Lo scorso 3
febbraio eravano a Bari all'incontro “Bari Verso Rifiuti Zero”
organizzato da “ConvochiamociPerBari” e “Movimento Legge
Rifiuti Zero”. Oggetto della discussione un possibile modello
virtuoso di gestione dei rifiuti (alla base della legge d’iniziativa
popolare Rifiuti Zero) nella città di Bari.
Vito
Antonacci referente provinciale Legge Rifiuti Zero, ha spegato che il
modello zero rifiuti è implementabile nel comune barese, smentendo
quelle che sono le “solite scuse” delle amministrazioni comunali:
“siamo al sud”, “Bari è un città troppo grande”... Tutto
ciò compiendo quelli che sono i 10 Passi verso Rifiuti Zero. Passi
che trasformerebbero quello che oggi viene percepito come rifiuto in
risorsa. Risorsa economica per il comune e quindi per i cittadini.
Soprattutto perché tramite la tariffazione puntuale, come ci spiega
Vito: il cittadino è incentivato a differenziare i rifiuti dato che
una buona gestione di questi ultimi si tradurrebbe in un
risparmio economico.

Interessante
anche l’intervento di Ignazio Schettini che ha presentato il
progetto di di lombrico-cultura per il compostaggio aerobico
domestico e di come renderebbe il rifiuto organico un ottimo concime
per orti e giardini. Chiude Jonathan Nardella per
Convochiamociperbari con la presentazione di una petizione
contro i CSS (Combustibili solidi secondari). Cioè rifiuto che una
volta classificato viene destinato alla combustione per
incenerimento. Questo metodo ci spiega Jonathan non risolve il
problema dei rifiuti, anzi trasforma parte dei rifiuti combusti in
ceneri pesanti che vengono classificate come rifiuto speciale e parte
invece viene dispersa nell’ambiente tramite fumi. L’obbiettivo di
questa petizione è proprio quello di sensibilizzare la cittadinanza
tutta presentando in merito una denuncia alla comunità europea.
Durante il dibattito, particolarmente interessante l' interventi che sottolineava come a Bari Japigia la scarsa informazione
alla cittadinanza sulla corretta gestione dei rifiuti
avesse
provocato problemi di natura pratica, tali da compromettere la stessa raccolta sperimentale “porta a porta”. Alla
poca
informazione
si aggiungono gli interessi di certi imprenditori e politici che non
hanno interessa a cambiare e riconvertire stabilimenti e impianti e
che contrastano in ogni modo qualsiasi forma di cambiamento.
D’altronde il business di Rifiuti rende moltissimo, forse troppo.
Bisogna, quindi, pensare ad un sistema che renda l’attuale modalità
di gestione obsoleta in modo da accelerare il cambiamento!
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