sabato 9 ottobre 2010

Il Giornale, la Marcegaglia e la libertà di stampa



Condividiamo la puntuale analisi di Carlo Vulpio sul caso della perquisizione disposta dalla magistratura a carico di Sallusti e Porro, giornalisti de Il Giornale (visto il taglio di molte notizie pubblicate, bisognava dargli questo nome per confermare i lettori che si, quello che avevano in mano era effettivamente un giornale...).
Il principio da cui Vulpio parte e che noi condividiamo in pieno è questo: "Non ha alcuna importanza chi pubblica una certa notizia, quando la pubblica e per quale altro fine (anche biasimevole) la pubblichi. Ciò che conta è che la notizia (la cui pubblicazione rispetti le norme vigenti, ovvio) sia vera".
Buona lettura.

Pubblicato il da Carlo Vulpio
La volontà della Marcegaglia "coartata", come dicono i pm, dal timore di "dossier" (su discariche e inceneritori di Vendola?) è una enormità. Somiglia al "pre-crimine" di Minority report e alla "associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa" affibiata a me, ad altri 4 giornalisti e a un carabiniere.


A me questa perquisizione disposta dai pm napoletani Piscitelli e Woodcock a casa e negli uffici dei giornalisti Sallusti e Porro non piace per niente. Per due motivi.
Il primo. Cosa vuol dire applicare il reato di “violenza privata in concorso” per un presunto “dossier” o “campagna di stampa” che “il Giornale” si sarebbe apprestato a pubblicare (condizionale futuro)?
Mi sembra tanto uno di quei “pre-reati” di cui si occupano gli investigatori della “pre-crimine” nel film “Minority Report”, con Tom Cruise. Insomma, un reato che semplicemente non esiste.
Senza considerare che, come ricorda il collega Franco Abruzzo, “la Corte di Strasburgo ha imposto l’alt alle perquisizioni nelle redazioni a tutela delle fonti dei giornalisti e i giudici hanno l’obbligo di rispettare le sentenze del Tribunale dei diritti dell’uomo”.
Ma – dicono i pm e la “ presunta vittima” del reato, Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria -, la conversazione telefonica intercettata tra Porro e Arpisella (portavoce della Marcegaglia) dimostrerebbe l’intento di “coartare la volontà” della Marcegaglia, per indurla a più miti considerazioni sull’operato del governo guidato da Silvio, fratello di Paolo Berlusconi, editore de “il Giornale”.
Anche in questo caso, può esserci d’aiuto un film. “Guardie e ladri”, con Totò (il ladro) e Aldo Fabrizi (la guardia)... [leggi tutto]

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