martedì 12 maggio 2009

BRINDISI PORTA D'ORIENTE PORTA DI PACE?



Da Repubblica.it: L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) interviene nella questione dei migranti riportati in Libia. Con toni inequivocabili esprime "grave preoccupazione" e chiede alle autorità italiane di "riammettere quelle persone rinviate dall'Italia e identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale".
La politica ora applicata dall'Italia mette in crisi l'accesso all'asilo nell'Unione europea e comporti il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento" (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati.
"L'Unhcr si sta sforzando di fornire assistenza umanitaria e protezione alle persone rinviate in Libia dall'Italia e dai primi colloqui risulta che alcune di loro chiedono protezione internazionale e potrebbero avere diritto a tale protezione. Si tratta ad esempio di persone provenienti dalla Somalia e dall'Eritrea".
Secondo i dati dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati più del 70 % delle circa 31mila domande d'asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.

Le brutte notizie nazionali si aggiungono all'appello lanciato da Medicina Democratica nel marzo scorso.
Il 17 Marzo scorso, infatti, i 194 ospiti del centro di prima accoglienza di Restinco erano stati trasferiti, con modalità a dir poco discutibili, presso il centro per richiedenti asilo “Borgo Mezzanone“di Foggia. Un provvedimento del Ministero dell’Interno ha disposto la trasformazione del centro di accoglienza di Restinco (dove le persone ospitate possono entrare ed uscire liberamente) in un centro di identificazione ed espulsione (CIE), dove gli immigrati vengono trattenuti in regime di reclusione in attesa di essere espulsi dall’Italia, in virtù del loro status di clandestini. In un paese democratico tale procedura dovrebbe essere attuata in modo graduale e soprattutto di comune accordo con le amministrazioni locali data la natura della destinazione d’uso), l’ente gestore e le organizzazioni del terzo settore che seguono queste persone nel loro percorso d’integrazione. Non è andata così, in quanto la mattina dello scorso 17 marzo, un folto gruppo di poliziotti ha fatto salire su quattro pullman i 194 ospiti del centro, quasi tutti di origine nigeriana, nei confronti dei quali era stata avviata la procedura per il riconoscimento dello status di rifugiati richiedenti asilo. Va sottolineato che suddetto status gode di particolari tutele da parte del diritto internazionale. Nessuno era stato informato dell’esecuzione del provvedimento, né gli operatori, né tantomeno gli ospiti, che non hanno potuto scegliere dove proseguire il percorso di integrazione da tempo intrapreso.
Consideriamo questo atteggiamento da parte del governo centrale un’offesa gravissima nei confronti di un territorio e di una comunità, il cui patrimonio valoriale si fonda da sempre sulla cultura dell’accoglienza, della tolleranza e della civile convivenza tra persone di diversa provenienza, etnia e religione. Non a caso, proprio da Brindisi partono le operazioni di “Peace keeping”, volte ad alleviare le sofferenze delle popolazioni del “Sud del mondo“ devastate e martoriate da guerra, fame, mancanza d’acqua e condizioni igienico-sanitarie inesistenti.
La trasformazione in un CIE del centro di accoglienza di Restinco costituisce un passo indietro dopo l'impegno e le battaglie di civiltà condotte per anni da associazioni, movimenti e cittadini. Aderiamo, quindi, all’appello lanciato in questi giorni da organizzazioni laiche e religiose, volto a favorire la creazione di un fronte compatto e consistente, che sia in grado di stimolare le istituzioni ed in particolare i parlamentari locali affinché non venga approvato un provvedimento lesivo dell’alto livello di civiltà della comunità brindisina e, soprattutto, dei diritti umani.

Salute Pubblica ricerca documentazione in – formazione
Stefano Palmisano Medicina Democratica
movimento di lotta per la salute
Gino Stasi

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