domenica 20 maggio 2018

STOP TEMPA ROSSA. 20 maggio Corleto Perticara.




 Il sindaco di Napoli, De Magistris, aderisce alla manifestazione STOP TEMPA ROSSA.
GUARDA VIDEO APPELLO




Domani 20 maggio 2018 a Corleto Perticara (PZ) avrà luogo una manifestazione interregionale per denunciare lo scempio del prossimo centro oli di TEMPA ROSSA.

I cugini lucani ci chiedono (e noi del Grillaio lo facciamo con piacere) di sostenere la mobilitazione anche attraverso i soocial condividento il link di Facebook - https://www.facebook.com/events/375770016269172/ - dell'evento.

A Corleto Perticara il 20 Maggio 

contro il progetto Tempa Rossa!
Lo scorso 6 Aprile si sono incontrate a Taranto numerose realtà associative pugliesi e lucane per organizzare una manifestazione interregionale a Corleto Perticara (Pz) domenica 20 Maggio prossimo. E’ proprio nell’alta Valle del Sauro che sta per sprigionare tutta la sua potenza distruttrice il “Progetto Interregionale Tempa Rossa”, secondo giacimento di petrolio e gas più grande in Europa, dopo quello di Viggiano. E’ infatti imminente l’avvio delle prove di estrazione e produzione di 6 pozzi petroliferi già realizzati + altri 2 in attesa di autorizzazione.
Dobbiamo manifestare a ridosso della mostruosa raffineria della Total, appollaiata ad oltre 1.000 metri di altezza, per denunziare seri problemi di inquinamento ambientale e promesse di bonifica mai attuate in siti dove sono stati misurati esagerati sforamenti delle soglie di contaminazione nei suoli circostanti alcuni pozzi petroliferi e all’interno di 7 pozzi acquiferi che servivano altrettante fattorie. Questi ultimi sono stati chiusi per ordinanza del Sindaco.
Il petrolio estratto e trattato nel Centro Oli Tempa Rossa dovrà in seguito essere trasferito alla raffineria Eni di Taranto allacciando le condotte a quelle provenienti dal Cova (Centro Oli) di Viggiano, per essere stoccato e, quindi, da lì venduto all’estero.
Saranno inevitabili ulteriori ricadute ambientali nel territorio tarantino, già fortemente martoriato da megaimpianti come l’Ilva, il cementificio Cementir, le attività del porto commerciale, la raffineria, la costruzione di ulteriori mega cisterne,il prolungamento del nuovo pontile nel Mar Grande, che vedrà un significativo incremento di navi.
Gli insani appetiti di petrolieri e politici arroganti stanno inoltre attentando alle regole democratiche garantiteci dalla Costituzione. In nome del famigerato “emendamento Tempa Rossa” il governo uscente, sostituendosi alla Regione, ha dato il consenso unilaterale per l’adeguamento delle strutture di logistica presso la raffineria di Taranto della società ENI S.p.a, spazzando in un sol colpo l'esito del Referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016, che ha ribadito che lo Stato non può in alcun modo prevaricare le Regioni nelle scelte che concernono l'energia e il governo del territorio.
 

Manifestiamo insieme perchè:
  • 1) E’ necessario, con la solidarietà e con la mobilitazione, mettere in risalto la scelleratezza di un progetto interregionale che cittadini pugliesi e lucani non solo non hanno mai scelto, ma da anni hanno sempre contrastato.
  • 2) Si deve dare priorità assoluta alla salute ed all’ambiente in territori che hanno già pagato e continuano a pagare prezzi altissimi, avviando e/o portando a termine le mancate bonifiche delle aree lucane e pugliesi, esigendo la programmazione e l’attuazione certa della bonifica dei pozzi acquiferi e delle discariche.
  • 3) Chiediamo l’istituzione dell’obbligo sistematico di " sorveglianza sanitaria, alla stregua dei protocolli cui sono sottoposti i lavoratori del settore delle estrazioni di petrolio e gas e dei rifiuti pericolosi, per poter individuare sin da subito eventuali insorgenze tra i cittadini residenti nelle aree ad alto rischio a causa della presenza di impianti di prima raffinazione, pozzi e relative discariche. 
  • 4) Il Governo di nuova formazione, insieme con le Regioni, deve assolutamente porre riparo agli effetti anticostituzionali devastanti, per la democrazia e per i territori di Puglia e Basilicata, del famigerato “emendamento Tempa Rossa”, ponendo la questione in sede di Conferenza Stato-Regioni.
Programma della giornata: 
appuntamento in Piazza Plebiscito a Corleto
Perticara, ore 10.00
- comunicazioni alla cittadinanza e organizzazione della partenza per il Centro Oli (microfono
aperto, volantinaggio)
- percorso via bus e auto sino al Centro Oli
- ritorno in piazza per assemblea pubblica in piazza. Interventi, microfono aperto.
 

Coordinamento No Triv Basilicata, Confederazione COBAS Taranto, ISDE, PeaceLink, Liberiamo la Basilica, Ehpa Basilicata, Taranto Respira, Giustizia per Taranto, Genitori Tarantini, Partecipazione è Cambiamento, Wwf Taranto, demATaranto, Taranto Ricerca Futuro, Hermes AccademyOnlus, Strambopoli presidio Arcigay provincia Taranto, CasArcobaleno, Centro di Ascolto LGBTQ+ Taranto e provincia, Comitato Verità per Taranto, Cobas Scuola Altamura, Comitato Lavoratori e Cittadini Liberi e Pensanti Taranto, Potere al Popolo Taranto, NoScorie International, Ass. Verdi città di Taranto, ScanZiamo le Scorie, Con.Pro.Bio.Lucano, Osservatorio Popolare Val d'Agri, Briganti d’Italia, Forum Democratico Bernalda, Tamburi Combattenti, Tutta mia la città, Fondo Antidiossina
Taranto, Liberiamo Taranto, Diem 25 Taranto, Partecipazione è Cambiamento, Progentes, Taranto Lider
 

Ci informano infine che sono arrivati a 7434 firme... ancora uno sforzo per arrivare alle 10000. Pubblicate sui social questo link https://goo.gl/VsHWuz chiedendo di sostenere la petizione per salvare la nostra Madre Terra, la Basilicata.

mercoledì 16 maggio 2018

ABROGARE IMMEDIATAMENTE IL DECRETO BIOCIDA MARTINA

 

L’associazione CoSATe - Valle d'Itria sta inviando a tutti i parlamentari una richiesta (LEGGI A QUESTO LINLK) di abrogazione del decreto “Martina” che impone una serie di operazioni inutili e dannose, agli agricoltori e a chiunque altro sia possessore di terreni (terreni di qualsiasi tipo, anche giardini, pubblici e privati, spartitraffico, eccetera), fino ad arrivare a 4 trattamenti obbligatori con pesantissimi insetticidi, da Fasano a Leuca e dallo Ionio all’Adriatico. Il tutto “per fermare” l’espansione del batterio xylella ritenuto apriori, senza controprove scientifiche, la causa unica dei disseccamenti degli ulivi. 

UNA SERIE DI MISURE "BIOCIDE".

Da notare che questa strategia di “quarantena” è assolutamente inefficace e di impossibile attuazione (come spiega il dott.Boscia del CNR di Bari in questa intervista, https://www.youtube.com/watch?v=W8A97CY-CI8 dal min.2 in poi).

PER SOTTOSCRIVERE LA RICHIESTA DI ABROGAZIONE DEL DECRETO MARTINA INVIA MAIL entro giovedì 17 maggio al seguente indirizzo: cosatevalleditria@gmail.com

sabato 5 maggio 2018

GLI OLIVI SI POSSONO CURARE: lo dimostrano alcune RICERCHE SCIENTIFICHE finanziate dalla Regione Puglia.



con preghiera di diffusione

Comunicato stampa

GLI OLIVI SI POSSONO CURARE:
lo dimostrano alcune RICERCHE SCIENTIFICHE finanziate dalla Regione Puglia.
Ogni dichiarazione contraria è un falso.

Chiamiamo la Regione Puglia al suo dovere!
Le ultime esternazioni pubbliche dell’assessore Di Gioia, rese il 30 Aprile durante la trasmissione di Radio 1 “La Radio ne parla” in diretta nazionale, dimostrano in modo inequivocabile e preoccupante la grave schizofrenia di cui è affetta la Regione Puglia.
Nel 2016 la Regione decise di finanziarie 27 progetti di ricerca per cercare una cura al disseccamento rapido dell’olivo e la cui attività di ricerca è partita nei primi mesi del 2017.
A marzo del 2018 la Regione Puglia ha chiesto a tutti i responsabili scientifici di presentare i risultati di queste ricerche in forma di Poster Scientifici i cui contenuti saranno divulgati in tarda primavera (la data è ancora sconosciuta) a Lecce, in un convegno monotematico dal tema “Parco della Ricerca e Sperimentazione su Xylella fastidiosa”. Questi Poster Scientifici sono stati consegnati in Regione a fine marzo, con lo scopo, come richiesto dalla Regione, di darne ampia diffusione pubblica.
In vista della imminente visita del Commissario europeo Andriukaitis,

Chiediamo al Presidente Emiliano

- di far luce quanto prima sulle motivazioni che hanno spinto l’assessore Di Gioia - che ha sicuramente avuto la possibilità di visionare i poster scientifici, che dimostrano la possibilità di cura dell’olivo con diversi metodi applicabili in pieno campo, e i cui risultati sono stati validati scientificamente anche da diversi enti di ricerca non pugliesi - a sostenere che tali cure siano “palliative” in contrasto anche con quanto fatto dalla Regione stessa;

- di assicurarsi che i suoi Assessori  non facciano a nome della Regione Puglia dichiarazioni che, per la loro infondatezza, rischiano di essere schizofreniche rispetto all’operato della stessa oltre che false, creando confusione e distorsione della realtà;

- di comunicare a breve la data del Convegno monotematico sul “Parco della Ricerca e Sperimentazione su Xylella fastidiosa” per mostrare a tutti i pugliesi e non, i risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici.

Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio

Per ulteriori informazioni: cosatevalleditria@hotmail.com

venerdì 4 maggio 2018

NON MI PREOCCUPA IL QUIZ INVALSI IN SE'. MI PREOCCUPA IL QUIZ INVALSI IN TE



NON MI PREOCCUPA IL QUIZ INVALSI IN SE'.
MI PREOCCUPA IL QUIZ INVALSI IN TE (e nei bambini).




Il quiz invalsi non è buono o cattive in sé. Il quiz invalsi diventa, però, pericoloso per le menti degli alunni nonchè dannoso per la scuola pubblica quando:
1. LA SCUOLA ED I DOCENTI ACQUISISCONO CREDIBILITÀ IN BASE A QUESTI RISULTATI (e solamente in base a questi) diventando il propulsore di un modello di scuola ULTRA-COMPETITIVO;
quindi
2. I docenti (ma prima ancora i dirigenti) spingono affinchè si dedichi sempre più tempo all'addestramento ai quiz;

quindi
3. Si inizia ad ORIENTARE LA DIDATTICA AI QUIZ (si chiama "teaching to test");
All'inizio si diceva che le prove non potevano essere valutate e l’Invalsi stessa sosteneva la non opportunità di allenarsi ad esse stravolgendo la programmazione scolastica. Queste indicazioni sono progressivamente cadute, sostituite tutt’al più da generici suggerimenti a non eccedere negli allenamenti comunque predisposti anche nei siti istituzionali (!!!)

quindi
3. Gli stessi libri di testo sono pensati per allenare a rispondere ai quiz e scompaiono quasi completamente le domande che prevedono risposte aperte, libere, creative e non ingabbiate.

In questo sitema, quindi,
4. I genitori iscrivono i propri figli nelle scuole con punteggi alti nei quiz; i genitori chiedono, quindi, agli insegnanti ed adi dirigenti di far esercitare i figli nei quiz;

quindi
5. La scuola investe denaro pubblico per attivita extra curriculari (progetti) per fare i quiz e per pubblicizzarne i risultati.

Questo circolo vizioso, iniziato più di 15 anni fa ha già devastato tante menti. Sarebbe ora di smetterla con questo "GRANDE ESPERIMENTO" (vedi Comune-info.net).
Negli USA stanno tornando indietro dopo aver constatato i danni della didattica centrata sui quiz.

Non è pensabile che in base a queste prove, per altro costosissime, e ai loro risultati sia possibile per un docente, per una scuola, per il sistema scolastico generale ottenere indicazioni serie di miglioramento. Come ha detto, brutalmente ma efficacemente, Luciano Canfora: “Per vedere la maturità di una persona è necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio viene esclusa”.

mercoledì 2 maggio 2018

Decreto “Martina”: il Governo obbliga ad avvelenare il nostro territorio. Diciamo NO

 Riceviamo e pubblichiamo (invitandovi a diffonderlo con tutti vs. mezzi) il comunicato che ci arriva dal salento che in questo momento rischia di vedersi versare addosso una quantità mai vista di insetticidi. Con il c.d. decreto del ministro "uscente" Martina (nonchè segretario reggente del PD) si vorrebbe contrastare la Xylella, ma si rischia di fare ancora più danni. La Xylella si può contrastare in altri modi. (vedi post che publicheremo domani)



comunicato stampa

Decreto “Martina”:

il Governo obbliga ad avvelenare il nostro territorio.
Diciamo NO



Le schede tecniche dei fitofarmaci contenenti i principi attivi indicati nel Decreto “Martina” riportano, fra le altre indicazioni, le seguenti:
-          molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata. Del resto, le fasce di rispetto vegetate non trattate al fine di proteggere gli organismi acquatici e gli antropodi previste resterebbero potenzialmente popolate dalla sputacchina;
-          prodotto pericoloso per le api e insetti utili che, pertanto, mette a rischio l’impollinazione e, dunque, la produzione agricola. In molti casi c’è il divieto esplicito di utilizzare il prodotto in presenza di api o comunque durante la fioritura;
-          contiene sostanze che possono bloccare la trasmissione nervosa e, fra le altre cose, causare convulsioni, broncospasmo e dispnea, reazioni allergiche, collasso vascolare periferico, con particolare rischio per pazienti allergici, asmatici e bambini;
-          rifiuti pericolosi da smaltire secondo la normativa vigente.

Fra gli insetticidi indicati nel decreto, vi sono alcuni - gli insetticidi neonicotinoidi - recentemente VIETATI per l’uso in pieno campo dall’UNIONE EUROPEA. Il divieto, in particolare, riguarda tre sostanze attive: il clothianidin, l’imidacloprid, il thiamethoxam.
Usare questi insetticidi – per di più su larga scalacreerebbe gravi danni a biodiversità, produzione alimentare, ambiente e salute. Chi lo permette si rende responsabile di questa sciagura.

INVITIAMO I CITTADINI E LE AMMINISTRAZIONI LOCALI, A LEGGERE LE SCHEDE TECNICHE DEI PRODOTTI per rendersi conto del disastro ecologico, sanitario ed economico cui rischiamo di andare in contro e di:
-          aderire al ricorso a salvaguardia dell’ambiente, della salute e del paesaggio e dei diritti connessi garantiti dalla costituzione (inviando un’email a: cosatevalleditria@hotmail.com );
-          vigilare sul proprio territorio, segnalando alla ASL di competenza ogni utilizzo potenzialmente improprio di fitofarmaci.

INVITIAMO TUTTI GLI AGRICOLTORI, A LEGGERE BENE LE ETICHETTE. Ad esempio, in alcuni casi le indicazioni riportano che il prodotto non possa essere usato più di una volta l’anno mentre, più in generale, non deve essere usato in presenza di vento. Un uso improprio può provocare danni a piante, persone e animali.

E RICORDIAMO CHE chi impiega il prodotto è responsabile degli eventuali danni derivanti da uso improprio del preparato” (come indicato nelle stesse etichette).


Una legge contraria alla legge naturale ed eterna è ingiusta.
E quando la legge è ingiusta, disobbedire è un dovere
(San Tommaso d’Aquino)


Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio

domenica 15 aprile 2018

10 ANNI FA NASCEVA IL BLOG DEL GRILLAIO.

 
 
Esattamente 10 anni fa (il 15 aprile 2008) nasceva il blog del Grillaio. Era il giorno della rinnovata vittoria di Bersulconi alle elezioni del 2008. Michele Loporcaro ne ideava il nome, Giuseppe Lischi "assemblava" un rudimentale blog dal quale per quasi 10 anni un gruppo variegato di cittadini attivi altamurani ha dato un valido contributo alla vita politica di Altamura con qualche capatina anche il Puglia ed anche in Basilicata.

Ecco il primo post del Blog del Grillaio (clicca qui per leggere l'originale)

"LA PRIMAVERA" 
 
Oggi nasce il blog del MeetUp il Grillaio di Altamura.
Ci piace pensare, a questa azione-reazione, come alla prima nostra piccola battaglia dallo "shock" post elettorale.
Ci attendono periodi particolarmente difficili, il berluscabossismo sarà duro da mandare giù.
Ci piace pensare che nonostante tutto, ci sia ancora un margine di pensieri da pensare, parole da dire... azioni da compiere!
"La primavera, intanto, tarda ad arrivare"

A vedere ciò che accade in questi giorni, per certi versi siamo rimasti fermi a 10 anni fa, nonostante tutto.

mercoledì 11 ottobre 2017

La riscossa degli acquaioli del Mezzogiorno


La riscossa degli acquaioli del Mezzogiorno

di Riccardo Petrella


I militanti per l’acqua bene comune e diritto di tutti gli abitanti della Terra – gli “acquaioli» – di tutte le regioni del Mezzogiorno sono sempre di più nella lotta contro la prepotenza antidemocratica e il mercantilismo predatore dei gruppi sociali dominanti.
Dal 2011 in particolare, l’intera classe dirigente politica, economica e tecno-scientifica italiana (salvo rare eccezioni) è in uno stato di potenza illegale. Rifiuto esplicito di rispettare gli esiti referendari sull’acqua bene comune e diritto umano e, addirittura, decisione di continuare a legiferare in materia di acqua contro la volontà espressa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Stato d’illegalità, anche, nei confronti delle direttive UE, tanto che la Commissione europea ha dovuto fare severe sanzioni contro l’Italia per flagrante inadempienza nel campo della salvaguardia e protezione delle risorse idriche, della qualità delle acque potabili e della presentazione/esecuzione  di piani nazionali di gestione dei bacini idrografici. Stato d’illegalità macroscopica, infine, riguardo l’insieme delle azioni di gestione del territorio, dei suoli, dei corpi idrici, illustrato dal fatto che il governo non fa che navigare a vista, nell’urgenza continua, in reazione ai sempre più frequenti e gravi disastri delle inondazioni, delle siccità, delle frane, dei terremoti causati in larga parte dall’incuria, dagli interessi corporativi a corto termine, e  dalla corruzione dei gruppi dominanti al potere.
Nel frattempo il Rapporto 2017 dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile conferma che la scarsità di acqua è una seria minaccia in dieci Regioni, cioè a dire Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Non a caso, quest’estate hanno dichiarato lo stato di calamità. E che fanno i poteri (pubblici e privati) che «governano» l’Italia?
I governi succedutisi in questi ultimi anni, anche a livello regionale e delle collettività locali, sono stati maggiormente preoccupati dal tappare buchi e dal rispondere ai diktat delle oligarchie europee in nome dell’austerità di bilancio nell’affannosa ricerca di aumentare il PIL di qualche decimo di frazione. I bollettini dei dominanti non parlano che di crescita del Pil per poi trafficare i dati sull’occupazione, sulla salute, e dimenticare di parlare dello stato del territorio e della situazione catastrofica nella quale si trovano i beni comuni ed i servizi pubblici del «Bel Paese», a partire dall’acqua.
Così, il progetto iniziale di legge su «Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque»,  presentato nel 2012 (primo firmatario l’On. Federica Draga – M5S) dai deputati M5S e SEL è stato profondamente stravolto dalla Camera nel 2015, tanto che i 92 deputati firmatari hanno tolto la loro firma al testo ancora in esame al Senato, ma nulla di serio è stato fatto dai gestori delle grandi società (SpA) multiutilities quotate in Borsa (HERA, IREN, ACEA, A2a…) che oramai dominano «l’industria idrica» italiana. La media nazionale delle perdite d’acqua delle reti idriche del paese è salita nel 2016 al 38,2 dal 35,6 % del 2012 (dati ISTAT ripresi dal Blue Book di Utitalia 2017).
Per quanto riguarda i poteri privati, essi hanno investito pochissimo nelle reti, malgrado le promesse fatte rispetto alla gestione «pubblica». Se gli investimenti dovessero seguire il ritmo degli ultimi dieci anni ci vorranno più di 200 anni per rinnovare l’intera rete idrica. Eppure i privati hanno sempre una grande voglia di mettere le mani definitivamente sull’intero sistema idrico nazionale. La loro è una visione delle cose ben nota, centrata sulla creazione di quattro/cinque grandi gruppi multiutilities parti integranti dei grandi insiemi finanziari/industriali e commerciali alla SUEZ/ENGIE, alla Vivendi, alla EON.
In questo senso, le regioni del Mezzogiorno restano un obiettivo fondamentale. A condizione però che le autorità pubbliche diano il via libera alla privatizzazione della gestione delle acque. Riprendere in mano il controllo dell’ABC di Napoli, così come dell’acquedotto pugliese AQP, il più grande «simbolo dell’acqua pubblica» in Italia fino agli ultimi anni del secolo scorso, è considerato un obiettivo strategico.
Il silenzio che i poteri pubblici della Puglia mantengono sul futuro dell’AQP la dice molto lunga su ciò che è in gioco.
Oramai sono personalmente convinto che la classe politica ed economica della Puglia sia favorevole alla privatizzazione dell’AQP sotto tutti gli aspetti. Per questo, però, devono essere capaci di «passare il Rubicone», cioè dire apertamente e fare approvare pubblicamente dai pugliesi e dalle altre forze associative italiane l’apertura del capitale dell’AQP ai privati, mediante l’accettazione di un notevole aumento della tariffa dell’acqua per i primi 4-5 anni, tra il 4 ed il 7%, affinché il rendimento del capitale immesso dai privati possa essere rapido e significativo. Quindi, totale adesione alla teoria capitalista mercantile dell’acqua fondata sul principio dogmatico che la tariffa pagata dall’utente per un servizio essenziale ed insostituibile per la vita deve finanziare tutti i costi del servizio ed in particolare la remunerazione del capitale (profitto). Se questa condizione non fosse rispettata, nessun capitale privato sarà disposto ad investire nell’AQP. Non solo, ma le autorità pubbliche dovrebbero accettare di procedere alla trasformazione dell’AQP da impresa di servizio idrico integrato in una SpA multiutilities (per di più quotata in Borsa in pochi anni), attiva in altri settori come quelli dei rifiuti, dell’energia, dell’ambiente. Dovrebbero accettare inoltre che che l’AQP multiutilities sia autorizzata a fare alleanze, fusioni e concentrazioni con altre imprese più piccole del Molise, dell’Abruzzo, della Lucania, della Calabria e, a più lungo termine, con le imprese di Napoli, per dare vita ad una grande SPA multiutilities del Mezzogiorno capace di competere con le altre multiutilities europee, specie sui mercati del Mediterraneo e dell’Africa. Sarebbero così raggiunti dei livelli di «rendimento» (ROI-Return on investment) sufficientemente appetitosi per i capitali privati sui mercati finanziari nazionali e mondiali.
Il silenzio da più di un anno e mezzo da parte del presidente della regione Puglia sul futuro dell’AQP è verosimilmente dovuto al fatto che, forse, non era pronto a fare il salto. Il salto sarebbe notevole perché l’AQP cesserebbe di essere una SpA in house quasi pubblica (cosi definita perché sottomessa al controllo analogo da parte dei poteri pubblici, esclusivamente attiva sul territorio della Puglia e operante unicamente nel settore del servizio idrico integrato). Il nuovo AQP non sarebbe più sottomesso al controllo analogo, diventerebbe una multiutilities e opererebbe in altre regioni.
L’organizzazione del Festival dell’acqua a Bari proprio nel palazzo dell’Acquedotto Pugliese in questi giorni (8-11 ottobre) ad opera di Utilitalia, la federazione italiana delle multiutilisties che vede attivamente coinvolte ACEA, HERA, IREN, A12, Suez, Veolia e tutta la crème del mondo tecno-scientifico italiano al servizio del settore privato, deve essere interpretata come un segno della disponibilità finale delle autorità pugliesi a fare il salto?
Tutto sembra suffragare questa ipotesi. Sarebbe un atto fragoroso dell’abdicazione della classe politica e dirigente pugliese e della sua subordinazione agli interessi privati del capitalismo finanziario europeo ed internazionale. Che vergogna, sarebbe. Occorre aspettare, però, la sua ufficializzazione.
Dunque, considerato il contesto, l’iniziativa degli acquaioli del Mezzogiorno, sulla scia delle attività degli acquaioli napoletani/campani e di quelli di Bari/Puglia è di grande importanza. I cittadini dimostrano di essere in allerta, non vogliono cedere alla rassegnazione ma vogliono agire per contrastare lo stato malsano, inefficiente, antidemocratico e socialmente ingiusto della situazione dell’acqua in Italia ed in particolare nel Mezzogiorno.
La «Carta di Bari», approvata il 7 ottobre dai rappresentati della «Rete a difesa delle sorgenti» riafferma con forza e serietà che i cittadini vogliono essere parte attiva nei processi di decisione del presente e del futuro dell’acqua nelle loro regioni. Riafferma altresì la loro scelta, consacrata dal referendum del 2011, in favore dell’acqua bene comune pubblico e del diritto umano all’acqua per la vita, che non deve essere pagato in veste di consumatori ma finanziato come cittadini, dalla fiscalità e dalla collettività. La «Carta di Bari» propone cinque priorità d’azione e di regolazione pubblica a livello regionale/nazionale e europeo/mondiale e specialmente per una politica dell’acqua del Mezzogiorno: promozione (indispensabilità dell’acqua per la vita), protezione (contro l’accaparramento, i furti, l’inquinamento, il bioterrorismo…), prevenzione (innovazioni per ridurre i prelievi, gli sprechi, garantire la conservazione, migliorare la qualità), partecipazione (anima della democrazia) e prossimità (la cura dell’acqua è propria delle comunità). Un bel lavoro collettivo, serio.
Responsabilità d’iniziativa cittadina che contrasta con l’incuria e la pervicacia illegale dei gruppi tecnocratici pubblici e privati al potere.