componenti, mentre per altre la garanzia non può essere superiore a 10 anni considerando che alcuni componenti - come l'inverter che consente di convertire l'energia continua in energia alternata come necessita al sistema elettrico. Allo stesso modo, la garanzia non è collegata al mutuo, in quanto qualora il guasto non rientri nelle clausole previste né dall'assicurazione né dalla garanzia, il debito della banca resta lì, e deve essere pagato in ogni caso.

Infine, stiamo parlando di impianti che costituiscono una tecnologia "vecchia", risalente agli sessanta, e che in quanto tale dovrebbe essere venduta ad un prezzo di mercato ragionevole, oltre ad aver coltivato esperienza e conoscenza tale da poter far fronte ad ogni inconveniente. Nella realtà gli impianti fotovoltaici vengono venduti a prezzi molto elevati, per circa 7 mila euro ogni Kw di potenza, senza tuttavia garantire che la potenza dell'impianto rimanga nel tempo immutata e non sia sottoposta a degrado, e molto spesso le società comprano dei materiali scadenti per rivenderli ad alte tariffe, con costi che vanno alle stelle se si considera che dovranno alimentare la multilvel, le Banche e le assicurazioni. È chiaro che, dietro al fotovoltaico - entrato nell'immaginario collettivo come una fonte di energia alternativa ed ecologica - hanno costruito un sistema intenzionalmente contorto e complesso per fare, ancora una volta, dell'energia un business, ai danni dei cittadini e dello Stato stesso.

Per quanto possa essere giusta e solida la motivazione di fondo della norma, il modo in cui viene applicata è sbagliato, è poco trasparente e potrebbe rivelarsi una vera e propria truffa, per far girare la macchina bancaria e delle multilevel. Poteva essere elaborato un qualsiasi altro sistema, come un diretto coinvolgimento dell'Enel, che avrebbe beneficiato degli incentivi, oppure avrebbe messo nel conto di ammortamento il risparmio delle bollette, senza richiedere così l'intervento di una banca. D'altronde se il sistema era davvero conveniente, funzionale ed efficiente, avrebbe avuto una pubblicità su larga scala, e avrebbe preso piede tra la popolazione in poco tempo. Invece sono anni che non si muove nulla, e in questi ultimi mesi l'unica cosa che sono riusciti a muovere sono stati - come sempre d'altronde - i mutui, i debiti, i finanziamenti. Allora ci chiediamo perché l'Enel non comincia già da domani a fornire ad ogni famiglia un impianto fotovoltaico, acquistando dai cittadini l'energia, investendo così della "produzione diffusa" e non in quella concentrata in obsolete centrali termoelettriche. Molto spesso abbiamo risposto a questa domanda dicendo che "vi sono grandi interessi delle lobbies petrolifere" che impedisce il diffondersi di tecnologie differenti. La triste realtà tuttavia fa capire che questo è un grande alibi, che il problema di base siamo noi stessi, i nostri governi, le nostre imprese, che complicano una cosa così semplice solo per speculare, per lucrare sulla speranza dei cittadini di uscire dall'incubo del petrolio e del gas. I mutui, le multilevel: non sono questi i mezzi che porteranno i popoli ad ottenere energia libera, perché sono strumenti di potere.

I clan pugliesi mettono le mani sul business della «green economy». Se fino a poco tempo fa c’erano dubbi, ora c’è più di un indizio che ha superato lo step del mero sospetto, arrivando a un passo dalla «prova». L’allarme arriva direttamente dal presidente della commissione parlamentare antimafia, Beppe Pisanu, al termine della «missione» di due giorni in Puglia del 10 dicembre 2010. Il senatore parla per oltre mezz’ora, in Prefettura, rispondendo a una serie di domande dei giornalisti.

Un argomento suscita subito l’attenzione ed è il riferimento agli affari nell’energia pulita. I clan acquistano e rivendono terreni dove collocare la pale eoliche o un parco fotovoltaico che gestiscono anche in proprio attraverso società prestanome: «Non chiedetemi altro, sono vincolato al segreto istruttorio», taglia corto Pisanu che conferma l’esistenza di indagini sulla piovra dell’energia da fonti rinnovabili. Il presidente non indica aree specifiche, ma è evidente che il fenomeno non può riguardare solo il Gargano, zona regina per l’eolico, e dove «la criminalità tende ad assumere forme più oculate di controllo del territorio e caratteristiche di vera e propria mafia». Del resto, la Puglia è la regione italiana con la più alta potenza di eolico, quindi va da sè che la criminalità fiuti l’affare e cerchi di approfittarne, chiosa il presidente dell’organismo bicamerale. Ma di eolico e fotovoltaico a iosa vi è anche nel Salento. Come a iosa sono le polemiche in fazioni contrapposte nello stesso marasma ambientalista salentino.

Pisanu ha parlato anche di borghesia mafiosa facendo riferimento a quel salto di qualità che vede la regione proiettata nell’olimpo di quei territori dove i colletti bianchi trovano terreno fertile. È il caso del riciclaggio di denaro sporco alimentato da connivenze e collusioni con una platea di professionisti che hanno ammodernato il modus operandi delle organizzazioni criminali, sempre più propense a far tacere le armi per poter operare sottotono.

sabato 11 dicembre 2010

ZTL Altamura città amica (delle auto)


Sapete qual è la cosa più curiosa di tutta la storia della ZTL durata "Trè dij che 'nu stèrze".
Ora che la ZTL all'altamurana è stata sospesa,
Ora che tutti hanno dimenticato lo slogan "Città Amica" e relativa campagna promozionale (a spese del contribuente)...
Ora che la segnaletica stradale ai c.d. "varchi" del centro storico, è stata rimossa - dopo essere stata messa su (a spese del contribuente)...
Ora che le telecamere per il telerilevamento nel centro storico (installate a spese del contribuente) non non devono telerilevare più niente...
Ora che hanno rimosso le fioriere che delimitavano l'Area Pedonale all'inizio ed alla fine di Corso Federico II di Svevia...
Ora che si è voluto cambiare tutto e, alla fine, niente
la realtà è che la situazione è persino peggiorata (video docet)!

Qualcuno in Comune avrà il coraggio di assumersene la responsabilità?

mercoledì 8 dicembre 2010

ERA LA MURGIA



Strada Provinciale 159 imbocco da via Ruvo a qualche chilometro da Altamura. Spietramento e fanta-agricoltura hanno provocato la morte dell'ecosistema murgiano. Dai fanta-campi ai campi-fantasma, dove la pietra viva affiora sempre di più.
La pioggia rivela quello che chi conosce la Murgia sa bene: lo spietramento selvaggio ha cancellato il lavoro sapiente della natura che consentiva alla nostra terra di drenare l'acqua.
Questo - come altri scempi ambientali - non è stato un caso, ma il frutto di precise scelte politiche ed economiche.
Gli effetti negativi per l'uomo non sono né saranno addebbitabili alla Natura, ma solo alle nostre scelte.

martedì 7 dicembre 2010

NO AI RIFIUTI DI STATO a Taranto


Il nostro blog vuole oggi dare voce a chi voce non ha. Alcuni comunicati stampa non arrivano sui giornali o nei tg eppure da questi fatti dipende la qualità della vita di migliaia di persone.
La decisione del governatore pugliese Vendola di smaltire i rifiuti campani nel tarantino ha trovato le obiezioni legittime di tante associazioni tarantine che hanno denunciato l'ennesimo attacco alla loro terra già martoriata da decenni di politiche ambientali inesistenti.
Taranto è terra morta, come dimostrano diverse pubblicazionii tra le quali "La città delle nuvole" di Carlo Vulpio, i tarantini che non accettano di morire senza lottare sono sempre di più.

NO AI RIFIUTI DI STATO

In relazione all'offerta fatta - dal Presidente della Regione Puglia, Nicola Vendola (senza il parere del Consiglio Regionale) - di accogliere i rifiuti provenienti dall'ennesima “crisi” campana, come comitati e associazioni di Taranto e provincia sentiamo forte l'esigenza di dichiarare che non è più accettabile il tentativo di monetizzare salute e democrazia. Perchè continua imperterrito lo sfruttamento di un territorio già martoriato da un inquinamento eccezionale, che già vanta tristi primati in fatto di impianti a rischio, e non si fa mancare nulla in fatto di inceneritori e discariche di rifiuti di ogni tipo. con la possibilità di notevole incremento di malattie e la contaminazione della catena alimentare. E' anche una questione di democrazia, perchè Vendola non può assolutamente pensare di partorire una tale decisione senza consultare la popolazione.

Ci pare inoltre oltremodo fuorviante porre l'accoglimento dei rifiuti come una questione di solidarietà. Da anni ormai i comitati cittadini, i medici, gli scienziati addirittura gli economisti propongono una soluzione ecocompatibile e vantaggiosa in termini di risparmio collettivo economico ed energetico, a favore dell'incremento dell'occupazione e della tutela dell''ambiente, fatta di riduzione della produzione di rifiuti, raccolta differenziata porta a porta, riciclo, riutilizzo, con l'obbiettivo di raggiungere "Rifiuti Zero", mentre i vari governi di turno si intestardiscono nella politica dell'incenerimento e dello smaltimento in discarica, che favorisce grandi industriali - come la Marcegaglia - e clientele di dubbia legalità. La solidarietà ai cittadini campani, e come loro a tutti gli altri cittadini impegnati nella tutela del proprio territorio in questo Paese contro questa gestione anacronistica e basata sul continuo consumo senza fine dei beni comuni e notevole spesa economica per i contribuenti, consiste nell'opporsi a tutte le “soluzioni” che le perpetuino.

Riteniamo per questo indispensabile aderire alla giornata europea contro le opere inutili prevista l'11 dicembre per ribadire che gli impianti di incenerimento dei rifiuti non sono una soluzione ma una perpetuazione del problema ( dato che un terzo del conferito finisce in discarica sotto forma di ceneri altamente tossiche) ed invitiamo tutta la provincia a sostenere la manifestazione che il 12 Dicembre si terrà a Lizzano promossa per sensibilizzare le popolazioni della provincia contro lo scempio che da anni la politica di gestione dei rifiuti sta perpetrando nelle zone limitrofe alle discariche (come la Vergine che tra l'altro presenta una non conformità della barriera di confinamento alle disposizioni del lgs. 36/2003 ed Ecolevante). Pretendiamo inoltre che i sindaci teoricamente chiamati a rappresentare i cittadini prendano le dovute tutele e non si limitino a esporre a parole il loro parere negativo verso i rifiuti campani, ma che realizzino atti istituzionali concreti. Sono attese dalla Campania 50.000 tonnellate destinate ai siti di Italcave a Statte, Ecolevante a Grottaglie e Vergine ai confini tra Lizzano, Fragagnano e Faggiano.

Dopo la conferenza stampa del 29 ottobre molti rappresentanti politici provinciali e regionali ignorarono completamente l’allarme 'rifiuti campani' mentre alcuni (assessore regionale Nicastro, sindaci di Lizzano, Faggiano e Monteparano) si affannarono per sminuire il timore e l’agitazione dei 14 comitati commentando la preoccupazione come infondata. I cittadini chiedono spiegazioni sulla evidente non curanza di molti e incoerenza degli altri, domandandosi che fine abbiamo fatto questi politici oggi, quando l’arrivo di circa 200 camion è quasi imminente.
Visto che i sindaci hanno rotto il silenzio siamo tutti curiosi di vedere chi veramente farà seguire alle parole atti concreti. Quanti di questi sindaci non si limiteranno ad atti formali ma assumeranno posizioni intransigenti difronte ai rischi per la salute?

Attiva Lizzano, Comitato Taranto Libera, Associazione Malati Cronici, Comitati di Quartiere Taranto, Meet Up I Grilli delle 100 Masserie, Amici di Beppe Grillo Taranto, I Grilli di Taranto in Movimento, Taranto Ciclabile, Corita Taranto, CarosiNOdiscariche.

lunedì 6 dicembre 2010

Acqua bene pubblico, i parlamentari baresi disertano la mobilitazione per la moratoria



La giornata del 4 dicembre è stata caratterizzata da innumerevoli manifestazioni accomunate da un unico obiettivo: chiedere al governo nazionale una moratoria sugli effetti del decreto Ronchi. Almeno fino al referendum previsto per la primavera prossima.

IN PUGLIA, inoltre, in ben 13 piazze si è voluto contestualizzare l'iniziativa ricordando a tutti che la maggioranza dell'attuale governo aveva promesso l'approvazione della legge di ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese entro i primi cento giorni di governo.
Di giorni ne sono passati olre 150.
Intanto alla conferenza stampa indetta per sabato dal Comitato Pugliese Acqua Bene Comune, non si presenta nessun parlamentare barese invitato.
Ad Altamura nonostante un freddo ed un vento glaciale e un'organizzazione dell'ultim'ora, il Comitato Acqua Bene Comune Altamura (acquabenecomune.altamura@gmail.com) è sceso in piazza per parlare con i cittadini e distribuire volantini informativi.
fonte Puglia

Non si sono presentati i parlamentari eletti nella VII Circoscrizione barese invitati dal Comitato pugliese ‘Acqua Bene Comune’ alla conferenza stampa indetta in occasione della giornata nazionale per la mobilitazione per l’acqua pubblica. Il tema su cui discutere è la campagna di moratoria sulle scadenze previste dal decreto Ronchi e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Durante la scorsa legislatura Regione Puglia e Movimenti per ‘Acqua Bene Comune’ hanno redatto, grazie ad un tavolo tecnico congiunto, una legge che permetta all’Aqp di tornare definitivamente pubblico, mutando forma giuridica da ‘società per azioni’ ad ‘Ente di diritto pubblico’, a beneficio di tutti i pugliesi. Il disegno di legge era pronto già nel dicembre 2009: la Giunta votò all’unanimità in favore, facendo una precisa scelta politica. Il ddl sarebbe dovuto essere approvato in Consiglio entro la fine della legislatura, ma così non è stato. Ad oggi infatti non è stato ancora approvato. “Inoltre – specifica Margherita Ciervo, referente regionale Comitato pugliese ‘Acqua per il Bene Comune’ – in commissione consiliare è stato proposto un ordine del giorno che prevede il congelamento degli effetti del testo, trasformandolo in una legge che, seppure approvata, potrebbe mai essere applicata”. Queste scelte mortificano le aspettative dei 105 mila pugliesi che hanno posto la firma nella campagna referendaria e chiedono un Acquedotto pubblico e partecipato. “Hanno posto la loro firma – prosegue Ciervo - perchè hanno capito che la battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di civiltà, per la tutela e l’accesso universale ad un bene comune. Concetti incompatibili con ogni forma di privatizzazione e di consegna al mercato di un bene essenziale alla vita”. Con la loro firma si è posta in discussione tutta la normativa attualmente vigente in tema di gestione del servizio idrico, a partire dal decreto Ronchi che ne vuole rendere definitiva la privatizzazione. Ricapitolando, le richieste rivolte alle forze politiche ed istituzionali da parte dei Comitati sono: l’approvazione entro il 31 dicembre 2010 di un provvedimento di Moratoria; di procedere verso la ripublicizzazione del servizio idrico e la sua gestione pubblica e partecipativa, e di fermare tutte quelle iniziative che predispongono l’ingresso dei privati nelle società, l’ulteriore aumento delle loro quote di capitale e tutte le manovre societarie di inglobamento dei dei grandi gestori nei confronti delle piccole gestioni. Del resto, già nel 1902, riferendosi alla ‘Ercole antico’, società ligure appaltatrice che gestiva l’Aqp, Salvemini saggiamente sentenziava: “L’Acquedotto pugliese dà da mangiare più ai genovesi che da bere ai pugliesi”. (Donata Pellegrino)
il servizio del TG3 sab 04dicembre2010





sabato 4 dicembre 2010

SCOPERTO L'ARCANO: l'acqua privata costa di più perchè c'è l'arsenico!

Nella puntata di AGORA' (Raitre) di questa mattina si è parlato di acqua e... arsenico.
La Commissione Europea nega l'ennesima richiesta di deroga per la presenza di Arsenico e altri elementi nell'acqua destinata al consumo umano. In Italia diversi comuni erogano acqua con livelli di arsenico preoccupanti. Se l'arsenico pericoloso, la risposta del nostro ministro della salute non è da meno. Intanto c'è chi evidenzia una sovrapposizione tra la geografia dell'arsenico e quella delle privatizzazioni, lasciando presagire quello che da anni il Co.vi.ri. relaziona per il parlamento: dove si privatizza, magicamente gli investimenti diminuiscono unitamente alla qualità dell'acqua fornita. Eppure le tariffe aumentano!
Non sarà mica che si fanno pagare pure l'arsenico?





giovedì 2 dicembre 2010

4 DICEMBRE 2010 GIORNATA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA ALTAMURA ore 18 - PIAZZA DUOMO


4 DICEMBRE 2010
GIORNATA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA
ALTAMURA ore 18 - PIAZZA DUOMO

La campagna referendaria della scorsa estate ha visto un milione e quattrocentomila donne e uomini italiani protagonisti della battaglia per la difesa dell'acqua come Bene Comune e Diritto Universale. Una battaglia di civiltà per dire NO AI PROFITTI sull'ACQUA dal grandissimo valore politico dato che è il popolo (sovrano) a chiedere di decidere senza intermediari sulla gestione dei Servizi idrici.
Per questo chiediamo la MORATORIA: uno STOP alle PRIVATIZZAZIONI (previste dalla Legge Ronchi) FINO AL REFERENDUM.
IN PUGLIA

Le firme raccolte in puglia sono oltre 105.000 e sono un segnale chiaro:
I PUGLIESI VOGLIONO L'ACQUEDOTTO PUBBLICO E PARTECIPATO!
La legge regionale Pugliese per la RIPUBBLICIZZAZIONE dell'Acquedotto Pugliese è pronta dal dicembre 2009. La scorsa Giunta Regionale votò all’unanimità in favore del disegno di legge, facendo una precisa scelta politica.
PRIMA fu promesso che il disegno di legge sarebbe stato approvato in Consiglio regionale entro la fine della passata legislatura, ma così non è stato.
DOPO fu promesso, che il disegno di legge sarebbe stato approvato in Consiglio regionale entro i primi cento giorni dell’attuale legislatura, ma così non è stato.
OGGI il disegno di legge pugliese non è stato ancora approvato. E' stato proposto di “congelare” gli effetti della Legge Regionale di trasformazione in Ente di Diritto Pubblico dell’Acquedotto Pugliese. Una Legge che se approvata non verrà applicata!
Eppure tutti (regione e movimenti) sapevano fin dall'inizio che si andava in direzione opposta rispetto all'impianto “privatizzatorio” della legislazione nazionale. Impianto confermato dalla sentenza della Consulta che ha bocciato il ricorso di alcune regioni contro la legge Ronchi.
Queste scelte mortificano le aspettative dei 105.000 pugliesi che hanno posto la firma nella campagna referendaria e chiedono un'acquedotto pubblico e partecipato.

AD ALTAMURA
Il popolo dell'acqua e la società civile di Altamura sono stati protagonisti di una grande operazione di politica dal basso che ha consentito l'inserimento del DIRITTO ALL'ACQUA nello STATUTO COMUNALE.
Primo caso in Puglia ed uno dei pochi in Italia. Un caso che ha fatto scuola, come dimostra l'attenzione prestata da altri comuni (Modugno ad esempio) ci hanno ospitati anche nei consigli comunali perchè condividessimo la nostra esperienza.
Invitiamo tutti a partecipare
ALTAMURA ore 18,00 - Piazza Duomo

Perchè si scrive acqua ma si legge democrazia.