mercoledì 11 ottobre 2017

La riscossa degli acquaioli del Mezzogiorno


La riscossa degli acquaioli del Mezzogiorno

di Riccardo Petrella


I militanti per l’acqua bene comune e diritto di tutti gli abitanti della Terra – gli “acquaioli» – di tutte le regioni del Mezzogiorno sono sempre di più nella lotta contro la prepotenza antidemocratica e il mercantilismo predatore dei gruppi sociali dominanti.
Dal 2011 in particolare, l’intera classe dirigente politica, economica e tecno-scientifica italiana (salvo rare eccezioni) è in uno stato di potenza illegale. Rifiuto esplicito di rispettare gli esiti referendari sull’acqua bene comune e diritto umano e, addirittura, decisione di continuare a legiferare in materia di acqua contro la volontà espressa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Stato d’illegalità, anche, nei confronti delle direttive UE, tanto che la Commissione europea ha dovuto fare severe sanzioni contro l’Italia per flagrante inadempienza nel campo della salvaguardia e protezione delle risorse idriche, della qualità delle acque potabili e della presentazione/esecuzione  di piani nazionali di gestione dei bacini idrografici. Stato d’illegalità macroscopica, infine, riguardo l’insieme delle azioni di gestione del territorio, dei suoli, dei corpi idrici, illustrato dal fatto che il governo non fa che navigare a vista, nell’urgenza continua, in reazione ai sempre più frequenti e gravi disastri delle inondazioni, delle siccità, delle frane, dei terremoti causati in larga parte dall’incuria, dagli interessi corporativi a corto termine, e  dalla corruzione dei gruppi dominanti al potere.
Nel frattempo il Rapporto 2017 dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile conferma che la scarsità di acqua è una seria minaccia in dieci Regioni, cioè a dire Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Non a caso, quest’estate hanno dichiarato lo stato di calamità. E che fanno i poteri (pubblici e privati) che «governano» l’Italia?
I governi succedutisi in questi ultimi anni, anche a livello regionale e delle collettività locali, sono stati maggiormente preoccupati dal tappare buchi e dal rispondere ai diktat delle oligarchie europee in nome dell’austerità di bilancio nell’affannosa ricerca di aumentare il PIL di qualche decimo di frazione. I bollettini dei dominanti non parlano che di crescita del Pil per poi trafficare i dati sull’occupazione, sulla salute, e dimenticare di parlare dello stato del territorio e della situazione catastrofica nella quale si trovano i beni comuni ed i servizi pubblici del «Bel Paese», a partire dall’acqua.
Così, il progetto iniziale di legge su «Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque»,  presentato nel 2012 (primo firmatario l’On. Federica Draga – M5S) dai deputati M5S e SEL è stato profondamente stravolto dalla Camera nel 2015, tanto che i 92 deputati firmatari hanno tolto la loro firma al testo ancora in esame al Senato, ma nulla di serio è stato fatto dai gestori delle grandi società (SpA) multiutilities quotate in Borsa (HERA, IREN, ACEA, A2a…) che oramai dominano «l’industria idrica» italiana. La media nazionale delle perdite d’acqua delle reti idriche del paese è salita nel 2016 al 38,2 dal 35,6 % del 2012 (dati ISTAT ripresi dal Blue Book di Utitalia 2017).
Per quanto riguarda i poteri privati, essi hanno investito pochissimo nelle reti, malgrado le promesse fatte rispetto alla gestione «pubblica». Se gli investimenti dovessero seguire il ritmo degli ultimi dieci anni ci vorranno più di 200 anni per rinnovare l’intera rete idrica. Eppure i privati hanno sempre una grande voglia di mettere le mani definitivamente sull’intero sistema idrico nazionale. La loro è una visione delle cose ben nota, centrata sulla creazione di quattro/cinque grandi gruppi multiutilities parti integranti dei grandi insiemi finanziari/industriali e commerciali alla SUEZ/ENGIE, alla Vivendi, alla EON.
In questo senso, le regioni del Mezzogiorno restano un obiettivo fondamentale. A condizione però che le autorità pubbliche diano il via libera alla privatizzazione della gestione delle acque. Riprendere in mano il controllo dell’ABC di Napoli, così come dell’acquedotto pugliese AQP, il più grande «simbolo dell’acqua pubblica» in Italia fino agli ultimi anni del secolo scorso, è considerato un obiettivo strategico.
Il silenzio che i poteri pubblici della Puglia mantengono sul futuro dell’AQP la dice molto lunga su ciò che è in gioco.
Oramai sono personalmente convinto che la classe politica ed economica della Puglia sia favorevole alla privatizzazione dell’AQP sotto tutti gli aspetti. Per questo, però, devono essere capaci di «passare il Rubicone», cioè dire apertamente e fare approvare pubblicamente dai pugliesi e dalle altre forze associative italiane l’apertura del capitale dell’AQP ai privati, mediante l’accettazione di un notevole aumento della tariffa dell’acqua per i primi 4-5 anni, tra il 4 ed il 7%, affinché il rendimento del capitale immesso dai privati possa essere rapido e significativo. Quindi, totale adesione alla teoria capitalista mercantile dell’acqua fondata sul principio dogmatico che la tariffa pagata dall’utente per un servizio essenziale ed insostituibile per la vita deve finanziare tutti i costi del servizio ed in particolare la remunerazione del capitale (profitto). Se questa condizione non fosse rispettata, nessun capitale privato sarà disposto ad investire nell’AQP. Non solo, ma le autorità pubbliche dovrebbero accettare di procedere alla trasformazione dell’AQP da impresa di servizio idrico integrato in una SpA multiutilities (per di più quotata in Borsa in pochi anni), attiva in altri settori come quelli dei rifiuti, dell’energia, dell’ambiente. Dovrebbero accettare inoltre che che l’AQP multiutilities sia autorizzata a fare alleanze, fusioni e concentrazioni con altre imprese più piccole del Molise, dell’Abruzzo, della Lucania, della Calabria e, a più lungo termine, con le imprese di Napoli, per dare vita ad una grande SPA multiutilities del Mezzogiorno capace di competere con le altre multiutilities europee, specie sui mercati del Mediterraneo e dell’Africa. Sarebbero così raggiunti dei livelli di «rendimento» (ROI-Return on investment) sufficientemente appetitosi per i capitali privati sui mercati finanziari nazionali e mondiali.
Il silenzio da più di un anno e mezzo da parte del presidente della regione Puglia sul futuro dell’AQP è verosimilmente dovuto al fatto che, forse, non era pronto a fare il salto. Il salto sarebbe notevole perché l’AQP cesserebbe di essere una SpA in house quasi pubblica (cosi definita perché sottomessa al controllo analogo da parte dei poteri pubblici, esclusivamente attiva sul territorio della Puglia e operante unicamente nel settore del servizio idrico integrato). Il nuovo AQP non sarebbe più sottomesso al controllo analogo, diventerebbe una multiutilities e opererebbe in altre regioni.
L’organizzazione del Festival dell’acqua a Bari proprio nel palazzo dell’Acquedotto Pugliese in questi giorni (8-11 ottobre) ad opera di Utilitalia, la federazione italiana delle multiutilisties che vede attivamente coinvolte ACEA, HERA, IREN, A12, Suez, Veolia e tutta la crème del mondo tecno-scientifico italiano al servizio del settore privato, deve essere interpretata come un segno della disponibilità finale delle autorità pugliesi a fare il salto?
Tutto sembra suffragare questa ipotesi. Sarebbe un atto fragoroso dell’abdicazione della classe politica e dirigente pugliese e della sua subordinazione agli interessi privati del capitalismo finanziario europeo ed internazionale. Che vergogna, sarebbe. Occorre aspettare, però, la sua ufficializzazione.
Dunque, considerato il contesto, l’iniziativa degli acquaioli del Mezzogiorno, sulla scia delle attività degli acquaioli napoletani/campani e di quelli di Bari/Puglia è di grande importanza. I cittadini dimostrano di essere in allerta, non vogliono cedere alla rassegnazione ma vogliono agire per contrastare lo stato malsano, inefficiente, antidemocratico e socialmente ingiusto della situazione dell’acqua in Italia ed in particolare nel Mezzogiorno.
La «Carta di Bari», approvata il 7 ottobre dai rappresentati della «Rete a difesa delle sorgenti» riafferma con forza e serietà che i cittadini vogliono essere parte attiva nei processi di decisione del presente e del futuro dell’acqua nelle loro regioni. Riafferma altresì la loro scelta, consacrata dal referendum del 2011, in favore dell’acqua bene comune pubblico e del diritto umano all’acqua per la vita, che non deve essere pagato in veste di consumatori ma finanziato come cittadini, dalla fiscalità e dalla collettività. La «Carta di Bari» propone cinque priorità d’azione e di regolazione pubblica a livello regionale/nazionale e europeo/mondiale e specialmente per una politica dell’acqua del Mezzogiorno: promozione (indispensabilità dell’acqua per la vita), protezione (contro l’accaparramento, i furti, l’inquinamento, il bioterrorismo…), prevenzione (innovazioni per ridurre i prelievi, gli sprechi, garantire la conservazione, migliorare la qualità), partecipazione (anima della democrazia) e prossimità (la cura dell’acqua è propria delle comunità). Un bel lavoro collettivo, serio.
Responsabilità d’iniziativa cittadina che contrasta con l’incuria e la pervicacia illegale dei gruppi tecnocratici pubblici e privati al potere.

martedì 10 ottobre 2017

9 ottobre 2017: LA CARTA DI BARI PER LA DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA”



COMUNICATO STAMPA
BARI, 9 ottobre 2017
 

23 MILA KM DI ACQUEDOTTI CREATI DAL PUBBLICO SONO SOTTO ATTACCO DELLE MULTINAZIONALI, PUNTANO AI 60 MILIARDI CHE L’AUTORITÀ METTE IN BOLLETTA PER RISTRUTTURARLI

LE LOBBY PREMONO SUI 2000 COMUNI, CHE RISPETTANO IL REFERENDUM E CHIEDONO DI COMPLETARE L’OPERA DI PRIVATIZZAZIONE DELL’ITALIA

ADOTTATA ALL’UNANIMITÀ “LA CARTA DI BARI PER LA DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA”
 NO AL GESTORE UNICO DEL CENTRO SUD ITALIA. Il piano delle multinazionali francesi Suez e Veolia deve essere fermato con ogni mezzo democratico”, questa la posizione espressa dalla Rete a Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia, riunitasi a Bari il 7 ottobre scorso.
Presenti i rappresentanti di tutte le regioni del distretto appenninico e non solo, che hanno ricostruito e discusso il progetto di occupazione delle sorgenti idriche messo in campo dalle lobby.

“I cambiamenti climatici e l’inquinamento riducono l’acqua e le Corporation si accaparrano quella disponibile – dice il referente Pugliese della Rete - con l’obiettivo di speculare sulla sete dei cittadini”.

Dal confronto è emersa la centralità del ruolo dell’Acquedotto Pugliese. “Se Emiliano non è in grado di fronteggiare le pressioni del Governo e delle Multinazionali, abbia il coraggio di lasciare e torni a fare il magistrato” affermano gli attivisti della Rete “Chiediamo all’uomo di legge di assumere una posizione chiara di rispetto della Costituzione della Repubblica italiana”.

La Carta di Bari fa propria la Risoluzione 64/2010 delle Nazioni Unite, che proclama il diritto universale all’acqua e chiede al Governo e al Parlamento italiano di nazionalizzare la gestione delle fonti d’acqua, come previsto dall’articolo 42 della Costituzione e alle Regioni di programmare e sostenere le ripubblicizzazioni.

Le lobby premono per privatizzare anche i 2000 Comuni d’Italia, che resistono con le gestioni in economia nel rispetto del referendum del 2011. Puntano ai 60 miliardi per gli investimenti, che l’Autorità li autorizza a prelevare in bolletta.  L’Italia già privatizzata ristruttura le reti con una media di 3,8 km all’anno. Per ripararle tutte ci metteranno 250 anni creando emergenze idriche.

La Cassa del mezzogiorno, gestione pubblica del dopoguerra, ha costruito 23 mila km di reti idriche con fondi pubblici in meno di 30 anni portando l’acqua in tutte le città del centro sud Italia.

SUEZ e VEOLIA (l’una controllata dallo Stato francese, l’altra dalla Cassa Depositi francese) sono state cacciate in oltre 50 gestioni dell’acqua in Francia, compresa Parigi, a causa dei disastri che hanno prodotto. Hanno spostato i loro interessi in Italia dove le multinazionali francesi già controllano l’acqua nel Lazio, l’ACEA e Acqualatina, in Umbria, Umbriacque, in Campania, la Gori, la Gesesa e Acqua Campania, in Calabria influenzano la Sorical e hanno puntato il Molise e la Basilicata. Stanno allungando i loro tentacoli sull’Abruzzo, la Sicilia e altre regioni d’Italia. “Un piano industriale di medio temine – dichiara la referente Campana - che punta ad accorpare in un unico grande soggetto non solo all’acqua, ma anche i rifiuti, i trasporti e l’energia, per acquisire il controllo dei servizi pubblici locali di oltre 15 milioni di abitanti”.

RETE A DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA DEL MEZZOGIORNO D’ITALIA

Per info:
Maurizio 3473543782, Federico 3802370343, Consiglia 3297745761

lunedì 9 ottobre 2017

ACQUA. Loro il Festival dei profitti, Noi la Rete dei diritti



ACQUA
Loro il Festival dei profitti
Noi la Rete dei diritti


I mercanti dell'acqua organizzano a Bari la spartizione dei nostri territori attraverso il disegno di un "Grande Acquedotto del Sud” (privato ovviamente).
La risposta dei movimenti popolari al Festival dell'acqua è la Carta di Bari per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno. La Carta costituirà la piattaforma sulla quale organizzare la mobilitazione interregionale per bloccare questo progetto.
La nostra proposta è la costituzione di enti territoriali di diritto pubblico per la gestione del SII che preveda meccanismi di controllo e di partecipazione in coerenza con la volontà popolare espressa attraverso il referendum del 2011.

Prendiamo atto che la Regione Puglia sceglie come interlocutori le multinazionali invece dei cittadini, spianando la strada alla privatizzazione dell'Acquedotto Pugliese e di tutti gli enti gestori del sud Italia. Una Regione al servizio delle lobbies di Acqua, Energia e Rifiuti con Emiliano, come Vendola in passato, a fare gli onori di casa.

È sconcertante che l'Università, luogo della costruzione del sapere critico si presti a una operazione di propaganda legittimando cosi un sistema che antepone il profitto al diritto umano all’acqua.

Loro il Festival dei profitti, noi la Rete dei diritti.

Rete per la Difesa delle Fondi d'Acqua 
del Mezzogiorno d'Italia

giovedì 14 settembre 2017

ACQUEDOTTO PUGLIESE: Basta silenzi e menzogne! Subito un consiglio regionale monotematico sul futuro di AQP

ACQUEDOTTO PUGLIESE: Basta silenzi e menzogne!
Si convochi un Consiglio Regionale monotematico sul futuro di Aqp.

Circa tre mesi fa si è chiuso il tavolo tecnico paritetico tra Regione Puglia e Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” istituito dalla Regione Puglia per l’individuazione del prossimo modello di governance per Aqp. Il Comitato ha presentato una proposta completa e fattibile (sul piano tecnico e giuridico) messa a punto dal Prof. Alberto Lucarelli (che ha già curato la ripubblicizzazione dell’acquedotto di Napoli) che, se adottata, trasformerebbe Aqp da una società di diritto privato, in un’Azienda speciale di diritto pubblico. In questo modo, l’acqua, bene comune per antonomasia, sarebbe sottratta alle regole di mercato e alle speculazioni finanziarie, garantendo il diritto all’accesso a tutti i Pugliesi, in linea con la volontà popolare emersa chiaramente dal referendum del 2011.

Nella fattispecie, sottolineiamo che il Prof. Alberto Lucarelli - al quale va il ringraziamento nostro e dei cittadini pugliesi – ha argomentato e risposto con meticolosità a tutti i dubbi e le criticità avanzate dall’ufficio legislativo e dai consiglieri regionali presenti al tavolo tecnico.
Insomma, l’ACQUEDOTTO PUGLIESE PUO’ ESSERE RIPUBBLICIZZATO SENZA SE E SENZA MA.

Al riguardo, abbiamo atteso un riscontro da parte del Presidente Emiliano e del governo regionale, almeno per rispetto delle professionalità presenti al tavolo tecnico e del lavoro di quanti, spinti dal senso di giustizia sociale e passione, hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze. E, invece, nulla. Tre mesi di silenzio assoluto intervallati da un cambio nel Consiglio di Amministrazione all’insegna dello “spoil system”.

Solo il 7 settembre, il Presidente Emiliano ha accettato di tornare sull’argomento (solo perché incalzato), alla festa regionale di Sinistra Italiana. Ha ripetuto l’affermazione, priva di alcun fondamento, con cui aveva provato a liquidare le istanze di ripubblicizzazione più di un anno fa: “Aqp non può essere trasformato in azienda speciale perché è una società troppo grossa”. Valutazione che non ha neppur avuto risalto nel confronto del tavolo tecnico paritetico – da lui stesso istituito e cui la giunta stessa ha partecipato. Siamo sbalorditi e indignati di fronte a un atteggiamento che non sappiamo se attribuire a pressapochismo e mancanza di onestà intellettuale.  Se il Presidente Emiliano intende non ripubblicizzare Aqp fa una scelta politica, non tecnica; si assuma quindi la responsabilità politica, senza prendere in giro i cittadini pugliesi.

Dal canto nostro, non abbiamo intenzione di arrenderci e, per questo,
chiediamo:
1)     A tutti i consiglieri regionali di richiedere la convocazione di un consiglio regionale monotematico che faccia definitiva chiarezza sulle intenzioni della Regione riguardo alla futura governance di AQP, e che la scelta venga motivata alla luce degli esiti del tavolo tecnico paritetico e del referendum del 2011; e nel quale sia data lettura delle lettere aperte (pubblicate su testate nazionali) inviate dal Prof. Riccardo Petrella e dal Prof. Alberto Lucarelli al Presidente Emiliano pretendendo la risposta che il Presidente non ha mai dato (neanche per cortesia istituzionale!!!).
2)     Ai sindaci, i quali vivono il disagio di un’azienda fornitrice del servizio idrico che non rispetta il diritto all’acqua, tagliando il servizio anche ai meno abbienti, di attivarsi quanto prima a tutela dei propri cittadini attraverso, ad esempio, l’organizzazione di un coordinamento degli enti locali per l’acqua pubblica (come avvenuto già nel 2008).
3)     Alla Regione Puglia e ad Aqp Spa di rendere finalmente noti i contenuti del Piano strategico commissionato più di un anno fa a “Bain&Company” sul futuro di AQP, come chiesto dai Comitati e da alcuni consiglieri regionali a più riprese, in nome del principio di trasparenza. Secondo fonti giornalistiche, le uniche a darne notizia, addirittura l’oggetto di questo studio riguarderebbe un totale stravolgimento della struttura, della composizione azionaria e delle finalità stesse della società AqP che si trasformerebbe in una “multiservizi” avente, come oggetto sociale, anche la gestione di rifiuti e di energia in un territorio ben più vasto della Puglia, ed espandendosi nel settore dell'enginering anche in campo internazionale. Se questo fosse vero (e non è mai stato smentito) sarebbe osceno che una così profonda e radicale trasformazione si pretenda di realizzarla completamente “a porte chiuse”, escludendo totalmente i cittadini rappresentati sia dai comitati per una corretta e democratica gestione delle risorse idriche, dell’energia e dei materiali da recupero (erroneamente chiamati “rifiuti”), sia dai rappresentanti istituzionali (consiglieri regionali, amministrazioni provinciali e comunali). Rappresenterebbe un atto inedito di inaccettabile involuzione autoritaria.   

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e le associazioni/organizzazioni/comitati aderenti alla campagna “Acqua e democrazia”
Acqua Bene Comune - Beni Comuni - Comitato Alezio (LE)
AIAB, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica
ABAP Puglia (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi)
ARCI PUGLIA
Associazione “Laici comboniani” -  Lecce
Associazione “Sviluppo Sostenibile”
Attivisti a 5 stelle Martina Franca (TA)
Azione Civile -Ingroia
Banca Etica – Gruppo Iniziativa Territoriale (Bari)
Beni Comuni - Lecce
Beni Comuni - Taranto
Cobas - Com. di Base della Scuola Bari
Cobas, Confederazione dei Comitati di base
Collettivo EXIT di Barletta
Collettivo “Terra Rossa” di Lecce
Comitato “Acqua Bene Comune” - Lecce
Comitato Acqua - Palo del Colle (BA)
Comitato Acqua - Bari
Comitato “Beni Comuni” – Putignano (BA)
Comitato di Terra di Bari per il NO alla Riforma Costituzionale
Comitato NO TRIV Terra di Bari
Comitato per il rispetto della Costituzione – Putignano (BA)
Comitato “2sì acqua bene comune” – Terlizzi (BA)
Consulta Ambiente - Santeramo (BA)
ConvochiamociperBari
Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua
Coordinamento No Triv Basilicata
Coordinamento regionale “Acqua Pubblica Basilicata”
EUGEMA Onlus – Giovinazzo (BA)
Forum Ambiente e Salute – Lecce
Gravina 5 Stelle - Gravina in Puglia (BA)
Italia Nostra – sez. Sud Salento
Lecce Bene Comune
LiberiAMO Taranto
Masseria dei Monelli - Conversano (BA)
Missionari Comboniani - Bari
Missionari Comboniani – Lecce
Movimento Beni Comuni – Mesagne (BR)
Movimento “ilGrillaio” – Altamura (BA)
Movimento 5 Stelle Altamura
M5S Puglia
Popoli e Culture -
PRC Bari
PRC Puglia
Rete della Conoscenza
RifiutiZero Bari
Risorgimento socialista
Sinistra Italiana
USB - Bari
Prof. Riccardo Petrella, Presidente Institut Européen de Recherche sur la Politique de l'Eau, IERPE

martedì 20 giugno 2017

FIRMA PETIZIONE per il Governo di Michele Emiliano per SALVARE ACQUEDOTTO PUGLIESE




FIRMA SUBITO E FAI FIRMARE (clicca)


#SalviamoAcquedottoPugliese #Salvalacqua #EmilianoMuoviti
Emiliano come chi lo ha preceduto fa il NoGlobal a parole (va fortissimo!) ma con i fatti va in tutt'altra direzione.
La sua maggioranza esegue semza batter ciglio. Al tavolo tecnico paritetico, il prof. Lucarelli ha dimostrato come sia possibile mettere al sucuro dalle grinfie di multinazionali dell'acqua l'acquedotto più grande d'Europa.
Ma Emiliano, Loizzo e Amati fanno finta di non capire ed affidano ad Enzo Colonna (che un tempo era a fianco dei comitati per il diritto all'acqua!) il compito di fingere una finta resistenza ai diktat della finanza e delle lobbies delle multiutilities.
Non si spiega diversamente quanto sta accadendo...
Emiliano datti una mossa!
Con l'acqua si vincono anche le elezioni, ma poi... CON L'ACQUA NON SI SCHERZA, perchè l'acqua ha memoria!

Lettera dal lago Pertusillo ai pastori della Chiesa di Basilicata e di Puglia (con Alex Zanotelli)

 

Lettera dal lago Pertusillo

ai pastori della Chiesa di Basilicata e di Puglia

Carissimi pastori,
pace e bene nel Cristo Risorto che ci dà la forza di impegnarci perché la vita vinca.
Noi cittadini, associazioni e movimenti provenienti da tutta la Basilicata e dalla Puglia e che ci siamo riuniti oggi a Spinoso sulle rive del lago Pertusillo, vogliamo rivolgervi un accorato appello per salvare l'acqua, l'aria ed il suolo della Basilicata, piccola regione a cui è stato elargito il grande dono di tanta buona acqua.
È in atto una grave aggressione alla nostra amata terra attraverso le trivellazioni petrolifere che hanno già danneggiato il nostro ecosistema con forte pregiudizio per la salute non solo delle genti della Basilicata, ma anche dei circa 5 milioni di persone che, nelle vicine regioni, bevono l'acqua lucana punto questo per noi è inaccettabile. E quanto afferma anche Papa Francesco in Laudato Si':  "Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti specie il carbone ma anche il petrolio deve essere sostituita progressivamente e senza indugio". (Laudato sii, 165).
E il papà, sempre nella Laudato Si', afferma con molta chiarezza che noi dobbiamo prenderci cura della casa comune e che non possiamo continuare sulla strada intrapresa perché ciò porterebbe inevitabilmente alla distruzione della vita sul pianeta.
Durante il nostro incontro è messo con chiarezza il fatto che in Basilicata è in tutto il Sud è in atto un attacco frontale da parte delle multinazionali dell'acqua ad impossessarsi delle nostre fonti idriche e di creare un'unica gestione privata della nostra acqua.
Il primo tassello di questa strategia è la decisione del governatore della Puglia, Emiliano, di creare una multiutility che includa l'Acquedotto Pugliese, a GESESA di Benevento e Alto Calore di Avellino, privatizzando così la nostra acqua.
Papa Francesco e categorico su questo: " L'accesso all'acqua potabile è di buona qualità è un diritto umano, essenziale, fondamentale è universale". ( Laudato Si', 30)
Noi vi chiediamo, quindi di prendere posizione chiara, ferma ed inequivocabile a salvaguardia della vita così minacciata in questo territorio e di accompagnare il movimento popolare che già da tempo è impegnato nella difesa del inviolabile ed universale diritto di disporre di aria, acqua e suolo puliti, da ogni attività incompatibile con tale diritto - qual è l'industria legata all'energia fossile - e nel sostegno alla necessaria e non più rinviabile transizione energetica e lavorativa verso le fonti rinnovabili, da gestire secondo principi democratici, di cui è ricco il nostro Sud!
Padre Alex Zanotelli
Osservatorio popolare della Val d'Agri
Coordinamento regionale acqua pubblica di Basilicata
Rete apulo-lucana Salvalacqua
Spinoso, 21 maggio 2017
RIFERIMENTI:
Camilla Nigro (camilla.nigro@tiscali.it - 334 678 7390)
Lidia Ronzano (lidiaronzano@alice.it - 339 601 2986)
Michele Loporcaro (mic.lop73@gmail.com - 328 9696 766

lettera Zanotelli

lunedì 19 giugno 2017

L’UNICA MESSA IN SICUREZZA UTILE E’ LA CHIUSURA DEL COVA


Comunicato stampa congiunto

LE ASSOCIAZIONI PUGLIESI E LUCANE SI OPPONGONO CON FERMEZZA ALL’IMPIANTO MOBILE DI TRATTAMENTO DEI REFLUI A VIGGIANO.
L’UNICA MESSA IN SICUREZZA UTILE 
E’ LA CHIUSURA DEL COVA
“SI APPLICHI IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE PER TUTELARE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI E LA QUALITÀ DELLE ACQUE DEL PERTUSILLO”

Con istanza del 21 aprile 2017 la società Eni Spa ha presentato alla regione Basilicata, alla Provincia di Potenza e ai comuni di Grumento e di Viggiano (oltre che al Consorzio di Sviluppo Industriale A.S.I.) istanza di autorizzazione temporanea a:
* trattare le acque superificiali mediante impianto mobile;
* allocare tale impianto mobile nel punto di emungimento posto all’uscita del dreno e quindi a monte della S.S. 598;
* inviare suddette acque trattate all’impianto di trattamento di proprietà ASI.
LA SOCIETÀ CHIEDE, PERTANTO, L’EMISSIONE DI ORDINANZA PRESIDENZIALE al fine di procedere con le suddette operazioni.
Nella nota si precisa anche che a seguito dell’azione di messa in sicurezza d’emergenza , nei pressi del COVA vi è la necessità di installare nei pressi della tubazione drenante ubicata a valle della statale 598, un impianto mobile di trattamento acque reflue per abbattere i livelli della contaminazione da Solventi Organici. In questo modo, la società chiede sostanzialmente invio dopo il trattamento, alla tubazione ivi ubicata ed adducente alla linea consortile di proprietà ASI per il successivo invio all’impianto biologico di trattamento e che a tal fine l’Eni ha anticipato anche l’installazione di un sistema di trattamento.
La società precisa anche che con le operazioni di MISE sono state riempite alla data del 21 aprile c.m un numero considerevole di autobotti (indicato in n. 63), per cui in attesa dell’arrivo dei bollettini analitici per la caratterizzazione del rifiuto, sono state presentate diverse richieste di autorizzazione ai comuni di grumento Nova, Viggiano e Montemurro e che a fronte della portata del refluo e del numero considerevole di autobotti ritiene necessario l’installazione e l’esercizio dell’impianto di trattamento e che sia autorizzata con apposita ordinanza il servizio di trattamento delle acque superficiali mediante impianto mobile.
Il sistema di trattamento delle acque, secondo la società, ha una capacità di trattamento adeguate alle esigenze ed è stato installato secondo la configurazione impiantistica rioprtata nel “Layout dell’impianto” allegato dalla società SIMAM Spa.
La società precisa anche che i liquidi trattati in uscita saranno inviati all’impianto consortile ASI di Viggiano.
A tale richiesta si oppongono con fermezza le associazioni ambientaliste di puglia e di Basilicata protagoniste della MARCIA SALVALACQUA lo scorso 27 maggio a Matera. Le stesse hanno hanno inviato a tutte le istituzioni una nota formale ribadendo che il progetto di smaltimento mobile dei reflui e il relativo progetto SIMAM di trattamento mobile acque reflue deve essere soggetto alla VIA-Valutazione di Impatto Ambientale (fonte http://valutazioneambientale.regione.basilicata.it/valutazioneambie/detail.jsp?sec=109287&otype=1011&id=109314) e che al momento non risulta pubblicato sul sito della Regione Basilicata alcun decreto di compatibilità dell’impianto.
Per queste ragioni è stata inviata una formale diffida affinché non sia rilasciata alcuna autorizzazione e per un impianto e un progetto di trattamento mobile dei reflui che si considera potenzialmente impattante per un ambiente già caratterizzato dallo sversamento di petrolio fuorisciuto dal centro Oil di Viggiano.
Avverso il predetto progetto di smaltimento mobile dei reflui le associazioni ambientaliste avevano evidenziano numerose criticità e potenziali impatti ambientali sollecitando la Regione Basilicata a non emettere decreto di compatibilità, richiesta formalizzata anche da Mediterraneo no triv che aveva anche chiesto il coinvolgimento diretto e democratico della popolazione che vive nel territorio ove sarà collocato l’impianto, coinvolgimento con l’inchiesta pubblica finalizzato alla partecipazione e alla trasparenza.
Tuttavia, la Regione Basilicata non si è mai pronunciata in merito alla legittima richiesta di inchiesta pubblica e non risulta neanche pubblicato il decreto di compatibilità ambientale del progetto di smaltimento mobile dei reflui ( fonte http://valutazioneambientale.regione.basilicata.it/valutazioneambie/section.jsp?sec=102925).
“Quei territori, a fronte proprio dello sversamento di idrocarburi dal Centro OLI di Viggiano (configurato per legge come “incidente rilevante” accaduto a “impianto soggetto alla Seveso III” e come tale catalogato tra le industrie “soggetto a rischio di incidente rilevante”) non non possono permettersi un altro impianto industriale potenzialmente impattante per l’ambiente e soprattutto per l’acqua del Pertusillo.
I LIVELLI DI RISCHIO SONO TALI CHE L’UNICA MISE DAVVERO UTILE È QUELLA CHE PREVEDA LA CHIUSURA DEFINITIVA DEL CENTRO OLI. PER QUESTI MOTIVI SI CHIEDE alla Regione Basilicata, ai Comuni di Grumento Nuova, di Viggiano e di Montemurro e al Consorzio ASI oltre che alla provincia di Potenza e a tutti i destinatari della richiesta del 21 aprile 2017 inviata da ENI spa, DI RESPINGERE LA RICHIESTA COSÌ FORMULATA DALLA SOCIETÀ ENI SPA IN QUANTO POTENZIALMENTE IMPATTANTE PER L’AMBIENTE E SI CHIEDE DI APPLICARE IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE AL FINE DI PERSEGUIRE LA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI E IL RISPETTO DELL’INTEGRITÀ DELLE ACQUE DEL PERTUSILLO, si diffidano le massime autorità sanitarie competenti in materia e nelle persone del Sindaco di Grumento Nova, di Viggiano, di Montemurro e del Presidente della Regione Basilicata in carica, affinché esprimano giudizio negativo in merito alla richiesta dell’ENI Spa.

Rete Appulo-Lucana SALVALACQUA
Mediterraneo no scorie (già Mediterraneo no triv)
Cova Contro
Briganti d’Italia
No Scorie trisaia