venerdì 31 luglio 2009

L'Inchiesta barese arriva ad Altamura



L'inchiesta sulla sanità barese scoppiata su tutti i mass media il mese scorso si allarga a toccare imprenditori, direttori regionali di alcune Asl pugliesi e funzionari regionali.
I carabinieri, su delega del sostituto procuratore della Repubblica Desiree Digeronimo, hanno effettuato perquisizioni a Bari nelle sedi regionali di 5 partiti del centrosinistra (Pd, i Socialisti Autonomisti, partito di cui è leader lo stesso ex ass. alla sanità Tedesco, Rifondazione Comunista, Sinistra e Liberta' e Lista Emiliano), dei quali quattro attualmente presenti con loro gruppi alla Regione Puglia e uno al Comune.

Sono stati acquisiti i documenti relativi ai bilanci dei partiti per fare chiarezza sui finanziamenti delle campagne elettorali degli ultimi anni. L'ipotesi accusatoria è che i partiti del centrosinistra dal 2005 ad oggi abbiano favorito alcuni imprenditori che li avrebbero "ringraziati" con finanziamenti.

L'inchiesta vede indagate una quindicina di persone tra le quali figurano due altamurani: Carlo Dante Columella amministratore della Tradeco che da un ventennio opera nel campo dello smaltimento dei rifiuti (anche sanitari) e Francesco Petronella cognato del primo e consigliere ex Socialista Autonomista, ora quota PD, del nostro comune (fonti: Gazzetta del Mezzogiorno - il Resto).

giovedì 30 luglio 2009

Turisti d'azzardo, uèlcam tu Italy



L'Italia è al primo posto al mondo nella classifica del patrimonio UNESCO, ma è solo quinta in quella delle mete turistiche. Davanti a noi Spagna e Francia oltre a Stati Uniti e Cina. Quest'anno si prevede un calo di fatturato del 15%. Negli ultimi anni la politica dei governi italiani è stata inefficace, quando non ridicola. Ricordate il portale Italia.it con l'esilarante invito di Rutelli? "PLIS VISIT AUAR CANTRI". L'Italia interessa sempre meno. E come potrebbe essere diversamente? L'immagine di un paese inefficiente, caro, poco accogliente, con poca cura del suo patrimonio. Il portale internet di cui sopra (il cui solo logo costò circa 80mila euro viene rispolverato dall'attuale ministro del turismo Brambilla.
Per i nostri politici il patrimonio culturale è visto soltanto nell'ottica mercantile: è un problema solo quando non ci sono più turisti. In pratica, in loro assenza, senza i loro soldi l'homo politicus italicus non è in grado andare oltre l'equazione turista=soldi. Infatti per provare a rilanciare il turismo italiano in caduta libera si vogliono aprire nuovi casinò. In Italia ce ne sono 4 in deroga alle stesse leggi italiane. Ma nel paese dove la legge è diversa per tutti, si è ideato il "Progetto Kursaal": tutto elettronico! Ne apriranno 20 in tutta italia (una anche a Fasano!).(Fonte: Left, 25lug09)

Che bello!Saremo il paese meta dei ricchi malati del gioco d'azzardo e dei poveri di spirito che si apprestano ad accoglierli. Se dovesse funzionare il patrimonio Unesco potrebbe anche andare in rovina. Noi suggeriamo a questi politicanti di fare un bel gratta e vinci con pezzi di colosseo o di Castel del Monte... anche far prostituire mogli e sorelle potrebbe portare soldi.

mercoledì 29 luglio 2009

SCUOLA SOLARE



Quattro scuole altamurane saranno "illuminate" dal sole: l'I.P.S.S.C.T. “N. Lorusso”, l'I.T.C. Genco, l'I.T.G. Nervi e il Polivalente "Genco" sono tra le scuole della provincia di Bari destinatarie dell'istallazione dei pannelli fotovoltaici.
Si tratta di una notizia importante per due ragioni:
1) si promuove l'energia "alternativa" o meglio le uniche fonti energetiche compatibili con l'equilibrio ambientale di cui siamo parte e non padroni;
2) non si occupano terreni per super-mega impianti solari con conseguente soffocamento della terra.
Il posto dei pannelli solari è sui tetti delle abitazioni.
Il futuro (prossimo) dell'energia è l'autoproduzione che porta ad una reale indipendenza delle famiglie dalle difficoltà di arrivare a fine mese sollevandole almeno dalle bollette energetiche.
Ci vuole tanto a capirlo?!?

martedì 28 luglio 2009

AGAIN A GAIN. More gains


A proposito di finanza qualche giorno fa su ildirittodisapere.it si leggeva:

Triplicati per le banche italiane i compensi di intermediazione sulla vendita di armi all’estero. Abbiamo letto in esclusiva la relazione. Ed ecco i dati: Banca nazionale del Lavoro, Intesa-San Paolo e Unicredit: sono le principali banche italiane coinvolte nel commercio di armi. Nulla di illegale - intervengono in operazioni regolarmente autorizzate - ma si tratta evidentemente di attività da non pubblicizzare troppo, tanto che sono stati gli stessi istituti di credito a chiedere al governo di non rendere pubblica la Relazione del ministero dell'Economia e delle Finanze su esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, che invece la Voce ha potuto leggere. E le "banche armate", sulla scia del grande aumento dell'export di armi made in Italy e sfruttando l'onda lunga dell'aumento delle spese militari sostenuto dal governo di centro-sinistra di Prodi (+ 22%, in due anni), hanno fatto grandi affari, triplicando i «compensi di intermediazione» che hanno incassato dai fabbricanti di armi.

Nel corso del 2008, infatti, sono state autorizzate 1.612 «transazioni bancarie» per conto delle aziende armiere, per un valore complessivo di 4.285 milioni di euro (nel 2007 erano state la metà, 882, per 1.329 milioni). A questi vanno poi aggiunti 1.266 milioni per «programmi intergovernativi» di riarmo (cioè i grandi sistemi d'arma costruiti in collaborazione con altri Paesi, come ad esempio il cacciabombardiere Joint Strike Fighter - Jsf - per cui l'Italia spenderà almeno 14 miliardi nei prossimi 15 anni), quasi il doppio del 2007, quando la cifra si era fermata a 738 milioni. Un volume totale di "movimenti" di oltre 5.500 milioni di euro, per i quali le banche hanno ottenuto compensi di intermediazione attorno al 3-5%, in base al valore e al tipo di commessa.

La regina delle "banche armate" è la Banca Nazionale del Lavoro (del gruppo francese Bnp Paribas) con 1.461 milioni di euro. Al secondo posto si piazza Intesa-San Paolo di Corrado Passera, già braccio destro di Carlo De Benedetti ed ex amministratore delegato di Poste Italiane, con 851 milioni (a cui andrebbero aggiunti anche gli 87 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia , parte del gruppo), per lo più relativi a «programmi intergovernativi»: il cacciabombardiere Eurofighter, le navi da guerra Fremm e Orizzonte, gli elicotteri da combattimento Nh90 e diversi sistemi missilistici.
Eppure due anni fa il gruppo aveva dichiarato che, proprio per «dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche», cioè la campagna di pressione alle banche armate, avrebbe sospeso la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma pur consentite dalla legge.
Si tratta di transazioni relative a operazioni sottoscritte e avviate prima dell'entrata in vigore del nostro codice di comportamento e che dureranno ancora a lungo», è la spiegazione che fornisce Valter Serrentino, responsabile dell'Unità Corporate Social Responsibility di Intesa-San Paolo. Anche Unicredit negli anni passati aveva ripetutamente annunciato di voler rinunciare ad appoggiare le industrie armiere, eppure nel 2008 è stata la terza "banca armata" italiana, con 606 milioni di euro. Nessuna dichiarazione di disimpegno invece da parte della Banca Antonveneta, che lo scorso anno ha movimentato 217 milioni. Mentre piuttosto ambigua è la situazione del Banco di Brescia: nel 2008 ha gestito per conto delle industrie armiere 208 milioni di euro benché il gruppo di cui fa parte dal 1 aprile 2007, Ubi (Unione Banche Italiane), nel suo codice di comportamento abbia stabilito che «ogni banca del gruppo dovrà astenersi dall'intrattenere rapporti relativi all'export di armi con soggetti che siano residenti in Paesi non appartenenti all'Unione Europea o alla Nato» e che «siano direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e/o commercializzazione di armi di distruzione di massa e di altri armamenti quali bombe, mine, razzi, missili e siluri».

Luca Kocci – tratto da “La Voce delle Voci”, n.6 giugno 2009 - www.lavocedellevoci.it

«La policy del gruppo non vieta le operazioni di commercio internazionale - spiega Damiano Carrara, responsabile Corporate Social Responsibility di Ubi - ma le disciplina prevedendo che il cliente della banca», cioè l'industria armiera, non si trovi «in Paesi che non appartengano alla Ue o alla Nato, e questo divieto è pienamente rispettato».
Ma i dubbi restano. «Da quando, lo scorso anno, è sparito dalla Relazione il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito - spiega Giorgio Beretta, analista della Rete italiano Dísarmo - è impossibile giudicare l'operato delle singole banche. Senza quell'elenco, infatti, i loro codici di comportamento non sono comprovati dal riscontro ufficiale che solo la del governo può fornire» www.disinformazione.it

lunedì 27 luglio 2009

DIRITTO DI SOGNARE



Chi ha partecipato alla Scuola del Vivere Insieme ha voluto confrontarsi con una nuova narrazione del sistema. Non tutti hanno deciso di condividere il desiderio di "destrutturare" il sistema finanziario attuale per costruirne uno nuovo su diverse basi ma - ne siamo convinti - i semi della conoscenza che sono stati gettati porteranno buoni frutti.
La finanza fa parte del nostro quotidiano: sono i nostri amministratori comunali, l'impresa presso cui lavoriamo o alcuni dei nostri parenti o amici stretti o noi ad aver comprato bond (Argentina, Cirio, Parmalat) derivati & co. ed a perdere gran parte dei loro risparmi.
Siamo noi ad aver accettato la logica dei dominanti per cui il valore coincide con l'aumento della remunerazione del capitale, che tradotto in soldoni vuol dire crescita del valore delle azioni e quindi della ricchezza di pochi a scapito di tutti gli altri.
E' in nome di questa logica che ha senso "de-localizzare" una azienda che da lavoro a centinaia di famiglie per spostare la produzione nei "cosiddetti" paesi in via di sviluppo ed inquinarne il territorio.
E' in nome di questa logica/illogica che si può sacrificare la biodiversità, la preservazione dell'acqua e del suolo per trasformare un campo coltivato con metodi "naturali" in una piantagione intensiva di OGM.
Provate a trovare un solo esempio di qualcosa che abbia valore nel nostro sistema se non produce aumento di valore del capitale.
La nostra sfida è costruire un mondo in cui il valore di riferimento sia il diritto alla vita di tutti gli esseri umani.
E' un utopia (non come luogo che non esiste ma come buon luogo) ma noi abbiamo deciso di riprenderci quantomeno il diritto di sognare.

domenica 26 luglio 2009

Conclusione Scuola Vivere Insieme Altamura

Live Streaming by Ustream.TV

Siamo al termine della Scuola del Vivere Insieme.
Dalle 10,30 circa, Riccardo Petrella tirerà le somme di questo seminario.

canale Ustream.


sabato 25 luglio 2009

Scuola Vivere Insieme giorno 3

La finanziarizzazione dell’ economia ed i costi per i consumatori
Avv. Massimo Melpignano | Associazione Adusbef - Puglia



Attori della Finanza mondiale e processi di privatizzazione dell’acqua
Margherita Ciervo | Forum Pugliese Acqua Bene Comune



I percorsi alternativi a livello di economia e della finanza
Rosario Lembo | Università del Bene Comune